McMafia e le 5 prime nuove serie dell'anno

Da McMafia a Grown-ish, andiamo alla scoperta di cinque nuove serie che hanno fatto il loro esordio in questi primissimi giorni del 2018.

Iniziamo questa nuova rubrica periodica dedicata alle nuove partenze seriali, che di anno in anno si fanno sempre più numerose. Infatti, già solo nei primi quattro giorni del 2018 hanno visto la luce cinque serie inglesi e americane, che trovate tutte qui insieme al relativo trailer e che spaziano dalla comedy al "procedural" fino al drama internazionale.

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McMafia

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Alex Godman è il rampollo di una famiglia russa emigrata a Londra, ma ha scelto di seguire i costumi inglesi e di costruirsi una carriera, di successo, come dirigente di un fondo d'investimento. Quando le cose gli vanno male, lo zio lo mette in contatto con Semiyon Kleiman, un ebreo russo emigrato in Israele e coinvolto con la criminalità internazionale. Questi, facendo leva sul desiderio di vendetta di Alex, inizia a trascinarlo verso affari poco puliti e frequentazioni ancora meno raccomandabili. Ispirata al libro di non-fiction McMafia: A Journey Through the Global Criminal Underworld, la serie coprodotta tra BBC e AMC e visibile in Italia su Amazon Primevideo è ideata da Hossein Amini, sceneggiatore di Drive di Refn, e da James Watkins, anche regista della serie e fattosi notare con Eden Lake e l'episodio Zitto e balla di Black Mirror. Il cast verte principalmente su James Norton (Grantchester, War and Peace, Happy Valley) e David Strathairn (nominato all'Oscar per Good Night, and Good Luck), e il budget è molto alto con un grande uso di location internazionali. La serie infatti convince per l'ampiezza di respiro e se il primo episodio, necessariamente introduttivo, può lasciare perplessi già il secondo entra nel vivo e vanta una notevole costruzione in montaggio alternato tra le sorti di una giovane donna rapita e gli intrighi dei protagonisti.

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LA to Vegas

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Comedy della Fox ambientata intorno al volo che tutti i weekend molti losangelini prendono per andare a giocare o a sfogarsi o a sposarsi a Las Vegas, con tanto di successivo viaggio di ritorno. Spiccano nel cast il belloccio Dylan McDermott (American Horror Story) nei panni del pilota alcolizzato e il grande Peter Stormare in quelli di uno scommettitore incallito, ma la vera protagonista è Kim Matula (Beautiful) nelle vesti dell'assistente di volo Veronica "Ronnie" Messing, che sogna di vedere il mondo e soffre di essere incastrata su un breve volo interno e di routine come questo. È la prima serie ideata da Lon Zimmet che finora era stato più che altro sceneggiatore e producer, per esempio di Unbreakable Kimmy Schmidt, e appare basata su uno schema troppo ripetitivo per funzionare a lungo termine. Inoltre il tono da L'aereo più pazzo del mondo non è esattamente nuovo e il pilot manca di brillantezza.

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9-1-1

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Il 911 è il numero telefonico d'emergenza americano e il solido team creativo composto da Ryan Murphy, Brad Falchuk e Tim Minear (American Horror Story, Feud e molto altro) ne fa la base di un procedural drama per Fox che mette in gioco diverse professioni. Non quindi una serie solo poliziesca o sui pompieri, ma entrambe insieme con in più il trait d'union dell'operatrice che riceve le chiamate e fa la sua parte al telefono. Di crisi in crisi vediamo in azione Peter Krause (Six Feet Under) come leader di un gruppo di pompieri che include Aisha Hinds (Underground), Oliver Stark (Into the Badlands) e Kenneth Choi (The People v. O.J. Simpson: American Crime Story), inoltre è una sergente di polizia la grande Angela Bassett e nei panni dell'operatrice troviamo Connie Britton (Friday Night Lights, American Horror Story, Nashville). Alla regia del pilot Bradley Buecker, già fidato collaboratore delle produzioni di Murphy. Le vite private dei protagonisti si dipanano tra una emergenza e l'altra, ma il pilot è così ricco di personaggi e di situazioni che, inevitabilmente, ogni dialogo sembra avere lo scopo di veicolare il maggior numero di informazioni allo spettatore. Funzionano comunque per la tensione alcune situazioni estreme messe in scena, in particolare l'agghiacciante vicenda del pianto di un neonato che sembra provenire dalle pareti di un appartamento.

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Derry Girls

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Un gruppo di ragazze e un ragazzo frequentano una scuola femminile gestita da suore nei pressi di Derry, in Irlanda nel 1994 e dunque durante i "Troubles". Si tratta della seconda serie come autrice per Lisa McGee, diretta da Michael Lennox (Patch of Fog, inedito in Italia), e con un cast di protagonisti quasi esordienti. Il volto più familiare è quello di Ian McElhinney, Barristan Selmy de Il trono di spade, qui nella piccola e divertente parte del nonno di una delle ragazze. Il mix di caratteri di questa comedy di Channel 4 è composto dalla giovane irruenta, da quella che vorrebbe una vita più normale, da quella che ama mangiare ma vuole fare uno sciopero della fame, da quella "strana" e dal ragazzo perennemente fuori posto. Un insieme felicemente vario, con rivalità all'interno del gruppo ammorbidite da un sense of humour ricco di energia, vero e proprio antidoto alla tensione di quegli anni, che del resto le ragazze per ora vivono solo di riflesso.

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Grown-ish

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Spin off del successo di ABC Black-ish e ideata dal suo stesso autore Kenya Barris insieme a Larry Wilmore, segue le avventure di Zoey al college, dove era andata sul finire della terza stagione della serie madre. Da Black-ish viene importato inoltre il personaggio di Charlie Telphy, interpretato da Deon Cole che qui fa il professore notturno. Grown-ish tratta tematiche di formazione e va quindi in onda su Freeform, rete per il pubblico giovane del gruppo ABC-Disney, e vede già nel pilot formarsi un gruppo di studenti più o meno impopolari per diverse ragioni che si ritrovano vicini di banco in una classe di mezzanotte. La protagonista Zoey ci finisce perché si vergogna di come ha trattato un'amica e quindi introduce subito l'importanza del riconoscere i propri errori per la crescita personale. Non mancano ovviamente tematiche etniche e il cast è infatti significativamente black, inoltre è diretta da Kevin Bray, che ha curato la regia di vari episodi di una serie affine come Insecure (oltre ad aver lanciato Suits). Il pilot vanta una costruzione non lineare, ricca di flashback e false piste, accompagnate da una voce over, che aiuta a dare brillantezza a un tipo di storia di per sé piuttosto risaputo.