Clean

2004, Drammatico

Recensione Clean (2004)

Sfruttando al meglio le qualità recitative di Maggie Cheung, Assayas costruisce un film che attraversa differenti stati d'animo e diversi luoghi in un viaggio di espiazione sempre in bilico fra disperazione e speranza.

Mattia Nicoletti

Musica per la vita

Ai tempi dei Cahiers du Cinema Olivier Assayas prima di diventare regista era un critico cinematografico, uno di quelli che come noi parla e scrive di cinema, e come tale, nei suoi primi lavori, la radice autoriale era particolarmente evidente. Nel suo nuovo film, incentrato sull'attrice Maggie Cheung (premio per la migliore interpretazione a Cannes 2004), ex-moglie di Assayas, l'autore inserisce qualche elemento di cinema mainstream, e affronta il tema della musica, senza toccare i Last Days di Gus Van Sant, per raccontare la storia di una donna che dopo la morte del marito vuole recuperarsi.

Emily Wang è una donna che desiderava diventare una cantante. Madre e sposata a una rockstar, che muore per overdose, dopo avere trascorso qualche mese in prigione, cerca di recuperare il figlio mantenuto da tempo dai genitori del marito. Rosemary, la suocera, non accetta la morte del figlio Lee e dà la colpa della tragedia a Emily, ma il marito Albrecht è disposto a credere in Emily e nel suo desiderio di ritrovare se stessa e la sua vita.

Sfruttando al meglio le qualità recitative di Maggie Cheung, Assayas costruisce un film che attraversa differenti stati d'animo e diversi luoghi (il Canada, Parigi, Londra, San Francisco) in un viaggio di espiazione sempre in bilico fra disperazione e speranza. Il personaggio di Albrecht, interpretato da Nick Nolte, bilancia e costruisce l'equilibrio con lo sfasamento della protagonista. Sono loro a dare vita al lavoro del regista ed è complesso realizzare chi fra la Cheung e Nolte sia veramente l'asse portante del film poiché la loro "unione" è un complesso spettro di emozioni. Tuttavia Clean, notevole per le interpretazioni, perde la freschezza della costruzione dei precedenti film di Assayas, risultando a volte artefatto, sfruttando la fotografia meravigliosa di Eric Gautier come elemento concatenante della sceneggiatura.
Imperfetto, e forse rivolto a un pubblico più vasto del cinema d'autore, Clean rimane un film da vedere, opera di un regista che comunque ha sempre qualcosa da dire.

Recensione Clean (2004)
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