La Festa di Roma celebra Sophia Loren

La grande attrice incontra il pubblico della Festa e si lascia andare più volte all'emozione mentre ricorda la sua straordinaria carriera.

Massimo Borriello

S'era risentita lo scorso anno donna Sofia per il mancato invito alla prima edizione della Festa del cinema di Roma. L'attrice italiana più nota all'estero s'era creduta snobbata dagli organizzatori, che sembravano aver dimenticato il volto più amato del nostro cinema, una vera e propria icona che avrebbe sicuramente inaugurato nel migliore dei modi un festival italiano che intendeva rivolgersi in primis alla gente comune, a quel pubblico che tanto ama l'attrice-simbolo di film indimenticabili come Matrimonio all'italiana e La ciociara. Alla fine l'equivoco era stato chiarito e a Sophia Loren era stato preannunciato il suo coinvolgimento nella seconda edizione della kermesse romana che intendeva tributargli il proprio omaggio con un evento ad hoc. E quest'anno è arrivata puntuale la celebrazione di quella che Dino Risi, nel documentario-tributo proiettato in questi giorni all'Auditorium, definisce "il sogno di ogni regista", con il riconoscimento del prestigioso Acting Award che lo scorso anno era stato assegnato a Sean Connery. Roma ha festeggiato Sophia e il pubblico ha avuto l'occasione di incontrarla in una Sala Petrassi gremita, immediatamente dopo la proiezione di Sophia Loren - Ieri, oggi e domani, un piccolo omaggio di poco più di 50 minuti che mette insieme spezzoni dei suoi film più famosi e interviste originali per raccontare un mito ultrasettantenne ma dal fascino ancora intatto.

La carriera d'attrice di Sophia Loren, all'anagrafe Sofia Scicolone, comincia negli anni 50 su un treno blu diretto a Cinecittà. Sophia era arrivata a Roma da Pozzuoli insieme alla madre e alla sorella, per partecipare ad un provino per il film Quo vadis diretto da Mervyn LeRoy. Era timida Sophia, tanto timida da non aver mai avuto il coraggio di calcare un palcoscenico, evitando quindi il teatro e puntando subito a quel cinema che tra il pubblico e l'attore mette il filtro della telecamera. "Non ho mai fatto teatro perché mi piglio paura! - racconta la Loren durante l'incontro con il pubblico romano - Però chissà, magari quando avrò cento anni potrei ripensarci. Se dovessi farlo sceglierei sicuramente di farmi dirigere da Lina Wertmuller che per me è la regina del teatro". Quindi l'amore per il cinema. L'incontro destinato a cambiarle la vita in questo senso è quello con Vittorio De Sica. "Era l'inizio della mia carriera. Avevo fatto molti provini, ma erano andati tutti male a causa della mia timidezza. Un giorno incontrai De Sica nei viali di Cinecittà. Lui mi notò e mi chiese di andare agli studi di De Laurentiis uno di quei giorni per una chiacchierata informale. Dopo il colloquio Vittorio disse ai suoi collaboratori - Bisogna comprare il biglietto del treno per Sofia perché domani parte con me per L'oro di Napoli. Così nacque il nostro sodalizio che poi è durato tanti anni, per tanti film. De Sica con me si divertiva molto perché io parlavo e raccontavo barzellette in napoletano, un dialetto che lui aveva praticamente dimenticato pur avendo trascorso la propria infanzia a Napoli."

Altro incontro fondamentale nella vita di Sophia fu quello con Carlo Ponti, storico produttore cinematografico, ma soprattutto l'uomo destinato ad entrare per sempre nel suo cuore. Ponti a quell'epoca era già sposato e la relazione con la Loren creò grande scandalo. "Carlo l'ho conosciuto per caso ad un concorso di bellezza a Colle Oppio - rivela l'attrice visibilmente commossa ricordando il marito recentemente scomparso - Mi diede appuntamento nel suo ufficio il giorno dopo e lì cominciammo a parlare di cinema. Io gli raccontavo cosa volevo fare a Roma, una città in cui mi sentivo completamente persa, dove cercando di sbarcare il lunario in qualche modo. Carlo mi prese sotto la sua ala protettiva, poi venne l'incontro con De Sica e il resto è storia." Il cinema è nel dna della grande famiglia della Loren che ha preso parte nel 2002 a Between Strangers, il secondo film da regista del figlio Edoardo: "E' stato molto bello partecipare a quel film perché mio figlio mi conosce molto bene e ha scritto una parte perfetta per me. Il suo per me è un film memorabile".

