Smetto quando voglio - Masterclass

2016, Commedia

Smetto quando voglio 2, parlano Leo, Fresi e Bonini: "Non siamo la Suicide Squad!"

Edoardo Leo, Stefano Fresi e Marco Bonini sono tre componenti della banda di superlaureati romani protagonista della trilogia di Smetto quando voglio, ideata e diretta da Sydney Sibilia. Da giovedì in sala con Smetto quando voglio - Masterclass, secondo capitolo della saga, tra scene d'azione e sequenze animate gli attori sul set si sono sentiti come i divi di Hollywood.

Smetto quando voglio - Reloaded: Stefano Fresi ed Edoardo Leo in una scena del film

Dopo due anni e mezzo di attesa, la banda di supercervelloni romani è tornata: il neurobiologo Pietro Zinni (Edoardo Leo) e il chimico Alberto Petrelli (Stefano Fresi) sono di nuovo i capi di una squadra di laureati eccellenti lasciati ai margini della società nonostante le loro menti brillanti. Nel primo capitolo Smetto quando voglio, film d'esordio di Sydney Sibilia, Zinni e i suoi, invece di scappare all'estero nutrendo la folta schiera di cervelli in fuga, avevano deciso di votarsi al crimine, entrando nel commercio clandestino delle smart drugs (droghe non ancora registrate nell'elenco delle sostanze stupefacenti illegali).

Nel frattempo il film è diventato una trilogia e in Smetto quando voglio - Masterclass ritroviamo Pietro in galera, costretto a riorganizzare la banda per poter vedere suo figlio crescere: a offrirgli un patto è la poliziotta Paola Coletti (Greta Scarano), che gli promette una riduzione della pena in cambio di 30 nuove smart drugs, che la banda deve scovare e analizzare. Per riuscire nell'impresa la squadra di laureati ha bisogno di nuovi elementi, tra cui l'anatomista Giulio Bolle (Marco Bonini) e l'ingegnere Lucio Napoli (Giampaolo Morelli), senza sapere che la loro missione li porterà inevitabilmente a scontrarsi con un'altra mente geniale convertitasi al crimine, Walter Mercurio, un Luigi Lo Cascio mai così spietato. Tra citazioni, sequenze animate e sfide fisiche che sembravano insormontabili, i protagonisti del film Edoardo Leo, Stefano Fresi e Marco Bonini ci hanno raccontato com'è far parte di questo franchise che ha saputo fondere alla perfezione la commedia all'italiana a suggestioni proprie del cinema d'azione americano. L'avventura continuerà poi con il terzo e ultimo episodio, Smetto quando voglio - Ad honorem, la cui data di uscita non è stata ancora rivelata.

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Tra Indiana Jones e Chi ha incastrato Roger Rabbit

Smetto quando voglio - Masterclass: Edoardo Leo e Paolo Calabresi in un momento del film

Una cosa che colpisce subito della saga di Smetto quando voglio sono i continui omaggi alla filmografia americana anni '80 e '90, che rappresentano il bagaglio culturale di Sydney Sibilia, classe 1981, regista "inutilmente giovane" secondo Fresi, ma non quello dei suoi attori, che si sono ritrovati catapultati in un immaginario sconosciuto: "Sydney cita in continuazione film degli anni '80 e '90 perché fanno parte del suo bagaglio culturale, che è diverso dal mio" ci ha detto Leo, proseguendo: "Lui è ossessionato da Terminator 2 - il giorno del giudizio, che io non ho visto. Quel giorno guardavo Morte di un matematico napoletano. Abbiamo culture di riferimento diverse. Ma questo è interessante: ci siamo buttati in un'avventura quasi bendati, grazie a un regista e sceneggiatore che ti porta dentro a un immaginario filmico completamente diverso. È stato interessante fare questo viaggio senza riferimenti".

