Le nuove frontiere della stop-motion

La terza giornata di Future Film Festival 2010 ci ha regalato un interessante focus sulla stop-motion, una delle tecniche più antiche dell'animazione, che oggi viene ripresa con grande creatività da artisti, studi e case di produzione.

A quanto pare, il futuro del cinema non è soltanto nella stereoscopia. A chi aveva vaticinato che in tempi brevi le forme tradizionali di intrattenimento sarebbero cadute in disuso, il Future Film Festival infligge un duro colpo, per di più proprio nel campo che si è visto protagonista negli ultimi anni del più evidente salto tecnologico: quello dell'animazione. Eppure è proprio la stop motion, una delle tecniche più antiche ed artigianali, ad incontrare gli entusiastici favori del pubblico, come dimostra la presenza al festival di numerose anteprime realizzate con il metodo del "passo uno" . Costruire modelli in plastilina, metterli in posa a mano e registrare fotogramma per fotogramma, impiegando a volte anche giorni interi per una scena di pochi secondi, può sembrare scomodo, eppure il fatto che sempre più registi, indipendenti e non, si stiano avvicinando a questa tecnica ci lascia intendere la misura delle sue capacità espressive. Non è un caso che un autore come Wes Anderson abbia scelto proprio lo stop-motion per il suo debutto nel cinema di animazione: per avere uno sguardo in anteprima su Fantastic Mr. Fox abbiamo chiesto ad Allison Abbate, producer della pellicola, di parlarci della genesi di questo progetto. Si guarda al futuro, ma senza dimenticare il passato e il presente, entrambi meritevoli di attenzione: gli incontri con Osbert Parker, regista britannico noto per l'affascinante ibridazione di stop-motion e live action che mette in scena in corti e spot, e David Sproxton, cofondatore della Aardman Animation, ci hanno descritto il loro percorso creativo e le loro idee sul futuro del genere.

Una divertente immagine del film d'animazione The Fantastic Mr. Fox (2009)
Si diceva di Mr. Fox: è cosa normale, in America, che attori di altissimo livello prestino le proprie voci a personaggi animati, ma per la vicenda della volpe rivoluzionaria nata dalla fantasia di Roald Dahl sono stati tirati in ballo nomi davvero grossi, a cominciare da George Clooney, Meryl Streep, Bill Murray, Willem Dafoe. Questo, spiega Allison, per mettere a suo agio il regista Wes Anderson, qui alla sua prima esperienza non live, e che aveva quindi bisogno di un'atmosfera il più "classica" possibile. Grazie alla forte personalità degli interpreti, è stato possibile rendere ogni personaggio riconoscibile e vivo, caratterizzato dalle sue componenti umane tanto quanto dalle proprie peculiarità animali. Per Anderson si è trattato anche della prima occasione in cui sperimentare la bellezza del processo creativo che caratterizza le pellicole in stop motion: grazie ai tempi di ripresa molto rallentati, il regista è continuamente padrone dell'azione, è in grado di assaporare gli avvenimenti passo dopo passo e di poterli gestire con maggiore controllo. Allison spiega che, secondo la sua esperienza, sono proprio i registi più creativi a beneficiare più spiccatamente di questo tipo di approccio. Aiutati nella verifica dei giornalieri dal video assist, che snellisce di molto le fasi di regia, artisti come Anderson o lo stesso Tim Burton, con cui la Abbate aveva lavorato alla realizzazione di Nightmare Before Christmas, amano "mettere le mani" in prima persona nella scena: in fin dei conti, adesso come allora, si tratta semplicemente di un uomo che muove un pupazzo nella posizione in cui vuole che stia.

Una spaventosa sorpresa natalizia per uno dei piccoli protagonisti del film Nightmare Before Christmas
Alle domande sulla difficoltà di reperire un budget consistente per lavori di questo tipo, Allison risponde pragmaticamente che trovare i soldi è sempre un lavoro duro: chi investe non può infatti prescindere dal ritorno economico, e per assicurarlo molti produttori non esitano ad intervenire nel processo creativo del regista. Sia Burton che Anderson, però, hanno sempre preteso la massima libertà espressiva, e si sono quindi rivolti a produttori interessati a rappresentare le loro idee, a correre il rischio. David Sproxton, che di collaborazioni illustri se ne intende, ci tiene a ribadire il concetto per cui le migliori produzioni nascono sempre dalla comunione di intenti tra regista e produttore. Altrimenti "scordatevi pure di fare un buon film". Nel caso della Aardman, in quanto a tariffe non potrebbero essere più chiari: per quanto riguarda i lungometraggi, il bugdet può variare dai 750000 dollari al milione al minuto, mentre per le serie si parla di circa 15000 dollari al minuto. Diversa è, ovviamente, l'unità temporale di riferimento per gli spot, che si aggirano intorno a un costo di 100000 - 500000 dollari al secondo. Osbert Parker, che ha realizzato diversi spot per brand di notevole importanza, tra cui Coca Cola, Nike e Budweiser, ci rivela che non è sempre così difficile far allargare i cordoni della borsa alle grandi aziende: molto spesso sono esse stesse che ricercano qualcosa di speciale, di unico, e lasciano quindi al regista carta bianca. Sfortunatamente, non tutte le idee vengono accolte con entusiasmo: è il caso nostrano della proposta di Osbert a Telecom Italia, che non ha incontrato i favori del settore marketing della compagnia italiana.

