Luigi Lo Cascio e Costanza Quatriglio divisi tra cinema e scienza

La terza edizione di Think Forward, il festival dedicato ai cambiamenti climatici e alle energie rinnovabili, apre una discussione sul valore delle immagini applicate alle tematiche scientifiche

Letteralmente Think Forward significa pensare avanti. Sarà per questo che la manifestazione veneziana dedicata ai lungometraggi e cortometraggi con tematiche scientifiche lo hanno scelto come definizione migliore. Organizzato dall'International Center For Climate Governance e diretto a quattro mani da Alberto Crespi e Rocco Giurato dal 6 al 7 dicembre, nella sua terza edizione il festival ha concentrato la sua attenzione sul rapporto tra cinema e scienza. Ossia, come può il linguaggio visivo raccontare una materia spesso poco materiale? A rispondere a questo interrogativo sono stati chiamati il giurato Luigi Lo Cascio e la regista Costanza Quatriglio. Entrambi, grazie alle esperienze dei loro La città ideale e Con il fiato sospeso, hanno sviluppato un punto di vista personale.

Con il fiato sospeso: Anna Balestrieri in una scena
"Il mio film nasce da una notizia di cronaca sulla chiusura dei laboratori di chimica dell'Università di Catania - spiega la Quatriglio - successivamente ho scoperto il diario di un giovane dottorato che aveva denunciato le precarie condizioni di lavoro. A quel punto si è impossessato di me un vero e proprio demone, spingendomi a raccontare immediatamente questa storia." Da qui nasce la vicenda di Stella, studentessa di Farmacia e membro di uno team di ricerca fino al manifestarsi di sintomi preoccupanti. La sua vicenda, ispirata ai fatti realmente accaduti e interpretata da Alba Rohrwacher, ha presentato una sfida stilistica e narrativa inaspettata in cui la costruzione emotiva del racconto doveva tener conto di una materia sfuggente e apparentemente fredda come la chimica. "Come rappresentare qualche cosa così piccolo da un poter essere filmato? Ma soprattutto, cosa filmi quando filmi la chimica? Il mio punto di partenza era raccontare una intossicazione sia fisica che mentale, come la passione per il proprio lavoro. Per questo ho cominciato a cercare delle immagini che potessero portare lo spettatore nell'esperienza sensoriale della protagonista. Poi ho capito che facendo così non avrei rispettato l'indicibile. Sarebbe stato paradossalmente falso dimostrare per forza quello che non può essere mostrabile."

La città ideale: Luigi Lo Cascio, regista e interprete del film, in una scena
Diversa l'esperienza di Luigi Lo Cascio che con il suo La città ideale si concentra sulla vita di Michele, ecologista fin troppo convinto e sicuro di poter eleggere Siena come luogo perfetto in cui vivere. Trasferitosi dalla Sicilia, organizza la sua quotidianità senza energia elettrica ed acqua. Nonostante questa scelta gli abbia garantito una certa soddisfazione, lo coinvolge inaspettatamente in un problema giudiziario. "Per questo motivo la parte dello studio ha privilegiato la materia giudiziaria di cui sapevo ben poco - spiega Lo Cascio - Per quanto riguarda l'ecologia, invece, non ho avuto delle consulenze scientifiche ma ho cercato di basarmi sulle filosofie dell'ambiente per osservare come l'ecologismo si concatena sl tema della verità."
Ma c'è un luogo in cui la telecamera non è in grado di entrare? "Bisogna sempre ragionare quando l'immagine diventa superflua e dannosa - continua la Quatriglio - Io nel mio film, ad esempio, ho scelto di non mostrare la malattia ma ho ragionato su dei frammenti di memoria. Il limite dell'osservabile della macchina da presa può essere anche una condanna, ma il cinema deve ragionare su questo e trovare la soluzione."

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