Gli uomini di Sophia non finiscono qui. Quando pensiamo ai film più belli che la Loren ha interpretato non possiamo che associare la sua immagine a quella di un altro straordinario attore che formava con lei una coppia di rara perfezione per bravura e bellezza: Marcello Mastroianni. "Marcello è arrivato con Peccato che sia una canagliadi Alessandro Blasetti e il primo impatto con lui fu molto interessante perché sembrava che ci conoscessimo da una vita. Lui aveva già fatto teatro, io ero agli inizi, avevo solo 15 anni. Da allora abbiamo lavorato spesso insieme e non ci siamo più lasciati. Tra i tanti film che ho fatto con lui quello che ricordo con più piacere è sicuramente Matrimonio all'italiana di De Sica". Il film che invece la Loren reputa il più difficile della sua carriera è Una giornata particolare: "Il mio personaggio nel film di Ettore Scola era completamente diverso da quello che interpretavo nei lavori di De Sica, ma è sicuramente quello che ho amato ed amo di più. Marcello ed io credevamo molto nei personaggi e quando uno si cala in un ruolo va fino in fondo, senza pensare tanto. Quando una storia ti conquista il cuore interpreti il tuo ruolo con tutta l'anima. Così è successo per Una giornata particolare". Il film da lei più odiato invece è Mortadella di Mario Monicelli con Gigi Proietti semplicemente perché "è venuto malissimo".

Sophia Loren vinse un Oscar nel 1962 per la sua intensa interpretazione di una madre-coraggio durante la seconda guerra mondiale ne La ciociara. Era così bella Sophia che tutti si stupivano che una creatura talmente meravigliosa potesse pure avere quello sbalorditivo talento d'interprete. Tutto aveva di bello la Loren, le gambe, le labbra, quegli occhi che Life definì su una copertina a lei dedicata "occhi di tigre", ed Alberto Sordi, per sottolineare questa sua perfezione totale, dichiarò che per lui la Loren era bella come "un albero di Natale". Tutti erano affascinati da quella donna dal fascino mediterraneo e dalle curve generose che nella sua carriera ha lavorato con grandi registi e grandi attori. Tra questi va ricordato quello con Totò: "Totò mi piaceva perché era napoletano. Parlavamo la stessa lingua e ci divertivamo molto sul set. La prima volta che l'ho incontrato è stato in un teatro di posa appena arrivata a Roma. Lui mi ha vista da lontano e mi ha chiesto: "Ti muori di fame?" ed io ho risposto "Non mi muoio di fame, ma qualcosa la mangerei volentieri" e così ha chiamato un cameriere e ha fatto portare un sacco di cibo. Poi mi ha dato centomila lire che io ho portato a mia madre e mi sentivo così felice perché a quei tempi quei soldi rappresentavano per me un vero patrimonio."

