Magnolia

1999, Drammatico

Recensione Magnolia (1999)

Nove personaggi in cerca di redenzione alle prese con i rispettivi sensi di colpa.

La pioggia delle rane e la Nemesi

Dicesi "nemesi" (dal greco Némesi - da némein, distribuire) quella forma di giustizia superiore, riparatrice, nonchè punitrice inesorabile delle colpe e degli eccessi (identificati come "errori") umani. Nell'antico mondo greco la Nemesi era considerata una vera e propria Dea che in origine distribuiva a ciascun mortale la sua sorte secondo giustizia e merito e in seguito assunse la prerogativa dell'indignazione per le colpe degli uomini, su cui faceva ricadere l'immancabile punizione. Dall'altra parte essa rappresentava nel pensiero greco il concetto fondamentale dell'equilibrio inalterabile della condizione umana. Quindi la Nemesi interveniva non solo per punire i mortali nel caso di una colpa che avesse alterato questo equilibrio, ma serviva anche a ripristinare l'equilibrio spezzato, restituendo al destino il suo giusto ritmo.

Julianne Moore in una scena di Magnolia

Cosa c'entra con la Nemesi il bellissimo film di Paul Thomas Anderson?

In Magnolia ci vengono mostrati in un ritmo vorticoso di scene e di personaggi che si alternano l'uno all'altro, una serie di storie unite da un sottile filo che potremmo chiamare "resa dei conti".
Anderson focalizza l'attenzione su un evento particolare che pesa come un senso di catastrofe finale sulla vita di questi personaggi, eventi che sembrano apparentemente dettati dal caso ma che ogni personaggio non potrà non vivere come "condanna" o " espiazione" di un errore precedentemente commesso.
Ci sono due uomini su un letto di morte, entrambi stanno per essere divorati dal cancro, entrambi più che dal dolore fisico della devastante malattia, si sentono letteralmente mangiati vivi da un forte senso di rimorso per aver commesso un errore fatale nel corso della loro esistenza.

Il primo è un vecchio miliardario, Earl Partridge (Jason Robards) che cerca di mettersi in contatto con il figlio Frank Mackley (Tom Cruise), una sorta di "guru" televisivo maschilista che dispensa consigli per l'affermazione del potere maschile sulle donne, e che nutre un profondo odio e rancore verso il padre. La moglie del vecchio miliardario, Linda (Julianne Moore), si rende conto troppo tardi di aver imparato ad amare e si pente di tutta la sua passata ipocrisia ed opportunismo, prendendosi cura del marito ormai morente in un eccesso di sentimento amoroso e di senso di colpa.
Il secondo è un uomo di spettacolo, Jimmy Gator (Philip Baker Hall), che tenta di chiedere perdono e di riconciliarsi con la figlia per aver in passato abusato di lei; la figlia (Melinda Dillon), cocainomane, conosce un poliziotto goffo ed ingenuo (John C. Reilly), e pian piano impara a spogliarsi della propria corazza assunta come protezione dal mondo esterno, riuscendo finalmente a far luce sulle proprie debolezze e fragilità ed accettandole come componente preziosa di quel nucleo che è la sua personalità, fatto di deboli, umane sfumature. Il poliziotto goffo, onesto e virtuoso, si innamora della giovane cocainomane, rivelando anch'egli le proprie debolezze nella vana aspirazione a non far mai del male a nessuno inutilmente, ben sapendo quanto sia difficile fare la scelta giusta quando in gioco non ci sono solo storie ed eventi, ma il destino di molte persone che spesso brancolano nel buio più completo.
Insieme a questi personaggi che tentano di rimediare agli errori del passato, ve ne sono altri, forse vittime, forse carnefici anch'essi per la loro incapacità di ribellarsi: un bambino prodigio (Jeremy Blackman), che partecipa ai quiz televisivi, condotti dal sopracitato Jimmy Gator, sfruttato dal padre per il suo talento, immerso in una condizione di solitudine e sofferente per l'opportunista amore del padre che in lui non vedeva altro che una macchina per far soldi. A questa solitudine si affianca quella di un ex-bambino prodigio fallito, ormai divenuto adulto, che si ritrova a confessare la sua natura omosessuale ad un barman sconosciuto.

Sintomatico è il fatto che ogni personaggio, sia vittima che carnefice, avverte il senso di un unico fatale errore in tutta la propria esistenza, errore che diventa il nucleo intorno al quale va a ruotare il senso ultimo della propria vita e sul quale peserà la condanna ultima a ristabilire il senso di giustizia e/o a portare la giusta punizione.
Rimorso e perdono sono i punti cardini intorno ai quali ruotano le vite di questi personaggi.
In tutte queste persone c'è la consapevolezza di una pecca, di un buco nero nel corso della loro esistenza che ha deviato il sano percorso del destino, sentendosi colpevoli e quindi alla disperata ricerca di un'espiazione che possa redimerle.
La Nemesi cade sulla vita di ogni singolo personaggio attraverso una tragedia contingente che cade come singola punizione per ognuno di loro.
Ma Anderson non si ferma qui, aumentando progressivamente il ritmo, sempre attraverso il susseguirsi vorticoso dell'intreccio di queste storie che si sfiorano senza mai incontrarsi, riesce ad elevare il dramma di tutte queste vite a simbolo di una Nemesi non più volta al contingente ma ad un ordine universale superiore attraverso una tragedia ultima che accomunerà tutti i personaggi: ed ecco che questa tragedia ultima scenderà sulla terra sotto forma di una punizione caduta dall'alto: ossia La pioggia delle rane.

Magnolia: Philip Seymour Hoffman in una scena del film

Potremmo allora dire che La pioggia delle rane assurge a simbolo di quella Nemesi vendicativa ma anche riparatrice, allo stesso modo di altri simboli come il terremoto, o altre catastrofi naturali che storicamente sono sempre state interpretate come mezzi di una Giustizia Divina che punisce ma riporta equilibrio tra male commesso e male ricevuto.
Anderson è bravissimo nel mantenere sempre un ritmo intenso, che man mano si avvia verso un parossismo finale che si conclude con la scena, bellissima e di forte impatto emotivo, della pioggia delle rane. La musica in sottofondo suggerisce sempre il senso di catastrofe imminente, di un momento culmine in cui la fatidica resa dei conti non può più essere rinviata.
Due concetti fondamentali restano impressi: nella vita di ogni individuo avviene sempre prima o poi un "errore" che per la sua natura verrà sentito come "colpa", e intorno a questo senso di colpa ruoterà tutto il resto dell'esistenza fino a quando tale rimorso non verrà a reclamare il ristabilirsi di un equilibrio che solo l'intervento della Nemesi potrà placare.
La contingenza degli eventi e l'universale si uniscono in questo film, girato magistralmente ed interpretato alla perfezione da ogni singolo personaggio.
Il riferimento ad America Oggi di Robert Altman è innegabile, ma Anderson riesce a creare un piccolo gioiello di originalità grazie ad uno stile personale e particolare.

Recensione Magnolia (1999)
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