Netflix: "Pensiamo a regalare felicità al pubblico italiano"

Nel giorno del lancio italiano, Milano ha ospitato la presentazione della celebre piattaforma digitale. Attori, registi e addetti ai lavori hanno raccontato l'importanza mediatica, le opportunità e i vantaggi di una novità che cambierà per sempre il nostro rapporto con la televisione e con il cinema.

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Forse il nostro caro Marty McFly ha sbagliato di un solo giorno. Forse il futuro, almeno in Italia e in netto ritardo, inizia oggi. Netflix apre le sue porte anche tra i nostri confini e, al di là di questa soglia finalmente varcata, si intravedono nuove possibilità di ogni tipo. L'approdo del colosso statunitense di servizi streaming porta con sé una serie di riflessioni che spaziano da una diversa fruizione da parte degli spettatori ad un rinnovato approccio produttivo verso la scrittura di serie televisive e la direzione di film e documentari. Per raccontarci premesse e promesse del nuovo arrivato, stamattina a Milano sono intervenuti Reed Hastings (presidente e co-fondatore di Netflix) e Ted Sarandos (responsabile dei contenuti), accompagnati da una folta rappresentanza artistica di volti e penne Netflix: Pierfrancesco Favino (per Marco Polo), Will Arnett (co-autore del prossimo Flaked), Daryl Hannah (Sense8), Taylor Schilling (Orange Is the New Black), Krysten Ritter (per l'immimente Jessica Jones) e lo showrunner di Daredevil, Steven DeKnight.

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Introdotto da un trailer ritmato che esalta la varietà dei contenuti originali presenti sulla piattaforma, Hastings ha esordito con un parallelismo tra mondo televisivo e cellulari: "Nel corso degli ultimi dieci anni, gli smartphone hanno fatto passi da gigante. Se oggi pensiamo al primo Iphone ci sembra già sorpassato. Al contrario la televisione ha sempre camminato molto più lentamente e, forse, la più grande rivoluzione del piccolo schermo rimane ancora l'arrivo del colore. Come mai esiste questa differenza di passo? Perché la tv, al contrario dei cellulari, non è stata connessa a internet. Ma adesso ci sono le smart tv e d'ora in avanti non dobbiamo più pensare per canali televisivi, ma per applicazioni". Stimolato sulle aspettative italiane del brand e sulla possibilità di scaricare i contenuti invece di seguirli esclusivamente attraverso lo streaming, ha poi aggiunto: "Ad oggi abbiamo 69 milioni di iscritti in tutto il mondo e in Italia per adesso pensiamo a regalare felicità al pubblico e non a raccogliere numeri. Se proprio devo svelare il nostro obiettivo, vorremmo arrivare ad 1 nucleo familiare su 3 anche qui. In America ci sono voluti ben sette anni per raggiungere questo risultato. Sappiamo bene che in Italia ci sono ancora problemi di linea ma verranno superati presto, per cui rimaniamo legati allo streaming. Il download è superato". L'atteggiamento è quello di un pacato rivoluzionario sorridente, consapevole di aver portato in Italia qualcosa di atteso da molti per tanto, troppo tempo.

