Recensione L'incredibile storia di Winter il delfino 2 (2014)

Sequel del fortunato film del 2012 ispirato alla storia vera del delfino Winter e della sua riabilitazione presso il Clearwater Marine Hospital in Florida, dove è diventato un'attrazione e un simbolo per tutta la comunità . E a fargli compagnia adesso è arrivata la piccola Hope.

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L'incredibile storia di Winter il delfino 2

2014 – Ragazzi
3.0 3.0

Uscito soltanto due anni fa,L'incredibile storia di Winter il delfino rappresenta forse il migliore, nonché oramai raro, prodotto per famiglie vecchio stile uscito in sala negli ultimi tempi. Quelli live action con attori (e in questo caso animali) in carne ed ossa che dagli anni '80 e '90, da Un ghepardo per amico a Zanna bianca un piccolo grande lupo, praticamente non si fanno più, visto che il family target è oramai completamente appannaggio dei film d'animazione; questi ultimi hanno raggiunto in alcuni casi un livello di accuratezza tale per cui i personaggi digitali risultano spesso più veri ed empatici di qualsiasi protagonista reale.

Il merito di Dolphin Tale (questo il titolo originale) sta intanto nell'aver restituito al pubblico dei più piccoli una star vera in carne, ossa... e pinne, capace di creare emozioni autentiche che nessuno personaggio digitale può riprodurre; e poi di aver raccontato una storia toccante ed educativa combinando abilmente gli elementi reali con la finzione, riuscendo a descrivere la poesia dell'incontro tra la bellezza della natura e l'innocenza e i turbamenti dell'infanzia.

Intorno alla commovente storia vera del delfino Winter, del suo salvataggio e della sua miracolosa riabilitazione tramite l'applicazione dei una protesi al posto della coda amputata, viene costruita una struttura narrativa fatta di elementi adatti ai più giovani, con protagonisti due adolescenti, Sawyer (Nathan Gamble) e Hazel (Cozi Zuehlsdorff), e le loro pene esistenziali dovute alla mancanza dei genitori, nella più classica storia di ritorno alla vita dopo il superamento di un handicap, sia fisico che morale, in un gioco di specchi tra il bambino e l'animale che traggono forza reciproca l'uno dall'altro.

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Una nuova speranza

L'incredibile storia di Winter il delfino 2: Cozi Zuehlsdorff con Nathan Gamble con l'amico delfino in una scena del film

Anche questo sequel L'incredibile storia di Winter il delfino 2 è ispirato a eventi reali e continua a raccontare la vita del Clearwater Marine Hospital (CMA) in Florida, dove Winter è diventata una vera è propria star, nonché un simbolo per tutta la comunità e l'intero paese, soprattutto per i diversamente abili che hanno subito amputazioni, in particolare i bambini ma anche i tanti reduci di guerra. L'ospedale è diventato una sorta di Acquario no profit sostenuto dalla gente e dai volontari che accorrono per vedere il celebre animale, ma al CMA sotto la guida del Dott. Clay Haskett (Harry Connick Jr.) si continua col lavoro di tutti i giorni, e con la missione di Salvare, Riabilitare e, quando possibile, Restituire alla natura gli animali feriti.

Purtroppo però la battaglia di Winter non è ancora finita: la morte dell'anziana delfina Panama che gli ha fatto da madre adottiva lo lascia solo e sconsolato, gettando nello sconforto lui e tutto il personale dell'ospedale, soprattutto il suo amico Sawyer con cui non riesce più a comunicare come prima. Oltretutto, le leggi sulle regolamentazioni dei diritti animali negli Stati Uniti, prevedono che i delfini non possano vivere da soli in quanto animali sociali, per cui Winter rischia di dover essere trasferito in un acquario in Texas. Finché un giorno viene salvato dalla spiaggia e portato nell'ospedale un piccolo delfino femmina, che forse rappresenta una speranza per Winter e per l'intera comunità... e infatti viene battezzata Hope.

Didattica ambientale, etica e intrattenimento

L'incredibile storia di Winter il delfino 2: Cozi Zuehlsdorff con Nathan Gamble e Juliana Harkavy in una scena

L'incredibile storia di Winter il delfino 2 prosegue sulla scia del primo film, cercando di coniugare didattica ambientale e intrattenimento. Complessivamente più debole e un po' più forzato, semplicemente perché, rispetto agli eventi reali raccontati nel primo episodio, viene un po' meno la componente drammatica naturale della storia: le parti prese in prestito dalle cronache quotidiane delle attività del Clearwater Marine potrebbero esaurirsi efficacemente in un lavoro altrettanto efficace di natura documentaristica, a cui rimandano le immagini sui titoli di coda, per cui nel passaggio al grande schermo troviamo necessariamente più enfasi e pathos del necessario, per lo meno più di quanto ne possa comportare il salvataggio di una tartaruga. Anche la fiction nella drammaturgia di contorno appare più fragile e meno sviluppata e i numerosi personaggi fanno fatica a trovare un loro spazio che ne giustifichi la presenza (vedi Morgan Freeman e Kris Kristofferson). Nonostante questo, il valore pedagogico dell'operazione rimane assolutamente intatto, grazie soprattutto a qualche spunto di riflessione importante, come l'etica dell'atto di restituire la libertà al delfino Mandy nonostante questo vada contro gli interessi del CMA, di tutta la comunità e soprattutto inizialmente anche dei sentimenti dei ragazzi. Il messaggio di fiducia e speranza del film all'insegna dei buoni sentimenti è quantomai integro, e amplificato dai riferimenti alla realtà che spesso è più incredibile della fantasia (i titoli di coda ci ricordano che "Winter e Hope vi aspettano al Clearwater Marine"); e sicuramente un film con le sue dolcezze e un pizzico di inevitabile retorica, può colpire al cuore molto più di un semplice documentario didattico. Se questo serve a raggiungere e a insegnare qualcosa al pubblico più giovane, in mezzo a tanto intrattenimento rivolto ai bambini molto più becero e di bassa lega, è sicuramente il benvenuto.

L'incredibile storia di Winter il delfino 2: Cozi Zuehlsdorff con un pellicano in una scena

Conclusione

Sempre all'insegna della didattica ambientale e dei buoni sentimenti, un sequel appena un po' più forzato del precedente, la cui storia aveva una componente drammatica naturale già insita in se, ma che mantiene intatto il suo valore pedagogico e rimane un ottimo intrattenimento per famiglie.

Alessandro Antinori
Redattore
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