Recensione Thermae Romae II (2014)

Il secondo capitolo del regista giapponese Hideki Takeuchi dedicato all'architetto Lucius, che viaggia tra l'antica Roma e l'odierno Sol Levante, è stato presentato a Udine al Far East. Intatta la comicità demenziale del primo film.

Recensione Thermae Romae II (2014)

Veni, vidi, vici

Quando nell'edizione 2012 del Far East Film arrivò Thermae Romae, ne nacque un piccolo caso, anche mediatico. Lo spunto del regista giapponese Hideki Takeuchi, che si ispirava all'omonimo manga, nel mettere in contatto due culture lontanissime nello spazio-tempo come l'antica Roma e l'odierno Giappone - mostrato non nella sua realtà urbana, quanto in quella, più tradizionale, di campagna - coglieva nel segno, riuscendo a far incontrare per via della commedia demenziale due civiltà lontanissime eppure in qualche modo comunicanti. Così - anche in considerazione del fatto che il film è diventato il secondo maggior incasso del 2012 in terra nipponica - era inevitabile attendersi un seguito, che arriva - puntuale - sempre al Far East. E v'è da dire che, di fronte al pericolo - apparentemente inevitabile - dello stanco ripetersi di quello spunto, Thermae Romae II riesce a mantenere i pregi del precedente capitolo e soprattutto conferma una invidiabile vivacità di toni e situazioni.

Dal primo al secondo capitolo
L'architetto Lucius - interpretato magnificamente da Hiroshi Abe, sorta di Cary Grant orientale - si ritrova come nel primo film a dover inventare sempre nuove soluzioni idrauliche per rendere confortevole la vita dei romani. E, anzi, rispetto a Thermae Romae, in Thermae Romae II le commissioni che arrivano al protagonista sono innumerevoli e sempre più complicate: delle terme per dare sollievo ai muscoli dei gladiatori, un parco acquatico per divertire i bambini romani, un gigantesco bagno pubblico in cui intrattenere il suo popolo per tenerlo lontano dalla guerra. Ogni volta, per il tramite dell'acqua che lo trasporta nel Sol Levante, Lucius riesce a trovare la soluzione prendendo a modello degli esempi simili che trova nel Giappone contemporaneo, a partire dal modo in cui si ritemprano i lottatori di sumo dopo i loro incontri. Come nel precedente capitolo, a fare da cicerone a Lucius nel paese degli uomini dalla "faccia piatta" (è questa la definizione che lui dà dei giapponesi), c'è il personaggio della giovane Mami, neanche troppo segretamente innamorata di lui, che gli illustra i mille giochi d'acqua da cui poter prendere ispirazione. E, come in Thermae Romae, anche qui si rischia di perdere il ritmo inserendo delle sottotrame relative ai vari giochi di potere che si svolgono nella città eterna tra senatori, imperatori ed eredi al trono sciupafemmine. Ma va detto che Takeuchi è riuscito nel miracolo di rielaborare il tema acquatico senza ripetersi in modo pedissequo, grazie a continue trovate e situazioni sempre più paradossali (probabilmente la sequenza più spassosa in tal senso vede Lucius scoprire le meraviglie degli scivoli acquatici).

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Thermae Romae II
L'incontro tra culture
Basato sullo spunto paradossale dell'incontro-scontro tra culture così distanti, Thermae Romae II riesce ad essere convincente proprio perché decide di portare fino in fondo il suo gioco laddove, costruito un corto-circuito spazio-temporale, le conseguenze sono sempre innumerevoli. Più che nel passato capitolo, allora in questa sua nuova sfida Takeuchi punta anche sulla cucina e su una serie di scoperte culinarie che il nostro architetto si trova a fare in terra nipponica. Ma, al di là delle lungaggini dedicate agli scontri intestini tra senatori, la vera scoperta di Thermae Romae II è l'insegnamento di come l'acqua possa sconfiggere la guerra. Nelle terme "definitive" in cui Lucius troverà una serie di soluzioni per intrattenere i suoi concittadini - tra cui l'idea di far convivere uomini e donne senza per forza finire a fare delle orge - arriverà la scoperta della convivenza pacifica tra popoli e di come i giochi d'acqua possano servire a divertirsi senza necessariamente darsi alla violenza. In tal senso, Lucius troverà anche il modo di rendere meno sanguinari gli incontri tra i gladiatori osservando il modo in cui si affrontano i lottatori di sumo.

La demenzialità al potere
Il cavallo di Troia con cui Takeuchi riesce a portare avanti il suo discorso è quello della commedia demenziale, di una comicità che non ha paura di giocare con la scatologia e che trova libero sfogo negli eccessi delle varie trovate: ad esempio Lucius scopre ad un certo punto come far arieggiare i bagni dalle flatulenze e immagina di sfruttare in tal senso una serie di schiavi. Il codice del demenziale - sempre meno praticato dalle nostre parti - si dimostra ancora una volta come l'unico strumento capace di mettere in ridicolo anche le situazioni più seriose e come l'unica leva in grado di scardinare le regole usurate della scrittura cinematografica. Thermae Romae II in tal senso si dimostra come un ottimo esempio di libera fantasia cinematografica in cui anche le situazioni più assurde possono trovare la loro realizzazione e dove lo spettatore può assecondare il desiderio di ritrovarsi a gioire e ridere seguendo le sue inclinazioni più infantili. Le terme come luogo dell'infanzia e della spensieratezza: è forse questo il piacevole segreto di Thermae Romae II.

Alessandro Aniballi
Redattore
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