Olivier Assayas a Roma con il fantasma di Carlos

Il regista francese si concede volentieri alla stampa per parlare del suo Carlos 'discolpando' il Festival di Roma nonostante il disguido occorsogli prima della proiezione ufficiale.

Nonostante il grave inconveniente tecnico che ha fatto saltare la proiezione di Carlos e l'incontro col pubblico previsti come evento speciale del Festival Internazionale del Film di Roma, Olivier Assayas non ha perso la sua proverbiale gentilezza. Di fronte alla richiesta di spiegazioni dei giornalisti sente, anzi, la necessità di difendere l'organizzazione romana spiegando che "non è assolutamente colpa del festival di Roma se la proiezione è saltata. Il festival aveva avvertito con largo anticipo il problema, ma credo che la colpa sia di Studio Canal, il distributore. Il film è stampato in 35 mm, ma Studio Canal ha deciso di mandare una copia digitale che io non avevo visionato. Ho scoperto scolo una volta giunto a Roma che non avevano mandato la copia giusta, ma non solo. Quella inviata era corrotta. Io non avevo saputo niente anche perché non ero in Francia. Però è veramente una cosa terribile. Non mi era mai capitato niente di simile a un festival". Nel frattempo abbiamo ricevuto la notizia che la proiezione di Carlos verrà recuperata fortunosamente il 4 novembre alle ore 14:00. Inoltre sembra che Sky sia interessato ad acquisire i diritti della versione integrale, ma questa voce attende ancora conferme.

Quali difficoltà hai trovato nel ridurre Carlos a 165 minuti? Come hai operato?
Olivier Assayas: Io ho fatto un film di cinque ore e mezzo. L'ho pensato fin da subito per il grande schermo. Avevo l'ambizione di girare un film vero e proprio in un formato così pazzo. Studio Canal è la parte cinematografica di Canal Plus quindi mi sono indirizzato fin da subito verso la distribuzione in sala, ma quando ho deciso di ridurre il film ricavandone una seconda versione è stato difficile trovare il ritmo giusto. All'inizio pensavo fosse solo questione di togliere qualche episodio, ma la cosa più complicata è stato ritrovare il ritmo della narrazione. Ovviamente mancano dei personaggi, la versione di cinque ore è molto più approfondita, ma sono soddisfatto di questa seconda opera.

Edgar Ramirez (con la pistola) in una sequenza del film Carlos di Olivier Assayas.
Hai mai pensato di far uscire il film diviso in due parti come Nemico Pubblico?
Olivier Assayas: In tutti i paesi in cui è uscito, il film è stato proposto in tutti e due i formati, sia nella versione completa che in quella ridotta. E' stato il pubblico a scegliere cosa vedere. Per quanto riguarda i due film separati, sono stati i produttori a impedirmi di farlo. Nemico pubblico e Che sono due pellicole che mi hanno aiutato molto, ma nello stesso tempo mi hanno ostacolato perché la seconda parte di entrambi ha avuto una distribuzione problematica e ha incassato poco. Per questo non ho potuto dividere il mio film, anche se va detto che Carlos costa molto meno di Che.

A quale delle due versioni di Carlos sei più legato?
Olivier Assayas: Io mi sento molto più legato alla versione completa anche perché è un formato che esce dalla logica cinematografica, è metacinematografico. Anche la versione breve, però, mi piace.

Carlos ricorda molto da vicino Romanzo Criminale e La meglio gioventù. Cosa pensi di questi film?
Olivier Assayas: Purtroppo non li ho visti perché quando preparo un film non voglio essere influenzato da altri registi. L'unico film che mi ha ispirato è Che perché utilizza un personaggio storico per sviluppare un tema più astratto. E' un film sulla strategia della rivoluzione, non è un vero e proprio biopic. Non esiste niente di simile nel cinema, forse ci sarebbe stato Napoleone di Kubrik, che purtroppo non è mai stato realizzato. Di solito nel cinema una trattazione complessa come quella di Che non si ha mai perché è difficile restituire la complessità della geopolitica. Il mio è un film sul terrorismo, ma anche sulla geopolitica. Sono convinto che anche oggi il terrorismo ha una logica simile a quella degli anni '70, ma all'epoca la guerra fredda aveva un peso importante. Oggi la linea di fronte non è più l'Europa, come ai tempi di Carlos, ma il Medio Oriente.

Una sequenza del film Carlos di Olivier Assayas.
Come hai scelto il protagonista? E' stato difficile trovare l'attore giusto?
Olivier Assayas: All'inizio pensavo che non l'avrei mai trovato, perché mi serviva un attore capace di parlare molte lingue che avesse una presenza scenica fortissima. Quando ho incontrato Édgar Ramírez ho scoperto di aver trovato molto di più di ciò che speravo. Édgar conosceva profondamente la storia di Carlos e mi ha insegnato cose che non sapevo, inoltre aveva grande carisma, era ovvio che il film si potesse fare solo con lui. Un film su Carlos non lo puoi fare senza Carlos.

Sembra che il vero Carlos abbia parlato molto male del film. E' vero?
Olivier Assayas: Le cose non stanno esattamente così. La stampa ha amplificato le dichiarazioni di Carlos, ma la verità è che lui aveva rilasciato interviste ben prima di leggere la sceneggiatura. Poi dopo averla letta ha rilasciato un'intervista in cui sottolineava piccoli dettagli come il fatto che lui non fumasse sigarette ma solo sigari. Dopo aver visto il film non ha rilasciato dichiarazioni fino ad agosto quando, in un'intervista a Stern, ha sostenuto di avere un problema con la nudità presente nel film. Il fatto è che non si può esporre troppo. Se lui rilascia interviste deve anche rispondere dei suoi atti terrostici, molti dei quali non sono stati ancora giudicati da un tribunale.

Una scena del film Carlos di Olivier Assayas.
In Italia se si realizza un film su un bandito, come nel caso di Vallanzasca, scattano le polemiche delle famiglie delle vittime. Voi avete affrontato questo problema?
Olivier Assayas: In realtà non più di tanto. Ogni volta che nel film ricostruisco un attentato indico la data esatta perché lo spettatore si ricordi che è tutto vero. Mentre scrivevo il film ho sempre utlizzato le interviste e le memorie delle vittime perché volevo basarmi sul commento di chi è stato colpito dagli atti di Carlos, di chi ha vissuto in prima persona quell'esperienza.

Se dovessi definire in tre parole il personaggio di Carlos, come ne parleresti?
Olivier Assayas: Sono l'ultima persona che può dare una definizione di Carlos perché ci ho lavorato troppo. Lui è stato una serie di personaggi diversi nelle varie fasi della sua vita. E' cambiato varie volte perché ha dovuto adattarsi al momento storico in cui viveva, ai tempi che cambiavano e allo spazio che si riduceva. Quando i Palestinesi lo hanno cacciato ha dovuto ritrovare un suo spazio, dopo la fine della guerra fredda la sua liberà d'azione è diminuita moltissimo.

Quali saranno i tuoi prossimi progetti lavorativi?
Olivier Assayas: Quest'estate ho scritto una sceneggiatura, ma non sono sicuro che sia il mio prossimo film. Per il momento non ne posso parlare. Forse girerò prima una storia che vedrà protagonista Juliette Binoche.

Olivier Assayas a Roma con il fantasma di Carlos
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