Mr. Robot su Netflix: perché recuperare una delle più grandi serie di sempre

Mr. Robot, la serie thriller sul giovane hacker interpretato da Rami Malek, torna su Netflix: ecco cosa l'ha resa uno dei titoli imperdibili della TV dell'ultimo decennio.

Ciao, amico? È da sfigati. Forse dovrei darti un nome, ma la cosa potrebbe degenerare. Sei solo nella mia testa, dobbiamo ricordarcelo.

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Mr. Robot: un primo piano di Rami Malek

"Hello, friend!", le prime parole pronunciate da Elliot Alderson, sono l'atto fondativo del legame che, da quel momento in poi, si instaurerà fra il protagonista di Mr. Robot e noi spettatori. Perché è a noi che Elliot si rivolge: in quel memorabile incipit che, subito prima dei titoli di testa, ci introduce al giovane hacker newyorkese, e da lì in poi per tutti i quarantacinque episodi che compongono le quattro stagioni della serie. Lo spettatore di Mr. Robot è dunque il destinatario della voce narrante di Elliot, nonché il suo silenzioso "amico immaginario": i dubbi, i sospetti e le ossessioni del ragazzo sono condivisi con noi in tempo reale, così come la sua indagine su una realtà spesso labirintica, che nella serie viene filtrata dal punto di vista soggettivo - e non sempre completamente affidabile - di Elliot.

Tyrell Wellick
Mr. Robot: un primo piano di Martin Wallström

Trasmessa in America dalla rete USA Network dal giugno 2015 al dicembre 2019, Mr. Robot si è rivelata una delle più interessanti novità del panorama seriale: sia per la vicenda al centro del racconto, imperniata sulla pirateria informatica e sulla lotta contro un capitalismo disumanizzante, sia per le modalità della messa in scena adottate dal creatore e showrunner Sam Esmail, alla regia di quasi tutte le puntate. Un successo che ha reso Mr. Robot un titolo di culto fin dalla sua prima stagione, ricompensata con il Golden Globe come miglior serie drammatica del 2015; ma da lì in poi Esmail avrebbe alzato ulteriormente la posta, non limitandosi a replicare la formula degli esordi, ma intraprendendo strade ancora più ambiziose. Per chi non avesse ancora completato la visione della serie, o per chi fosse curioso di addentrarsi per la prima volta nell'oscuro mondo di Elliot, Mr. Robot è di nuovo disponibile su Netflix: un'occasione per riscoprire uno dei capolavori della TV dell'ultimo decennio.

La trama di Mr. Robot: hacker contro il capitalismo

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Mr. Robot: un'immagine di Rami Malek

Innanzitutto, di cosa parla esattamente Mr. Robot? La serie è costruita attorno al personaggio di Elliot Alderson, il quale ha messo il suo prodigioso talento informatico al servizio di un'agenzia chiamata Allsafe Cybersecurity, ma che dietro la facciata del dipendente timido e introverso cela un'ulteriore attività: quella di "vigilante del web", pronto a utilizzare le proprie capacità di hacker per snidare il marcio che si nasconde sotto la superficie del visibile. Elliot, però, non corrisponde affatto all'archetipo del giustiziere: l'ansia e la depressione da cui è affetto gli impediscono di avere genuini contatti umani, mentre il suo sguardo sulla società è inesorabilmente cinico e disincantato. "Vogliamo essere sedati, perché fa molto male non fare finta, perché siamo dei codardi! Fanculo la società!": e quel fuck society, abbreviato in fsociety, è non a caso il nome dell'organizzazione anarchica guidata dal misterioso Mr. Robot di Christian Slater, che accoglierà Elliot nelle proprie file. Obiettivo: abbattere la E Corp (ribattezzata Evil Corp), una spregiudicata multinazionale eletta a simbolo di un capitalismo malato.

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Mr. Robot: Christian Slater e Rami Malek
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Mr. Robot: un primissimo piano di Rami Malek

Ma le suggestioni alla V per Vendetta, evocato anche dalle maschere dei membri della fsociety, sono solo una delle componenti di un thriller che rifugge gli stereotipi e ribalta le nostre aspettative, sviluppandosi su due piani ben distinti: quello delle imprese clandestine della fsociety e quello della mente di Elliot, immersa in un abisso di paranoia via via più vorticoso e inquietante. Un abisso su cui ci affacciamo tramite gli occhi stralunati di Rami Malek, premiato con un meritatissimo Emmy Award: l'attore di origini egiziane, noto al grande pubblico pure come il Freddie Mercury di Bohemian Rhapsody, è perfetto nell'incarnare la personalità fragile e talvolta dissociata di Elliot, di cui lo spettatore conoscerà a poco a poco nuovi frammenti d'identità. È bene non svelare oltre della trama di un'opera che, nel corso delle sue quattro stagioni, riserva diversi colpi di scena, in grado di cambiare radicalmente la nostra prospettiva sulle vicende e costringendoci a interrogarci sul senso stesso di ciò che stiamo guardando.

