Rebecca, la prima moglie

1940, Drammatico

Recensione Rebecca, la prima moglie (1940)

Rebecca, primo film americano di Hitchcock, tratto dall'omonimo romanzo di Daphne du Maurier, fu da subito un grande successo di pubblico e di critica.

Barbara Liguori

Un matrimonio indimenticabile

Durante una vacanza a Montecarlo, una giovane dama di compagnia dissuade Lord de Winter, da poco vedovo, dal suicidio. Il nobile, taciturno e misterioso, s'innamora della ragazza e poco dopo i due si sposano. La coppia si stabilisce in Cornovaglia nell'antico castello di Menderley. Qui la nuova signora De Winter non viene accolta con cortesia e calore ma si troverà in un' imbarazzante situazione: tutti vivono nel ricordo di Rebecca, la prima moglie; ogni cosa all'interno della casa parla di lei: i suoi tovaglioli cifrati, la sua carta da lettere, i suoi oggetti sono dappertutto e anche la sua enorme stanza da letto viene conservata così come lei l'ha lasciata. Nulla può essere spostato o tolto dalla circolazione, la servitù bada a controllare i movimenti della giovane moglie e le riserva tanta freddezza e ostilità. Lady de Winter comincia a sentirsi un'intrusa ed è continuamente pervasa da un senso di frustrazione e d'inferiorità nei confronti di Rebecca, un'ingombrante presenza che poco alla volta riesce a spegnere tutto l'entusiasmo che animava la novella sposa al momento delle nozze. A peggiorare le cose interviene un repentino cambio di carattere di Lord Max, che appare totalmente assorto nei suoi pensieri e non fornisce alla moglie quell'affetto di cui lei avrebbe tanto bisogno, non l'aiuta a superare i momenti di difficoltà e la tratta con distacco. La povera protagonista è in trappola, non riesce a capire cosa stia succedendo, non trova il coraggio di lasciare il marito e diviene succube della governante che cercherà di indurla a togliersi la vita.

Rebecca, la prima moglie, primo film americano di Alfred Hitchcock, tratto dall'omonimo romanzo di Daphne du Maurier, fu un grande successo di pubblico e di critica, tanto da ottennere otto nomination e due Oscar come miglior film e migliore fotografia. Ma il regista non si presentò alla premiazione e le statuette vennero ritirate dal produttore Selznick e dal direttore della fotografia George Barnes.
A parer di Hitchcock questo film è completamente britannico per la storia, piuttosto démodé per gli attori e per la regia, ma risente anche di una forte influenza americana per via del produttore e per l'autore teatrale Robert E. Sherwood autore della sceneggiatura, in cui si adotta un punto di vista meno ristretto rispetto a quello proprio degli inglesi. Secondo il regista, che dovette suo malgrado attenersi scrupolosamente al romanzo, una pecca di Rebecca è la mancanza assoluta di umorismo nella storia.

All'inizio il film pare una sfolgorante storia d'amore, ma ben presto la gioia sparisce e prende il suo posto una sorta di solitudine sentimentale spiazzante per il pubblico e per la protagonista, che vivono all'unisono una situazione parossistica, allucinante e al contempo straziante.
L'atmosfera è sempre cupa, angosciante ma anche romantica, per questo la pellicola può essere definita come un intenso thriller d'amore. Per tutto lo svolgersi della storia si è rapiti dalla bellezza delle immagini, dalla splendida colonna sonora di Franz Waxman, uno dei massimi compositori hollywoodiani, e dai tanti sofisticati esercizi di regia che creano suspense ed effetti di terrore per sottolineare i temi portanti della vicenda: il sospetto e la persecuzione di un innocente.

Rebecca è un racconto drammatico, ricco di avvenimenti che potrebbero distrarre troppo lo spettatore, invece grazie ad un ritmo narrativo azzeccatissimo e grazie al bilanciamento delle diverse componenti quali la paura, la suspense e il romanticismo, risulta una storia che cambia spesso registro (da romantica diviene drammatica, passando per il thriller psicologico, fino ad approdare al giallo) senza perdere fluidità, mantenendo il pubblico attento e spesso sorpreso per gli innumerevoli colpi di scena.
La trama del film non altera minimamente quella del romanzo da cui è tratta, ma per non incappare nella banalità da melodramma, Hitchcock cercò di potenziare il senso di isolamento, di mistero e di paura che aleggiano nella casa (enorme dimora, sperduta chissà dove vicino al mare sempre in tempesta) e che piano piano invadono l'animo della protagonista di cui per tutto il film ignoriamo il nome, accorgimento che esalta la presenza/assenza di Rebecca. Joan Fontaine dà vita ad un personaggio a lei congeniale, ha molti aspetti in comune con il ruolo già interpretato in Sospetto, ovvero quello della donna sofisticata, timida, indifesa, ingenua e insicura che si trova a essere dominata da eventi e personaggi a cui non può reagire e quindi la situazione le sfugge di mano e, in balia di mille dubbi, perde ogni certezza ed è ad un passo dall'impazzire.

Lord Max, Laurence Olivier, raffinato, algido e tormentato dai sensi di colpa, non riesce a manifestare le sue paure segrete e perciò appare ambiguo nei confronti della consorte, non la capisce e sembra evitarla. Solo quando riuscirà a spiegare ciò che lo turba si trasformerà in un uomo fragile e indifeso schiacciato anch'egli dalla presenza di Rebecca, e quindi affine per molti versi al personaggio della protagonista.
La terribile governante Denvers è una figura mostruosa, opprimente e folle, che con lucida pazzia, persegue il suo piano criminale e infligge alla vittima una lenta tortura psicologica che sorprende per la sua violenza gratuita. A proposito della tensione che questo personaggio suscita, Hitchcock spiegò che: "La signora Denvers, la governante, quasi non camminava, non la si vedeva mai muoversi da un posto all'altro. Per esempio, se entrava nella camera dove c'era la protagonista, la ragazza sentiva un rumore e la signora Denvers si trovava lì, sempre lì, in piedi, immobile. Era un mezzo per mostrare la situazione dal punto di vista della protagonista: non sapeva mai dov'era la signora Denvers e così era più terrificante; vedere camminare la signora Denvers l'avrebbe umanizzata".
In conclusione il film è bello ed è da vedere e rivedere perché gli attori sono strepitosi, la storia intelligente e ben congegnata e Hitchcock è al suo solito efficace e grandissimo nel firmare un lungometraggio straordinariamente moderno.

Recensione Rebecca, la prima moglie (1940)
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