Star Trek La Nemesi

2002, Fantascienza

Recensione Star Trek La Nemesi (2002)

Delude non poco l'ultimo capitolo delle avventure di Picard e soci, mortificato da una sceneggiatura deludente e da una formula stanca arrivata ormai al capolinea.

Calogero Messina

Spazio, ultima missione. Forse.

Una delusione su tutti i fronti, Star Trek La nemesi è tristemente destinato a non accontentare nessuno. Non certo i fan di Star Trek, è ovvio, visto che le banalità di sceneggiatura si sprecano, i personaggi risultano a dir poco stereotipati (spesso "decorativi") e gli spunti interessanti (tutti orbitanti attorno all'affascinante figura del villain, il clone Shinzon) risultano annacquati in una sceneggiatura debole e incredibilmente priva di pathos (nonostante il potenziale), una sceneggiatura che non riesce a gestire l'elevato numero di personaggi, né i loro rapporti reciproci, e che pesca a piene mani dai film precedenti, copiando spudoratamente situazioni già viste e consegnate alla storia e alla memoria degli appassionati. Cita massicciamente, La nemesi. Cita Star Trek e anche il cinema in generale (soprattutto il filone horror dedicato ai vampiri, sul cui apparato iconografico è costruita la società aliena dei remani nonché il rapporto "sanguigno" fra Shinzon e Picard). Ora, il gusto per le citazioni non è un male a prescindere. Ma lo diventa in quanto unico motivo d'interesse di una sceneggiatura di per sé debole e lacunosa. Insomma, piuttosto che citare a profusione, gli autori avrebbero potuto impiegare maggiori risorse nella definizione della trama e dei personaggi.

Ma anche trascurando le possibili reazioni di un fandom vastissimo ed esigente, La nemesi non riuscirebbe ad accontentare neanche un semplice appassionato di fantascienza (per non parlare dei cinefili in genere), visto che nel film la fantascienza è sorprendentemente assente. Fantascienza, infatti, non vuol dire effetti speciali, sebbene sia tristemente necessario prendere atto di questa abusata equazione, del grosso fraintendimento che affligge il cinema americano spettacolare degli ultimi tempi. Il dilagare degli effetti speciali in qualsiasi tipo di film ha portato alla "fantascientizzazione" (passatemela!) di tutto il cinema attuale, "digitalizzato" e reso virtuale anche se spesso con la fantascienza non ha nulla a che fare (vedi ad esempio Il gladiatore o, in misura minore, Titanic, con le loro scenografie e i loro set digitali). E' un discorso molto complesso che meriterebbe di essere approfondito e che, a mio parere, spiega in gran parte il progressivo declino del cinema americano d'intrattenimento. Sta di fatto che a rimetterci maggiormente è di certo il cinema di fantascienza vero e proprio. Non c'è nemmeno un'idea fantascientifica, in La nemesi. La fantascienza di La nemesi, ahimè, è solo il suo apparato scenografico (peraltro molto curato e costoso). Gli effetti speciali abbondano, certo, ma non la creatività visiva e concettuale al cui servizio l'effettistica dovrebbe sempre essere messa. Inoltre, i dialoghi pieni di fantasiosi termini fantascientifici (il cosiddetto "tecno-bla bla", come lo chiamano i fan) non aiutano di certo. Non è con questo linguaggio, né con i gadget ingenui e coloratissimi cui Star Trek ci ha abituati, che si può rendere fantascientifico qualcosa che sostanzialmente, in questo caso, con la fantascienza non ha nulla a che fare. Insomma, un grosso equivoco.

Il problema fondamentale di La nemesi, comunque, è la sua scarsa consapevolezza come ultimo episodio. Questo congedo, insomma, non è stato voluto, non è stato programmato (sia sufficiente confrontare questo film con il bellissimo Star Trek VI - Rotta verso l'ignoto, il film che, con piena coscienza e volontà, chiude le avventure del capitano Kirk e del suo equipaggio). Questo congedo, piuttosto, è scaturito solo dalla modestia artistica e dall'insuccesso commerciale del film, ecco perché delude oltremodo. Se fosse stato programmato, i rari (ma non del tutto assenti) motivi d'interesse della pellicola sarebbero stati gestiti meglio. Il tono crepuscolare sarebbe stato enfatizzato, i chili di troppo e i doppi menti che affliggono tutti i personaggi, androidi compresi (!), avrebbero assunto una forza emotiva e una nobiltà che qui, fra un tentativo maldestro e l'altro di occultarli col make-up, non hanno. La nemesi, allora, avrebbe parlato di un capitano che alla fine della fiera resta solo, con l'equipaggio che si scioglie, l'amico androide che si sacrifica e una nave semidistrutta. Un capitano che prende parte ad un matrimonio altrui, schiacciato dal peso del comando e arrivato sì al termine di una carriera gloriosa come poche, ma tragicamente solo. E non ci saranno altri Picard, perché lui non li ha generati, perché ha sacrificato la sua vita alla carriera, all'esplorazione, alla diplomazia, scegliendo e patendo una condizione d'inestricabile solitudine. E quello che poteva essere quasi un figlio per vie traverse (il clone Shinzon, appunto) non esiste più. Poteva parlare di tutte queste cose, La nemesi. Oh certo, vediamo comunque tutto questo, in La nemesi, lo ricaviamo perché conosciamo i personaggi e li seguiamo da anni. Ma non è di questo che parla La nemesi, non parla di nulla, La nemesi. Ecco, il film fallisce proprio in quanto, al di là della pochezza dello script, cerca miseramente di nascondere la vecchiaia dei personaggi invece di coglierla per la ricchezza che essa implica.

O, se non altro, di questa vecchiaia e del suo valore La nemesi non è minimamente consapevole, non ingannino i discorsi sulla crescita e sul migliorare sé stessi.
Peccato.

Recensione Star Trek La Nemesi (2002)
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