Là-bas

2011, Drammatico

Recensione Là-bas (2011)

Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati.

Gomorra nera

Siamo a Castel Volturno, in provincia di Napoli, nel 2008. Yssouf è appena approdato nel piccolo centro campano, su invito dello zio che gli ha promesso un futuro da artigiano e condizioni di vita decenti. La comunità in cui il giovane africano viene accolto è piccola, spartana ma accogliente: un pezzetto di Africa nel cuore della provincia campana, dove si cerca di tirare avanti senza rinunciare alla speranza di un futuro migliore, e ci si sforza di evitare di cadere nell'abbraccio mortale della criminalità organizzata. Quando Yssouf va a incontrare suo zio Moses, che vive poco distante, si accorge tuttavia che il futuro che questi gli ha riservato è ben diverso: l'uomo è uno spacciatore che opera nella zona in combutta con la criminalità locale, e che, per usare le sue stesse parole, non si sente un immigrato ma "un avventuriero". Moses riesce presto a far entrare Yssuf nel suo clan: i guadagni sono alti, ma i problemi morali per il giovane non mancano, mentre i membri onesti della comunità iniziano a guardarlo con sospetto, e i rischi diventano ogni giorno più alti.

Video-recensione Là-bas


Una sequenza del drammatico Là-bas (2011)
La-Bas (in francese "laggiù") esordio nel lungometraggio del regista napoletano Guido Lombardi, è un film che va visto innanzitutto per il suo valore di testimonianza. Lombardi si ispira a un tragico fatto di cronaca accaduto nel 2008, il massacro di sei ragazzi africani, tutti incensurati e mai coinvolti in episodi di criminalità, all'interno di una sartoria. Una ritorsione della camorra contro i clan africani che disturbavano i suoi affari, rivolta però contro degli innocenti; un segnale lanciato all'intera comunità africana, senza curarsi delle distinzioni. Un ragionamento gretto e tragicamente simile a quello di tanti esponenti politici nostrani, a tutti i livelli e di ogni parte politica, che considerano l'immigrato parte di un corpo unico, da trattare come tale e senza distinzioni. Distinzioni che invece vengono messe in evidenza, e sottolineate, nel film, che ritrae una terra ferita e tragicamente priva di opportunità, tanto per i residenti quanto per gli immigrati: sono in tanti, in entrambi i gruppi, a cadere nella trappola del crimine organizzato, e anche tra coloro che resistono la tentazione dell'illegalità è forte. Tuttavia, nonostante il sole di Castel Volturno non sembri mai scaldare davvero, e la speranza di una vita onesta e dignitosa appaia una chimera, il film sembra urlare disperatamente che una scelta diversa è possibile e necessaria. La drammatica realtà della violenza, vista e toccata con mano, farà scattare qualcosa nella mente del protagonista; proprio nel momento in cui questi aveva deciso di cedere, irrimediabilmente, a quella stessa logica.

Una sequenza del film Là-bas, incentrato sulla 'Strage di San Gennaro' del 2008
Realizzato con il contributo della Regione Campania, e interpretato in larga parte da attori non professionisti (con l'eccezione di Esther Elisha, vista in Les gardiens de l'ordre e in varie produzioni televisive) La-Bas non dice molto di nuovo sul piano strettamente cinematografico: il taglio della regia è semidocumentaristico, lo stile è piano, senza impennate o particolari accorgimenti rivolti al pubblico. Lombardi si concentra sulla storia da narrare, e lo fa bene: è da lì che nascono le emozioni, dalla ferocia mostrata senza mediazioni sullo schermo, e da quella disperata voglia di riscatto, trattenuta ma più che mai da tener viva, che accomuna bianchi e neri, residenti e immigrati. C'è forse, in Campania, la possibilità di una pace diversa da quella che nasce dalla spartizione dei proventi delle attività illecite, tra criminalità locale e immigrata: pace da pensare e da costruire, attraverso la politica ma soprattutto la cultura, intesa nel senso più ampio del termine. Opere come questa possono dare, nel loro piccolo e pur nella visibilità inevitabilmente limitata che acquisiscono, il loro prezioso contributo.

Recensione Là-bas (2011)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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