Parker è però uno che si sa arrangiare: per le proprie sperimentazioni private è anche in grado di gestire un budget pari a zero, affidando il lavoro a collaboratori volenterosi e ansiosi quanto lui di prendere parte a un progetto del tutto nuovo. D'altronde la carriera stessa di Parker nasce da una sorta di reinvenzione di se stesso: inizialmente orientato verso il graphic design, soltanto nell'ultimo anno di studi viene folgorato dalla potenza dell'immagine in movimento. "Non sono mai stato capace di trattare l'aspetto tipografico del lavoro del grafico, non sarei mai riuscito a realizzare, ad esempio, qualcosa di informativo.", confessa candidamente. "I miei lavori avevano tutti una forte carica emozionale, e quindi capii che potevano essere esaltati dal movimento: potevo rendere le cose vive in un modo nuovo, mai visto prima, anche grazie alla musica". Il primo modo che Parker ha utilizzato per ricercare quel risultato è stato affidarsi alla tecnica del collage, nell'ambito del quale anche incidenti tecnici, come rovesciare del liquido sul progetto a cui si sta lavorando, possono aprire nuove e insospettabili possibilità. Molta importanza, in queste prime fasi, aveva anche l'utilizzo del flipbook, il classico libro contenente un disegno per pagina che, quando sfogliato, genera una sorta di primitiva animazione. A dimostrazione di come anche con mezzi tecnici molto limitati si possano ottenere risultati di vera poesia, basta pensare alla tesi di laurea di Parker: realizzata con i propri abiti, disposti sul pavimento a formare delle figure e filmata in Super 16, ha poco o niente da invidiare al ben più costoso spot della Coca Cola, confezionato basandosi sullo stesso concept.

Una foto di Allison Abbate.
Anche Not Without My Handbag, dello studio Aardman, appartiene ancora ad un'era non digitale, eppure questa storia delicata e ironica di una vecchia zia che, spedita all'inferno - colpevole di aver incautamente impegnato la propria anima nell'acquisto di una lavatrice - torna nel mondo dei vivi per recuperare la propria borsetta, sembra non aver risentito affatto del tempo che passa. D'altro canto, anche questo primo, embrionale esperimento è legato con una sorta di fil rouge ai successivi lavori di Sproxton e soci: quello della silent comedy, comicità, come suggerisce il nome, priva di dialoghi, che ritroviamo in progetti contemporanei come Shaun the Sheep, Timmy Time, Purple & Brown, vere e proprie sfide per gli autori, abituati ad interagire con le parole per catturare l'attenzione e l'empatia del pubblico. L'assenza di comunicazione verbale tra i protagonisti, però, non pregiudica affatto il divertimento dello spettatore: merito dell'attenzione per la rumoristica, ben più espressiva, per i giovanissimi fan dell'agnellino Timmy, di qualsiasi scambio verbale.
Sia Parker che la Abbate concordano sull'importanza dell'aspetto sonoro all'interno di una pellicola animata: da una parte la musica può aggiungere significati potenti all'immagine, dall'altra, in caso di personaggi parlanti, un voice casting azzeccato può fare la differenza. Spesso è proprio grazie ad uno spunto musicale che si può uscire da una situazione di empasse, come è capitato ad Osbert Parker durante la lavorazione di Yours Truly, cortometraggio noir derivato direttamente dal suo primo esperimento "privato", Film Noir. Ma se Film Noir, nemmeno in dieci anni di lavorazione,è riuscito ad assumere la forma così tenacemente ricercata da Parker, Yours Truly è invece un'opera compiuta, dalla quale traspaiono il grande amore per il cinema, l'attenzione alla ricerca e l'eclettismo dell'autore inglese. Il cortometraggio è un vero e proprio collage di sequenze cinematografiche e di immagini, ritagliate da libri gialli, da giornali, esempi palesi dell'ansia di sperimentazione che anima Parker che, per descrivere il proprio entusiasmo all'inizio di ogni nuovo progetto, afferma: "come si dice a proposito dell'avere dei figli, la parte migliore è il concepimento!".
Un concepimento che può partire anche da un'animazione molto grezza, creata con materiali di recupero, ma che permette di avere in tempi brevi un'idea di quale sarà il risultato finale: un buon compromesso per l'impaziente Parker, che però adotta un approccio decisamente diverso quando lavora a uno spot pubblicitario. In quel caso, tutto deve essere molto preciso e specifico fin dalle prime fasi di lavorazione, e la pianificazione deve essere studiata nel dettaglio, per fare il modo che il risultato finale sia quello atteso dal committente. Il regista britannico è il primo ad ammettere che la scelta di lavorare con la tecnica dello stop motion sia quasi masochistica: "fare questo tipo di animazione è forse il modo più folle di fare film, ma è per me come una specie di motore trainante, che mi spinge avanti fino a raggiungere risultati sempre nuovi, sempre diversi. Quando incontri la tua tecnica, non puoi lasciarla andare, non riesci più a togliertela di dosso.".
Davanti a un simile entusiasmo, è difficile pensare che le forme tradizionali di animazione siano destinate a scomparire, ma a fugare qualsiasi dubbio in materia ci pensa David Sproxton: "a chi mi chiede se ci sarà un futuro per la stop motion, io rispondo sempre 'a lei piace vedere film in stop motion? Si? E allora la stop motion sopravviverà'. La tecnologia è un fatto positivo, ha aiutato anche nel nostro ambito a risolvere tanti problemi, ma quello che conta in fondo sono sempre le idee, e finchè un'idea sarà capace di fare la differenza, non importerà con che tecnica verrà realizzata".

Le nuove frontiere della stop-motion
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