Il castello nel cielo

1986, Animazione

Recensione Il castello nel cielo (1986)

Questo film, realizzato nel 1986, è il terzo lungometraggio di Hayao Miyazaki, il secondo a portare il marchio dello Studio Ghibli dopo il precedente Nausicaa (1984).

L'Atlantide del cielo

Questo film, realizzato nel 1986, è il terzo lungometraggio di Hayao Miyazaki, il secondo a portare il marchio dello Studio Ghibli dopo il precedente Nausicaa (1984). Con quest'ultimo, così come con la serie televisiva Conan, questo film ha in comune l'ambientazione, a metà tra il fiabesco e il futuristico, e le tematiche di base, che sono l'ecologismo, l'antimilitarismo, l'avversione per la sete di potere umana e la fiducia, malgrado tutto, in sentimenti come l'amore e l'amicizia. Qui troviamo una società industriale apparentemente simile alla nostra, che si capisce però essere "regredita" dopo uno sviluppo tecnologico spropositato che le ha portato danni enormi; la città volante di Laputa, fiore all'occhiello di questa tecnologia, è infatti rimasta deserta a causa dell'atteggiamento irresponsabile e della brama di potere di chi la governava. Un atteggiamento, quello di Miyazaki nei confronti del potere, che appare evidente anche nella caratterizzazione dei personaggi: quelli negativi, qui, sono unicamente quelli dell'esercito, subdoli e folli nella loro brama di dominio; al contrario, i pirati appaiono simpatici, anarchici e un po' pasticcioni, ma anche pieni di umanità, e presto si guadagneranno infatti la fiducia dei due protagonisti.

Video-recensione Il castello nel cielo


Pazu e Sheeta sul tetto insieme ai colombi in una scena del film Il castello nel cielo
Il film parte con un'impostazione tipicamente fiabesca: i protagonisti sono due ragazzini, entrambi orfani, legati dal mistero e dall'emozione rappresentata dalla prospettiva di scoprire la leggendaria città fluttuante. Il clima è sognante, avventuroso, gioioso e carico di emozioni: un'impostazione debitrice di tanta narrativa, occidentale e non, per ragazzi, da Verne a I viaggi di Gulliver fino alle Mille e una notte. Non si deve pensare, però, che si tratti di un film rivolto esclusivamente a un pubblico infantile: tutt'altro. Non mancano momenti di grande tensione, alternati anche a scene di una certa crudezza: tra queste è da ricordare quella, impressionante, del risveglio del robot all'interno del palazzo dei militari, con la distruzione da esso seminata e la grande pietà che questa creatura meccanica, imprigionata per anni e costretta a distruggere, suscita nonostante tutto nello spettatore. Un motivo, questo dei robot "vivi", tipico di certa animazione giapponese (si pensi al recente Metropolis) e che qui ritroviamo alla fine, all'interno della città sospesa nell'aria, trattato con un notevole lirismo: è facile provare simpatia per questi silenziosi custodi dei resti di una civiltà dimenticata, che rivelano comportamenti e modi di agire tipicamente umani. La città di Laputa è rappresentata con un misto, originale e riuscito, di scenari naturali e tecnologia futuristica, che creano un amalgama perfetto per quella che è a tutti gli effetti la visualizzazione di un sogno.

Il castello nel cielo: una bellissima immagine dall'alto dell'isola di Laputa in una scena del film
Visivamente, il film è di una bellezza tale da lasciare senza fiato. Prati sconfinati, splendidi scenari, il cielo e le nuvole, il grande segreto da esse rivelato: tutto concorre a creare una meraviglia intrisa di grande poesia. Miyazaki riesce a creare le immagini e l'atmosfera giusta per raggiungere l'obiettivo che qualunque opera fantasy si dovrebbe prefiggere: quello di sorprendere, ammaliare e far sì che lo spettatore si lasci andare alla meraviglia e all'emozione. Un impatto che si deve anche alla splendida colonna sonora di Joe Hisaishi: il tono sognante ed epico del commento musicale contribuisce in modo decisivo alla grande suggestione delle immagini create da Miyazaki e dal suo staff. Il livello tecnico del film è altissimo, e guardandolo oggi non si direbbe affatto che ci si trova di fronte ad una pellicola del 1986: molte produzioni recenti non reggono infatti il confronto. Le animazioni sono perfette, il character design accuratissimo, i fondali splendidamente disegnati. Uno sforzo produttivo enorme, insomma, per un film con un'anima, che, con intelligenza diverte, emoziona e commuove.

Recensione Il castello nel cielo (1986)
Marco Minniti
Redattore
5.0 5.0
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