The Wedding Party

2012, Commedia

Recensione The Wedding Party (2012)

Perché solo agli uomini è lecito dare il peggio di sé producendosi in avventurosi addii al celibato on the road, mentre le fanciulle devono accontentarsi di sfiorare appena i muscoli del primo Magic Mike che suona alla porta travestito da poliziotto?

Addii al nubilato e pregiudizi

Dopo anni di languido romanticismo, Le amiche della sposa ha sdoganato la follia, l'erotismo e anche la volgarità al femminile nella wedding comedy. Perché solo agli uomini è lecito dare il peggio di sé producendosi in avventurosi addii al celibato on the road ad alto tasso etilico (e magari fosse solo quello), mentre le fanciulle devono accontentarsi di sfiorare appena i muscoli del primo Magic Mike che suona alla porta travestito da poliziotto? Il girl power hollywoodiano è diventato l'ultima fonte di lucro dei tycoon della Mecca del Cinema che, forti dell'irresistibile successo di Una notte da leoni prima e della commedia di Paul Feig poi, hanno cercano di riprodurre quell'alchimia perfetta che ha convinto il pubblico ad accorrere in massa al cinema. Il film di Feig era diretto da un uomo, ma poteva contare sulla deflagrante scrittura della protagonista Kristen Wiig e di Annie Mumolo. Stavolta è una regista di formazione teatrale al suo esordio, l'esuberante Leslye Headland, l'autrice su cui Harvey Weinstein ha deciso di scommettere.

Video-recensione The Wedding Party


The Wedding Party: Rebel Wilson nei panni di Becky balla senza freni durante la festa del suo matrimonio
La Headland ha interrotto la stesura e messa in scena di una serie di pièce sui vizi capitali per adattare proprio una di queste commedie, Bachelorette, dedicata alla gola, realizzando The Wedding Party. Durante la visione il tema di fondo - la golosità, appunto - tende però a sfuggire perché la sposa al centro del plot, la corpulenta Rebel Wilson, ha fatto di vizio virtù convivendo pacificamente con i propri chili di troppo e conquistando un bel principe azzurro che la sta per condurre all'altare. Quanto alle tre ex compagne di scuola che dovrebbero aiutarla nella preparazione del matrimonio (Kirsten Dunst, Lizzy Caplan e Isla Fisher), sono magre, belle e inevitabilmente single. Più che consumare cibo, fanno abbondante uso di alcool e droghe senza fare mistero delle loro cattive abitudini. Bad girls? Non proprio. In The Wedding Party manca quella cattiveria di fondo che spinge un personaggio a perseguire il male. In un altro contesto il peccato da imputare alle amiche sole e infelici potrebbe essere l'invidia, ma dopo lo sconcerto iniziale dovuto alla notizia del matrimonio di Becky, la perfetta Regan (Kirsten Dunst) non sembra nutrire particolare rancore nei confronti dell'amica quasi accasata nonostante l'aspetto non proprio da modella (il soprannome Pigface affibbiatole ai tempi della scuola è piuttosto eloquente) e il danno da lei provocato - lo strappo nell'abito da sposa - che innesca la catena di incidenti che si verificheranno nel corso di un'interminabile nottata è causato dalla stupidità più che dalla malignità.

Bachelorette: le tre damigelle d'onore Kirsten Dunst e Lizzy Caplan a confronto
Meno surreale e fantasioso di Una notte da leoni, meno profondo di Le amiche della sposa, The Wedding Party cerca una propria identità barcamenandosi tra commedia e spaccato sociologico. Kirsten Dunst è impeccabile nel ruolo della ex reginetta del liceo bionda e perfezionista che si assume il compito di organizzare la festa di addio al nubilato, ma il suo personaggio è privo di sorprese così come quello di una svampitissima pot-addicted Isla Fisher che qualche risata, in realtà, la strappa. A rubar loro la scena ci pensa, però, la magnetica Lizzy Caplan che in confronto alle amiche risulta l'unico personaggio realmente tridimensionale. La sua sboccatissima Gena nasconde dietro sniffate di cocaina un animo romantico, lacerato da una delusione sentimentale giovanile che l'ha resa diffidente e disincantata. Il cast di livello riesce solo a tratti a colmare i vuoti dello script, che preme sul pedale della volgarità riuscendo, però, a far ridere solo a tratti. La scelta di affibbiare alla vulcanica Rebel Wilson un ruolo 'normale' ingabbiando il suo istrionismo e facendo sparire il suo personaggio per tutta la parte centrale del film è incomprensibile nell'economia generale del racconto che si snoda senza particolari sussulti. Venuta meno quella forza emotiva che fa leva sul background personale e l'affiatamento delle protagoniste, ciò che resta di The Wedding Party è una corsa contro il tempo in un Fuori orario annacquato per le strade di New York. Un intrattenimento piacevole per una serata tra amici, ma niente di più.

Recensione The Wedding Party (2012)
Valentina D'Amico
Redattore
3.0 3.0
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