Tra i grandi registi con i quali ha lavorato Sophia Loren c'è addirittura Charles Chaplin, che nel 1967 l'ha diretta nel suo ultimo film, La contessa di Hong Kong, che vedeva come protagonista maschile Marlon Brando. "Se Charlie Chaplin mi avesse dato da recitare l'elenco telefonico io l'avrei fatto. Insomma, posso dire che nella mia vita ho fatto un film con Chaplin che per me, insieme a Walt Disney, rappresenta il cinema. Ma ci pensate? Io che vengo da Pozzuoli, senza aver frequentato nessuna scuola d'arte drammatica, e faccio un film con Charlie Chaplin! Per la critica quello non fu una grande pellicola, ma io l'ho sempre considerata un piccolo gioiello". Più difficile invece il rapporto con Brando: "Marlon Brando era un personaggio un po' difficile. Il primo giorno avevamo una scena in uno di quei saloni dove si balla e stavamo tutti seduti attorno ad un tavolo aspettando il suo arrivo sul set. Chaplin intanto diventava nervoso ed io cercavo di calmarlo. Brando, che ha una voce un po' strana, finalmente arriva, ma al momento delle scuse non ha il fiato per parlare. Chaplin, che era un po' anziano e non sentiva ben, mi chiese di dirgli che se aveva intenzione di fare lo stesso anche l'indomani lo avrebbe rimpiazzato con un altro attore. Io però non mi sentii di dirglielo e alla fine lo fece lui stesso, ma nei giorni successivi Brando non fece più ritardi. Il problema è che lui è un attore che, sebbene io stimi moltissimo, nella commedia non funziona. Perciò sul set c'erano spesso problemi e Charlie arrivava a chiedergli di ripetere una scena anche più di 50 volte."

Non sono mancate le difficoltà nella carriera dell'attrice "nata a Roma ma napoletana al 100%", soprattutto quando ha tentato l'avventura americana. "Agli inizi della mia carriera in America non me la sono passata bene, perché non parlavo ancora bene l'inglese. Per esempio ho avuto delle difficoltà con George Cukor, che mi ha diretta ne Il diavolo con i pantaloncini rosa, perché cercava di modificare la mia voce, plasmandola sui toni di quella americana che è un po' una cantilena. Un film invece che ho fatto ma che non era nelle mie corde è stato La caduta dell'Impero Romano di Anthony Mann, anche se ho apprezzato molto il suo modo di lavorare." Il cinema ha dato tanto alla Loren, ma anche qualche delusione: "C'era un film che avrei voluto fare: I ponti di Madison County di Clint Eastwood. Il personaggio era perfetto per me, perché era quello di un'italiana, ma la parte è stata data a Meryl Streep. Mi sono detta: Ma come, finalmente in un film americano c'è un personaggio italiano e lo fanno fare alla Streep che ha saputo soltanto imitarmi come uno scheletro?" E parlando di ruoli mai interpretati c'è anche spazio per i rimpianti e per i piccoli sogni: "Mia madre mi parlava sempre di Anna Karenina. E' un personaggio meraviglioso, così romantico, che è stato interpretato da tante attrici, ma io non sono mai riuscita a farlo e mi dispiace tantissimo. Per il resto c'è ancora un ruolo che sogno di interpretare. Mia sorella ha scritto un bel libro sulla storia di mia madre ed è una storia che mi emoziona così tanto che sarebbe un onore per me calarmi per il cinema nel ruolo di una donna così magnifica".

Sophia Loren è il simbolo di un cinema italiano che non c'è più, e a chi le chiede quali consigli darebbe ad un giovane che sogna di fare cinema oggi lei candidamente risponde: "Il cinema è una cosa difficile da fare, soprattutto per i giovani che devono pensare al proprio futuro. Io ci penserei bene prima di buttarmi in un simile lavoro." E la Loren si ferma a riflettere anche sullo stato attuale del nostro cinema: "Il cinema italiano di adesso sta nascendo, cresce, è fatto da bravi registi, ma quello che manca è il mercato e senza soldi non si può fare il cinema perché si riduce ad un fatto nostro, provinciale." A 72 anni Sophia Loren resta il simbolo del cinema italiano nel mondo, oltre che l'immagine di una bellezza eterna, naturale, che riesce a preservarsi nel tempo senza il ricorso alla chirurgia estetica, tanto che Pirelli l'ha scelta come modella per il calendario di quest'anno. Roma ha festeggiato la stella più luminosa del nostro firmamento di celluloide, il pubblico l'ha coccolata col suo entusiasmo e Sophia ha ringraziato commossa: "Solo mia sorella sa davvero quanto soffro quando devo mostrarmi e dire cose personali. Quando però sto col pubblico mi scaldo e starei ore a parlarci." Il miracolo degli amori corrisposti.

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