Line of Credit

2014, Drammatico

Recensione Line of credit (2014)

Presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 71ª Mostra del Cinema di Venezia, il lungometraggio d'esordio della regista Salomé Alexi, incentrato sulla crisi economica che ha investito la Georgia e tutti i paesi post-sovietici, è un'opera asettica la cui staticità narrativa si frappone in maniera invasiva tra la protagonista, la sua vicenda personale e lo spettatore.

Line of Credit

2014 – Drammatico
2.0 2.0

Nino è una donna di quarant'anni che non ha ancora pienamente elaborato il crollo dell'Unione Sovietica e la dichiarazione d'indipendenza del 1991 ma soprattutto non ha ancora assimilato ed accettato i cambiamenti economici e sociali che questi eventi hanno comportato.

Mentre un tempo la sua famiglia poteva considerarsi benestante ora la situazione è davvero complicata e per pagare le bollette, organizzare feste e restituire con interessi altissimi i prestiti che le sono stati concessi per avviare il bar, Nino continua ad impegnarsi di tutto: gioielli di famiglia, servizi da the, quadri. Inghiottita da un circolo vizioso tra strozzini, istituti di credito e banchi di pegno, Nino tenterà di tenere nascosta il più possibile la situazione a sua madre e agli altri membri della famiglia, ma alla fine tutto verrà a galla e la situazione si farà irreparabile.

Georgia on my mind

Line of Credit: Nino Kasradze in una scena del film

La storia della protagonista di questo dramma familiare è quella di oltre 170 mila famiglie georgiane che tra il 2009 e il 2013 hanno perso la loro abitazione precedentemente gravata da ipoteca. Una storia di cui la regista esordiente Salome Alexi ha voluto parlare in questo Line of Credit per portare a conoscenza di tutti la difficile situazione economica che grava sul suo Paese e la conseguente inquietudine civile che ne deriva. Ambientato interamente a Tbilisi, città di nascita della cineasta, il film mostra come la città dell'ex Unione Sovietica sia ormai sotto lo scacco di persone abiette e senza scrupoli che speculano sulle famiglie in difficoltà e disseminata di piccoli uffici di cambio e di negozietti di pegno in cui è possibile impegnare oggetti di qualunque tipo. Questo perché il popolo georgiano ha mantenuto un rapporto poco pragrmatico nei confronti del denaro ed è rimasto aggrappato ad un passato ormai troppo lontano.

Donne al bivio

Line of Credit: una scena del film

La Alexi mette in scena un altro personaggio femminile saldamente aggrappato al suo paese d'origine. Come la protagonista del corto con cui nel 2009 ottenne a Venezia la Menzione Speciale dalla giuria di Corto Cortissimo alla Mostra del Cinema di Venezia (presieduta da Stuart Gordon), una madre georgiana emigrata in Italia per garantire un futuro ai propri bambini, Nino si ritrova ad affrontare come può una crisi economica che, soprattutto nei paesi dell'ex URSS, è dapprima una crisi culturale ed esistenziale che colpisce le donne e cambia irrimediabilmente il loro concetto di benessere. Non un dramma psicologico questo Line of Credit, quanto più un dramma familiare che descrive meccanicamente la condizione di Nino, completamente inghiottita in una spirale di follia da cui non riesce più a tirarsi fuori. Sono i suoi movimenti, il suo passare da un tavolo all'altro e da un negozio all'altro per vendere e comprare a delineare il personaggio di Nino e la sua incapacità di valutare con chiarezza ed obiettività la sua condizione, mentre a colpire lo spettatore è sicuramente l'eccessiva staticità della macchina da presa e l'essenzialità dei dialoghi che non lasciano permeare in maniera chiara le dinamiche familiari creando involontariamente una distanza incolmabile.

Conclusione

Si muove molto poco e solo in orizzontale la macchina da presa di Salome Alexi che insegue la protagonista in questo suo viaggio inconsapevolmente autodistruttivo confezionando un esordio indubbiamente interessante per il tema affrontato ma poco efficace in termini cinematografici.

Recensione Line of credit (2014)
Luciana Morelli
Redattore
2.5 2.5
Venezia 2014
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