Recensione Nymphomaniac - Volume 1 (2013)

The Nymphomaniac non è un film su sesso, ma sull'amore. Anche, e soprattutto, in assenza d'amore.

Recensione Nymphomaniac - Volume 1 (2013)

L'enciclopedia dell'amore

Il nome di Lars von Trier è ormai sinomimo di scandalo. L'incontrollabile regista danese prima rilascia dichiarazioni più che politically incorrect sul nazismo direttamente dalla conferenza stampa di Cannes, poi dichiara di voler fare un film porno. Film che viene realizzato e distribuito, superando lo scoglio della lunga durata, con il supporto di un marketing decisamente osè. Dopo la visione della versione uncut di The Nymphomaniac - Part 1 possiamo finalmente fare chiarezza. Il film non è affatto un porno, ma un lungo e complesso romanzo di formazione al femminile. Cinema d'autore allo stato puro molto parlato e ricco di inserti e digressioni. Le scene di sesso non mancano. Nella versione uncut sono molte e più che esplicite. Gli organi genitali, i liquidi corporei e le penetrazioni in bella mostra non sono, però, sufficienti a far gridare allo scandalo visto che nell'economia collettiva della pellicola sono funzionali, anzi, necessari, alla comprensione del personaggio di Joe. La donna (Charlotte Gainsbourg) viene soccorsa da Seligman (Stellan Skarsgard) mentre giace ferita in un vicolo sotto la pioggia battente. Dopo essersi rifocillata, su richiesta di Seligman, Joe spiega la ragione del pestaggio di cui è stata vittima cominciando a narrare la propria esistenza ed esordisce confessando di essere una ninfomane dall'età di due anni.

Video-recensione Nymphomaniac - Volume 1

Perversioni e scatole cinesi

The Nymphomaniac - Part 1: Charlotte Gainsbourg in una scena del film con Stellan Skarsgård
Teorie psicanalitiche e tecniche narrative si fondo in una pellicola dalla struttura complessa e sovrabbondante. Siamo ben lontani dai tempi del Dogma. The Nymphomaniac è un lavoro costruito a tavolino con un notevole sforzo di scrittura. Dopo il poetico e intimista Melancholia, von Trier mette nero su bianco tutto ciò che gli passa per la testa componendo dialoghi fiume magnificamente recitati da Charlotte Gainsbourg e Stellan Skarsgard. Dopo Le onde del destino, che ha lanciato la sua carriera internazionale, Lars regala all'attore svedese suo alter ego un altro ruolo di culto affidandogli il compito di fungere da ponte tra passato e presente, tra realtà e fantasia nel racconto di Joe. Il 'salvatore' Seligman commenta con saggezza e ironia il mea culpa della sua ospite, la spinge a riflettere sulle sue azioni e a minimizzare i peccati di cui lei si autoaccusa. A intervallare le brillanti battute, in un incredibile lavoro di montaggio, compaiono inserti estradiegetici che rimandano alla pesca con la mosca, alla musica, alla letteratura. Ardite e raffinate metafore sessuali che descrivono l'attività della predatrice Joe e del suo disperato bisogno di sesso. Il quarto capitolo, intitolato Delirium e girato in bianco e nero (dopo la visione capiremo il perché), si apre con una suggestiva citazione de La caduta della casa degli Usher di Edgar Allan Poe). L'accostamento delle musiche - poche, ma scelte con accuratezza - all'immagine conferma, come se ce ne fosse bisogno, l'estro geniale di Lars von Trier nel creare contrasti ad hoc. Si pensi alla forza dirompente della splendida sequenza d'apertura nel vicolo, ricostruito in studio e vistosamente artificioso, accompagnata da un potente brano heavy metal dei Rammstein.

Love is something that you didn't ask for

The Nymphomaniac: Uma Thurman urla in una scena del film
The Nymphomaniac non è un film su sesso, ma sull'amore. Anche e soprattutto in absentia di quest'ultimo. Il complesso rapporto con i genitori - il legame viscerale col padre (un ottimo Christian Slater) e l'avversione per la madre, definita 'una fredda sgualdrina' - sono alla base dei comportamenti di Joe. Da bambina, Joe sviluppa precocemente una forma di dipendenza dal piacere sessuale che, una volta adulta e sessualmente attiva, la porterà a diventare una sacerdotessa dell'organo maschile. Lo humor corrosivo di Lars si scatena in alcuni gustosi momenti mostrando Joe e le amiche recitare un blasfemo 'Mea Maxima Vulva' in una sorta di rito iniziatico. Dietro l'apparente ribellione alla schiavitù dell'amore, il sesso, per Joe, diviene esercizio di potere nei confronti degli uomini, di controllo di sé, di comunicazione con il mondo. Una valvola di sfogo che cela l'anoressia sentimentale da cui la giovane è afflitta. Nonostante l'amica disinibita le riveli che 'l'ingrediente segreto del sesso è l'amore', Joe vaga da un amante all'altro consumando amplessi con l'unico scopo di trovare se stessa. Il viaggio alla scoperta della vita sessuale di questa donna, a uno sguardo superficiale, potrebbe confermare le accuse di misoginia spesso rivolte a Lars von Trier, ma in realtà nasconde una complessità assai maggiore. Il regista non sembra aver superato le idiosincrasie che lo affliggono, ma si conferma ancora una volta un talento nel saper scegliere e dirigere gli interpreti. Suo è il merito della scoperta della rivelazione Stacy Martin, a cui viene affidato il ruolo più scomodo del film, quello della giovane Joe, sua è la volontà di affidare al redivivo Christian Slater il delicato ruolo del padre della donna. Von Trier riesce a domare il cavallo imbizzarrito Shia LaBeouf cucendogli addosso un personaggio sgradevole ed egoista e regala a Uma Thurman una delle scene più drammatiche e divertenti al tempo stesso. Il tempo vola, così dopo due ore e mezzo la prima parte di The Nymphomaniac si interrompe sul più bello lasciandoci un sospeso. Se vogliamo trovare un difetto al film è questo 'effetto coitus interruptus'. Prima di poter riprendere il piacere della visione dovremo attendere un bel po'.

Valentina D'Amico
Redattore
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