Recensione Un fantastico via vai (2013)

Meno funambolico e ridanciano che nelle precedenti pellicole, Pieraccioni ha smorzato i toni, lasciando tutti i siparietti comici a due comprimari di razza come Maurizio Battista e Marco Marzocca.

Recensione Un fantastico via vai (2013)

Arnaldo vive in maniera apparentemente soddisfacente; ha una bella moglie, Anita, e due gemelle sveglie e simpatiche. Lavora in banca e rispetto a Giovannelli, il collega 'farfallone', non cerca tristi scappatelle con donne molto più giovani. Tutto è perfetto, o quasi, perché nei suoi occhi la scintilla di un tempo si è ormai quasi spenta e se ne accorge quando, cacciato da casa per un fraintendimento, si ritrova da solo in mezzo a una strada. La soluzione è a portata di mano ed è scritta su un bigliettino incollato su una porta.

Arnaldo strappa il numero di telefono e si lancia nella seconda grande avventura della sua vita (la prima è stata il trafugamento, a scopo di risarcimento, di una caravella usata in una fiction su Cristoforo Colombo): vivere in un appartamento con quattro universitari, Camilla, studentessa di veterinaria, fuggita da Catania in dolce attesa, Anna, una bionda che si innamora senza mezze misure di ragazzi molto giovani o signori attempati, Marco, aspirante chirurgo con la fobia del sangue ed Edoardo, mulatto di Perugia, fidanzato con Clelia, figlia di un noto imprenditore razzista. Dopo l'iniziale spaesamento, Arnaldo comincia a sentirsi bene in quella nuova compagnia e con la sua esperienza, esattamente come quando ripara i suoi adorati giocattoli, riesce ad aggiustare le difficili situazioni di ognuno di loro.

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Il laureato

Un fantastico via vai: Leonardo Pieraccioni in una scena del film con Giuseppe Maggio e Marianna Di Martino

Non può non esserci lieto fine per un film intessuto di buoni sentimenti come l'ultimo lavoro di Leonardo Pieraccioni, Un fantastico via vai, una commedia leggera leggera, che segna comunque un piccolo, ma significativo punto di svolta della carriera dell'autore toscano. E' evidentemente in corso una sorta di mutamento (maturità?) che sta portando gli altri rappresentanti della sua generazione (si veda anche L'ultima ruota del carro di Giovanni Veronesi, storico collaboratore di Pieraccioni) verso una produzione diversa, sempre focalizzata su temi semplici, ma non banali, affrontati però in chiave meno ridanciana.

(Im)Maturi

Rischio, chissà quanto calcolato, che Pieraccioni si prende tutto, senza paura di spiazzare un pubblico abituato ad un certo tipo prodotto e con la certezza di avere al suo fianco un partner artistico d'eccezione come Paolo Genovese, che ha messo a disposizione dell'omologo fiorentino l'indiscutibile talento drammaturgico. Per ammissione dello stesso Pieraccioni, si è corso meno dietro alle manie dei personaggi, alle loro improvvise accelerazioni e si è dato più risalto alla storia in sé. Il risultato è positivo, ma non incisivo. Imbrigliato il debordante Massimo Ceccherini in un ruolo piccolo e 'sobrio' (è il padre di Anna, un investigatore privato che si mimetizza nei cespugli), con un Giorgio Panariello alle prese con una maschera sgradevole dell'imprenditore xenofobo, nella nuova struttura architettata da Pieraccioni e soci ad esaltarsi è la romanità di Maurizio Battista e Marco Marzocca, depositari di quei (pochi) momenti di comicità più riconoscibile.

Conclusioni

Un fantastico via vai: Leonardo Pieraccioni in una scena del film insieme a Serena Autieri

E' un film a tratti malinconico, che possiede una dolcezza di fondo, ben incarnata dal protagonista, fratello maggiore o babbo giovane, che dir si voglia. Piace il modo molto sfumato che Pieraccioni utilizza per prendersela con chi crede di avere ancora 20 anni, pur avendone 70, piace l'invito a lanciarsi e a osare che Arnaldo fa ai nuovi compagni, piace il suo vero interessamento alla loro vita, senza cercare di ringiovanire a tutti i costi, piace moltissimo il fatto che in quel microcosmo nuovo non si siano riprodotte le dinamiche familiari, ma che si sia posto l'accento sulle novità di quella società a responsabilità illimitata (niente a che vedere con gli Universitari - Molto più che amici di Federico Moccia, insomma); tuttavia è un'opera forse troppo innocua e 'inerte' per rappresentare un cambio di marcia definitivo della poetica pieraccioniana. Non sarebbero guastati un pizzico di brio in più e qualche sermone in meno (la sequenza 'educativa' con Pieraccioni fiero oppositore del Panariello razzista). Nel complesso, però, Un fantastico via vai si salva per la grande tenerezza nell'affrontare argomenti come la paura del futuro o il timore, che qui non diventa mai angoscia, di aver sbagliato la vita.

Francesca Fiorentino
Redattore
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