Il colore dei soldi

1986, Drammatico

Recensione Il colore dei soldi (1986)

Una pallina corre sul panno verde, come la vita di Eddie, Vincent e Carmen. Un mito del biliardo e il suo pupillo con l'astuta fidanzata, affrontano i campi da biliardo per conquistare gloria e soprattutto denaro.

Mattia Nicoletti

La sfera della vita

"Nove palle e un biliardo, ma l'unica che vince è il 9. Ma per i grandi giocatori la fortuna è un'arte."
Martin Scorsese non può, nei suoi film, prescindere dalla storia del cinema , e poter prendere in mano Eddie "Lo spaccone" Paul Newman, negli anni della vecchiaia, è un sogno di colore verde. Come quello del campo da biliardo. Come quello dei soldi.
Così il whisky, e la sua tinta bruna, vengono presto dimenticati al ricordo di un colpo di stecca che lui ricorda bene. Era quello della sua gioventù, ora è quello di Vincent.
Vincent (Tom Cruise) è un giovane talento del biliardo, ma la sua testa è quella di un ragazzo, un vincente, che si diletta nei videogame e crede che il futuro sia in Guerre stellari. Eddie vede in lui un prodigio, un investimento su qualcosa che in parte lo rappresenta. Il modo migliore per convincerlo è trattare con Carmen, la fidanzata di Vincent, molto meno legata al sogno del campione in erba. Il problema è che nel lavoro, spesso la passione frega, e l'importante è essere concreti. Di fronte al denaro non ci sono vie di mezzo.

Il campo da biliardo è metafora di vita, e la pallina raffigura il comportamento di chi ha la stecca in mano. Se non fosse per le interpretazioni superlative di Paul Newman, vincitore dell'Oscar in un grande ruolo "maturo", di Tom Cruise, finalmente una volta privo di quel sorriso ormai stereotipato, e di una Mary Elizabeth Mastrantonio, ago della bilancia fra i due "player", la pallina ruberebbe loro la scena. La macchina da presa di Scorsese utilizza gran parte dei movimenti di macchina, per inseguire quell'affascinante oggetto rotondo e per girare intorno ai protagonisti. E'un trionfo circolare. Si è come in presenza di un montaggio parallelo fra due realtà, o meglio, fra due rappresentazioni della realtà, in cui tre persone (il numero perfetto) si rapportano a un suo multiplo (il nove), il numero vincente.

Probabilmente Il colore dei soldi non è uno dei migliori film del regista (sebbene siamo ben al di sopra della media) per una storia che sembra sempre essere sul punto di esplodere senza mai farlo, ma la sottile malinconia raccontata dalla mirabile colonna sonora, talvolta spinge alle lacrime, per l'intensità con cui sono rappresentati i moti d'animo dei personaggi. I dettagli e i singoli elementi vincono, e la scena lascia il campo di gioco agli uomini. Quelli che fiutano il profumo dei soldi, che morirebbero (e qui la passione riaffiora inconsciamente) per un numero. Il 9.

Recensione Il colore dei soldi (1986)
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