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Alcuni riferimenti però hanno entusiasmato anche Leo, come la scena del treno in corsa: "Quando ho letto la sceneggiatura ho pensato che avrei potuto fare qualche scena alla Indiana Jones: guidare un sidecar nazista, fare a cazzotti sul tetto di un treno in corsa... cose che normalmente non si trovano nei copioni italiani. Mi sono sentito come quegli attori americani che si parlano tra loro dicendo 'ah sì, sono sul set su un'astronave, ho una scena in cui volo con un mantello, domani salvo la Terra'. Quando poi ho saputo che avrei dovuto fare a cazzotti con Luigi Lo Cascio ho detto subito: 'lo faccio'!". Fresi invece è stato trasformato in un cartone animato, diventando protagonista di una sequenza animata che fa pensare subito a quella di Kill Bill: Volume 1 di Quentin Tarantino: "Vedersi trasformato in un cartone è stata una figata pazzesca: è divertentissimo" ci ha detto, spiegando meglio: "Ho sempre sognato che succedesse, da quando ho visto Chi ha incastrato Roger Rabbit?. Mi piacerebbe poter vedere dei cartoni animati tangibili nella vita reale. Essere trasformato in un cartone è stato bello, certo potrei interpretare la cosa in un modo diverso, magari quella scena l'ho fatta talmente male che hanno dovuto disegnarla. Ma questa è un'altra interpretazione, che non è necessariamente vera, anche se è possibile". Sintetico ma esaustivo Bonini: "Che sia la citazione di un altro film o no, comunque è stato una figata farlo". Sulla sua trasformazione fisica nel super definito anatomista Bolle invece ci ha confessato: "Riuscire ad assumere una forma fisica, che non credo di aver avuto nemmeno a venti anni, è stata una sfida: molto faticosa, però bella. Così come la sensazione di perderla poco dopo. Per quanto riguarda le scene in cui scavalco i cancelli invece mi sono sentito un po' come Nino Castelnuovo negli spot dell'Olio Cuore".

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Riscrivere la figura dello sfigato al cinema

Smetto quando voglio - Masterclass: Edoardo Leo, Stefano Fresi, Pietro Sermonti, Libero De Rienzo, Valerio Aprea, Paolo Calabresi e Lorenzo Lavia in un'immagine promozionale del film

In Smetto quando voglio i protagonisti sono dei nerd, figura che negli ultimi dieci anni è stata riabilitata socialmente da cinema e televisione, diventando anzi il target di riferimento principale. Per Leo la trilogia di Sibilia fa però un passo in avanti: "Normalmente nella commedia italiana la figura archetipica dello sfigato è un ignorante o un cialtrone, come in I soliti ignoti: fa ridere il fatto che non si sappia comportare in certi contesti. Questi personaggi invece hanno studiato, sono laureati, sono intelligenti: c'è stato uno scatto da questo punto di vista". Non li convince quindi il paragone con Suicide Squad, di cui Pietro e soci potrebbero rappresentare la risposta all'italiana: "Preferisco il Suicide Squid, il calamaro che si suicida" ci ha risposto scherzando Fresi, mentre Leo ha detto: "Non c'è bisogno di fare sempre riferimenti ai film americani: anche i protagonisti di Suicide Squad alla domanda vi sentite la banda di Smetto quando voglio americana avranno risposto no. Quindi anche noi diciamo no".

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Se nella vita reale potessero diventare dei luminari in una materia, che campo d'interese sceglierebbero Leo, Fresi e Bonini? "L'unico campo veramente fantascientifico che esista: le donne" ha risposto convinto Fresi, mentre Leo ha rivelato una natura da Pico De Paperis: "Sono un onnivoro: vorrei sapere tutto. Mi interesso di molte cose diverse, a volte sto tutta la notte sveglio a guardare dei programmi in cui si parla di matematica e geometria, cose di cui non so niente ma che vorrei capire di più. Essere completamente all'oscuro di un argomento mi dà fastidio". Per Bonini invece: "La bellezza di fare l'attore è proprio questa: poter essere un po' esperti di tutto, poter provare, anche se per breve tempo, la sensazione di essere molte cose diverse, come un anatomista, un chimico, un biologo, un cavaliere o un eroe".

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