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Un racconto che infrange le regole

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Mr. Robot: Christian Slater e Rami Malek

Ma il valore e la bellezza di una storia non derivano soltanto da ciò che racconta, ma ancor di più da come lo racconta: in questo Mr. Robot si è dimostrata davvero pionieristica, assorbendo una quantità di influenze ben identificabili (Fight Club, Matrix, il romanzo American Psycho di Bret Easton Ellis), ma rielaborandole secondo una grammatica visiva volta a mortificare di continuo quelle nozioni che ciascuno di noi ha assimilato in maniera quasi inconscia. Tale aspetto è illustrato nei dettagli nel volume Il mio primo dizionario delle serie TV cult: "Mr. Robot si ritrova a fare con la TV quello che la Nouvelle Vague fece con il cinema: rompe le regole e ci costringe a guardare dove di solito non si guarda; mette in discussione un'educazione visiva che ha sì contribuito a rendere le immagini piacevoli ma spesso ci ha resi ciechi verso quello che non è allineato". Nell'universo di Mr. Robot, del resto, qualunque pretesa di realismo viene subordinata alla focalizzazione di Elliot e degli altri personaggi.

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Mr. Robot: Rami Malek e Christian Slater
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Mr. Robot: un'immagine di Rami Malek

È il motivo per cui, ad esempio, la New York della serie è un microcosmo metropolitano dominato dalle tonalità del grigio, su cui il sole sembra non affacciarsi pressoché mai; ed è il motivo di quelle inquadrature 'sbagliate', e costantemente decentrate, diventate a livello stilistico il marchio di fabbrica di Mr. Robot. È la regia stessa, in alcuni casi, a denunciare il proprio carattere di artificio, perché artificiale è in fondo il suo sguardo sugli eventi; oppure, all'occorrenza, sceglie di adottare la tecnica che garantisce il maggior naturalismo possibile, quella del piano sequenza, ma spingendola agli estremi. È il caso dell'elettrizzante long take su cui si chiude, nella seconda stagione, l'episodio Bomba logica, o ancor più di Errore di runtime, la puntata della terza stagione girata per apparire come il frutto di una ripresa ininterrotta lunga oltre quaranta minuti, accentuando la sensazione di assistere a un avvenimento che si stia svolgendo in tempo reale.

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La solitudine nel terzo millennio

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Mr. Robot: Portia Doubleday e Rami Malek

La dimensione soggettiva della messa in scena, così come il voice off con cui Elliot ci mette a parte di domande e riflessioni nel momento in cui è lui stesso a porsele, favoriscono uno degli elementi-chiave del successo di Mr. Robot: l'empatia suscitata nei confronti di questo eroe confuso e disadattato. Se la serie di Sam Esmail affronta dei nodi alla radice della società contemporanea, dalla realtà virtuale alle varie forme di terrorismo, dal collasso di un intero sistema economico alla diffusione di nuovi movimenti di contestazione (ispirati a fenomeni quali la Primavera Araba e Occupy Wall Street), è pur vero però che nella storia di Elliot si possono rintracciare anche temi più universali e senza tempo: a partire dall'esplorazione di una sofferenza che il personaggio di Rami Malek esprime con una sorta di afasia dei sentimenti, al punto da rinchiudersi in una prigione auto-imposta da cui le figure a lui più vicine - Angela Moss (Portia Doubleday) e Darlene (Carly Chaikin) - tenteranno a più riprese di sottrarlo.

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Mr. Robot: Rami Malek e Martin Wallström
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Mr. Robot: un'immagine del finale

Straordinario ritratto dell'alienazione nel terzo millennio, capace di mantenersi in equilibrio tra un affresco delle contraddizioni della nostra epoca e una dimensione più intima, Mr. Robot ci trasporta in un fascinosissimo viaggio scandito da suspense, tensione psicologica e parentesi allucinate. Un viaggio che ci presenta numerosi interrogativi, ma inserendoli in una struttura narrativa disegnata con precisione geometrica: in altre parole, le scelte degli autori non sono motivate dalla frenesia parossistica di stupire il pubblico (alla maniera di Lost, per intendersi), ma rientrano sempre in un meccanismo che non viene mai lasciato al caso. Un meccanismo che, infatti, troverà la sua impeccabile risoluzione al termine del quarto atto della serie, in un epilogo tanto cristallino quanto emozionante. E nel frattempo Elliot è lì, pronto a ricominciare l'avventura in compagnia di un nuovo confidente a cui rivolgere il suo proverbiale "Ciao, amico!".

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