Tra Wim Wenders e Toy Story: a Bologna si parla di 3D

Il 3D è ancora al centro dell'ultima edizione del Festival, con un interessante focus in materia e con le anteprime di Toy Story 1 e 2 e unapreview sul terzo capitolo.

Non c'è dubbio che quello dei lungometraggi sia l'ambito in cui registi e tecnici possano mettere in campo le più varie possibilità fornite dalla tecnologia stereoscopica. Il 3dDay del Future Film Festival, oltre a portare in Italia per primo le versioni 3d di due grandi classici dell'animazione, Toy Story e Toy Story 2, insieme a una breve preview sull'episodio ancora da venire, ci ha però fornito una panoramica su altri ambiti, forse altrettanto promettenti, in cui la tridimensionalità sta diventando sempre più protagonista.

E' in caso de Il volo di Wim Wenders: nato come un cortometraggio realizzato per la regione Calabria, si è presto trasformato in un progetto di più ampio respiro, da un lato per la volontà del regista di approfondire la sperimentazione sulla stereoscopia, dall'altro per il messaggio politico e sociale forte con cui ha voluto caratterizzare la pellicola. I temi dell'accoglienza e della condizione di esule, del rispetto per la cultura dello straniero, della necessità di integrazione costituiscono il substrato su cui si inserisce una messa in scena che punta moltissimo sul fattore emozionale. Ci hanno parlato dell'apparato tecnico necessario ad ottenere il particolare risultato cercato da Wenders lo stereografo Giampiero Piazza e il produttore Gianfranco Borgatti, che sottolinea come quella del 3d sia ormai una tecnologia non più sperimentale, ma del tutto concreta, e non appannaggio esclusivo degli americani. A differenza di come si procede nei film d'oltreoceano, in Italia non si utilizza il metodo delle ottiche parallele, ma quello delle ottiche inclinate. Piazza spiega infatti come, durante le fasi di regia, le telecamere fossero disposte perpendicolarmente tra loro, per creare poi in postproduzione l'effetto di tridimensionalità dell'immagine. "L'elemento da tenere costantemente in considerazione è la necessità di evitare qualunque disagio per lo spettatore, e di assicurare la facilità di messa a fuoco tanto di oggetti vicini tanto di quelli lontani", dichiara ancora Piazza. "Il sistema si basa interamente sulla teoria della percezione visiva, non intervengono software o sistemi di puntamento rapido. Questi ultimi, sebbene utilissimi ad esempio nella regia di eventi sportivi, non si adattano ovviamente alle richieste della cinematografia: al regista deve sempre essere lasciata la totale libertà espressiva, la possibilità di giocare con le inquadrature e la profondità di campo". Borgatti definisce la stereoscopia un "moltiplicatore di emozioni": nella vita reale ci muoviamo infatti in un mondo a tre dimensioni, in cui gli oggetti vengono percepiti a diverse distanze, e l'implementare questo concetto all'esperienza cinematografica non fa che avvicinarla alla realtà. Quella del 3d, secondo Borgatti, è una rivoluzione paragonabile a quella dell'introduzione del colore: un passaggio inizialmente non apprezzato da tutti, ma che segna un cambiamento destinato a fare epoca, senza nulla togliere alle forme espressive più tradizionali, ancora in grado di creare opere di grandissimo spessore, come dimostra il pluripremiato Il nastro bianco di Haneke. L'utilizzo del 3d però rappresenta una sfida in più, non a caso nell'ambiente cinematografico si scherza dicendo che 3d non stia per "tre dimensioni", ma per il francese "très difficile", o ancora per "three directors", intendendo così ribadire l'importanza non solo delle due figure tradizionalmente centrali nella realizzazione di un film, regista e direttore della fotografia, ma anche del direttore della stereoscopia.

Wim Wenders sul set de Il Volo
Nel girare un film in 3d bisogna tenere conto che i tempi di produzione sono destinati ad allungarsi del 10-15%, e ovviamente raddoppia il tempo di gestione della postproduzione, avendo per ogni inquadratura due frame contemporanei da gestire. A fronte di queste problematiche, però, la redditività di una pellicola stereoscopica è dalle dieci alle trenta volte superiore a quella di una normale pellicola 2d. Anche per questo, il settore della pubblicità 3d è più che promettente, e tra gli addetti si spera che possa compensare le perdite dovute alla contrazione del mercato pubblicitario degli ultimi anni. Pietro Carlomagno, stereografo indipendente premiato per la realizzazione dello spot stereoscopico delle Gocciole Pavesi, ci ha illustrato le problematiche tecniche sottese alla nuova tecnologia, la cui conoscenza è indispensabile per ottenere risultati appaganti. Aldilà della regola per cui gli oggetti che "escono" dallo schermo possono essere posti a una distanza pari al 50% di quella schermo-spettatore, e quelli che "entrano" possono arrivare a una profondità doppia, sono molte altre le specifiche di cui tenere conto. E' sempre vero, infatti, che la posizione privilegiata per la visione al cinema è quella a metà sala, e che tutti i restanti punti di vista dovranno rassegnarsi a un compromesso: a un osservatore attento, non sarà sfuggito che un oggetto stereoscopico sferico, se osservato da vicino, tenderà infatti ad appiattirsi, e se guardato dal fondo della sala andrà incontro a un ovalizzazione. Analoga problematica si deve affrontare nel ridimensionamento dell'area di proiezione: se lo schermo è infatti più piccolo della dimensione del file sorgente, anche l'effetto di tridimensionalità risulterà meno accentuato che nelle intenzioni.

Tutti queste considerazioni danno la misura della conoscenza tecnica e dell'esperienza necessarie a dar vita ad un'esperienza realmente appagante per lo spettatore. Con Avatar abbiamo già avuto un primo, generoso assaggio della potenza espressiva della stereoscopia, ma molte aspettative sono rivolte anche al terzo capitolo delle avventure di Buzz e Woody: Toy Story 3. Andy, ormai arrivato il momento di partire per il college, deciderà di riporre in soffitta tutti i propri giocattoli. Finiti nella spazzatura per errore, verranno salvati in extremis per andare in contro ad un destino forse ancora peggiore della rottamazione: essere donati ad un asilo. Non è difficile immaginare lo sconcerto del dinosauro Rex o le difficoltà di Mr. Potato a rimettere insieme i propri pezzi, e i pochi minuti che ci sono stati mostrati in anteprima ci hanno confermato che anche questo terzo capitolo ha tutte le carte in regola per ripetere il successo dei precedenti, offrendo al pubblico una storia epica e divertente insieme, in cui amicizia, solidarietà e avventura faranno ancora da padrone.

Tra Wim Wenders e Toy Story: a Bologna si parla...
Privacy Policy