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Digito ergo sum

Come per altre piattaforme on line già presenti in Italia (Infinity, Sky Online), anche per Netflix vale il discorso di una totale autonomia da parte dello spettatore, svincolato da appuntamenti, orari e vincoli. Hastings aggiunge: "Siamo un servizio duttile e personalizzabile. Vogliamo fare arrivare qualsiasi genere di contenuto, su qualsiasi schermo, a qualsiasi orario. Pensateci: se oggi chiedi ad un bambino di guardare un cartone alle 8 del mattino, lui ti guarderà perplesso. Le nuove generazioni non conoscono l'imposizione televisiva. Sono loro a decidere quando e cosa guardare". In questo modo sembra che Netflix sia un compromesso tra il venire incontro ai bisogni di qualsiasi spettatore e lo stimolo a rivedere le sue vecchie abitudini. "I nostri abbonati amano questa libertà di fruizione, ma la nostra forza non è solo in questo potere, in questo controllo, ma anche altrove. È nel continuo aggiornamento con nuovi contenuti, nei prezzi accessibili e soprattutto nella produzione autonoma di contenuti audiovisivi di grande qualità". E in effetti è proprio questo il punto focale che caratterizza la nuova piattaforma, ciò che la distingue da chi l'ha preceduta. Una peculiarità di cui Sarandos fa motivo di vanto: "Netflix cambia il modo di vedere le cose, ma cambia anche cosa guardiamo. Pensiamo a tutti gli obblighi e gli argini televisivi che vengono meno. Adesso la durata di un film o di un episodio può essere esattamente quello scelto e preferito dal suo autore, il che permette di avere un approccio creativo totalmente svincolato dai meccanismi televisivi a cui eravamo abituati. L'unico grande muro che siamo riusciti ad alzare è stato nei confronti della pirateria. Il fatto che Netlflix utilizzi l'uscita globale contemporanea ha inibito molto i download illegali. Pensiamo a quanto successo con Beasts of No Nation, ad oggi tra i contenuti più visualizzati su Netflix. Credo si tratti del film indipendente più visto di sempre. Ma il film di Cary Fukunaga è solo l'esempio più noto della diversità autoriale alla quale possiamo dare spazio. Possiamo raccontare piccoli o grandi storie, film d'autore o serie locali come Narcos che, di colpo, si ritrovano su un palcoscenico globale".

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Libertà di scelta, libertà di racconto

Sense8: Daryl Hannah in una foto della nuova serie di Netflix

C'è una parola che rimbalza con una certa costanza nelle parole di tutti: libertà. È una libertà autoriale, recitativa, artistica. Il primo ad esaltarla è l'eclettico Will Arnett: "In qualche modo siamo stati dei pionieri ed è sempre bello essere i primi per qualcuno. Nel caso della quarta stagione di Arrested Development abbiamo potuto confrontarci con la nuova realtà produttiva di Netflix e devo ammettere che a livello creativo ci è stata data tantissima libertà". A conferma di questo habitat accogliente per l'autonomia creativa, anche Daryl Hannah mostra una certa sorpresa: "Non avevo mai lavorato per una serie e non pensavo fosse così. Credo che una serie come Sense8 sarebbe stata impossibile sulla televisione tradizionale. Qui non ci sono inserzionisti, nessuna pubblicità e tutto è più spontaneo. È incredibile quanta possibilità di introspezione sia data agli autori e per noi attori c'è più possibilità di introspezione nel personaggio". E mentre la nuova arrivata in casa Marvel, Krysten Ritter, si dice stupita "dalla possibilità di una visibilità globale per ogni genere di prodotto", il nostro Pierfrancesco Favino adotta un doppio punto di vista, da spettatore e da addetto ai lavori: "Girando Marco Polo non ho avuto l'impressione di lavorare per qualcosa di diverso da un grande blockbuster hollywoodiano. Se da attore tutto sembra lo stesso, devo ammettere che per uno sceneggiatore, soprattutto italiano, Netflix rappresenta una grande opportunità per raccontare storie e adottare punti di vista ancora inesplorati qui da noi. Tra l'altro, ancora prima di lavorare per loro, adoravo Netflix da spettatore perché mi ha dato la possibilità di recuperare grandi film come La vita di Adele mentre ero all'estero per lavoro. Pensavo fosse una cosa da giovani e invece mi sbagliavo, perché è utile per ognuno di noi. Netflix ti fornisce la libertà di scegliere. E scegliere ti fa capire cosa ti piace. E in questo modo impari un po' a conoscere i tuoi gusti e a definirti come persona". Noi, intanto, consapevoli o meno di quello che siamo, sappiamo dove andare a scegliere, dove provare a cercarci.

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