Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan

2006, Commedia

Ken Davitian, il braccio destro di Borat

Una chiacchierata con l'attore che ha interpretato nel cult della scorsa stagione il panciuto sidekick dell'irresistibile reporter kazako.

Massimo Borriello

E' stato uno dei più grandi successi della scorsa stagione, un film che ha fatto discutere e gridare allo scandalo per il suo umorismo irriverente, che ha messo alla berlina il popolo americano con le sue provocazioni razziste, e per una campagna pubblicitaria decisamente sopra le righe, bollata con troppa fretta dai benpensanti come volgare. E così Borat - Studio culturale sull'America a beneficio della gloriosa nazione del Kazakistan, presentato lo scorso anno alla prima Festa del cinema di Roma, è riuscito nell'intento di arrivare al maggior numero di persone, offrendo un divertimento assicurato grazie alla geniale intuizione del suo creatore, Sacha Baron Cohen, che ha unito ad un umorismo demenziale la capacità di far riflettere sulle contraddizioni degli esseri umani, in particolare di quelli americani, colti nel loro lato peggiore. Premiato con il Golden Globe per il miglior attore all'ormai star mondiale Cohen, atteso al suo prossimo film nel quale vestirà i panni di un altro dei suoi geniali personaggi, l'esperto di moda gay austriaco Bruno, Borat arriverà in dvd in Italia il 6 settembre, con una serie di extra, tra i quali scene rimosse da un fantomatico decreto kazako. Per l'occasione Cinema Zone ha intervistato uno dei personaggi che hanno contribuito alla riuscita del film, la spalla del giornalista kazako in missione americana, il produttore Azamat Bagatov, interpretato dall'attore armeno Ken Davitian, protagonista della scena più divertente della pellicola, una assurda lotta senza vestiti in un albergo sconvolto dal ciclone Borat.

Signor Davitian, Borat è stato un successo internazionale e per molti è già diventato un cult. Potremmo dire che ha cambiato il modo di fare commedia al cinema e nello stesso tempo ha creato qualcosa di inimitabile, con un mix di stili tutto particolare unito ad un umorismo geniale e dissacrante. Possiamo allora sperare in un secondo episodio?

Ken Davitian: La decisione non spetta a me perché se così fosse ci sarebbe sicuramente un sequel. Dipende tutto da una sola persona che è Sacha Baron Cohen.

Ha già parlato con lui di questa possibilità?

Sì e non sembra convinto di poter ricreare la stessa formula, perché a lui non interessa realizzare un film con attori e un copione preciso. Penso che la cosa migliore sia far passare un po' di tempo e vedere cosa succede, ma la decisione spetta soltanto a lui, nonostante siano in molti a chiedere un secondo episodio di Borat.

Dove le piacerebbe fosse ambientato un ipotetico sequel? Quale paese pensa sarebbe eccitante esplorare per scoprire i suoi segreti culturali?

Mi piacerebbe fosse in Europa, Ginevra, Svizzera, quell'area lì, ma dovremmo andare in un posto dove ci sia maggior probabilità di non essere riconosciuti altrimenti non funzionerebbe.

Lei recita da oltre venti anni ed è diventato conosciuto in tutto il mondo grazie alla sua interpretazione di Azamat Bagatov in Borat. Com'è riuscito ad ottenere la parte?

Ho fatto un provino come tutti gli altri e sono stato molto fortunato. La mia audizione era l'ultimo giorno di provini ed io mi sono presentato già perfettamente calato nel personaggio, con i suoi vestiti e col suo modo di parlare. Chi era lì per giudicarmi ha apprezzato il fatto che venissi per davvero dall'Armenia e che fossi un uomo vecchio e simpatico. Io ho cercato semplicemente di fare del mio meglio, di far ridere Sacha e tutti gli altri. Non conoscevo nessuno di loro, non li avevo mai visti prima e perciò la fortuna ha giocato un ruolo fondamentale nella loro decisione di scegliere proprio me come Azamat Bagatov.

Borat è un film costruito sull'improvvisazione. E' stato difficile recitare senza un copione ben definito?

E' stato molto più esaltante. Di solito quando fai una domanda a qualcuno la risposta può essere sì, no, forse, ma se cogli di sorpresa quella stessa persona le reazioni possono essere inaspettate. Lavorare senza un copione fisso è stato estremamente eccitante perché non sapevi mai quello che poteva capitare.

Cosa pensa del personaggio Borat?

Penso che sia una persona molto dolce, un po' naive, ma che sicuramente non farebbe mai del male a nessuno. E' solo un ragazzo buffo che vuole capire cosa succede nel mondo e come questo giri realmente, perché ha vissuto in Kazakistan per così tanto tempo che conosce unicamente le sue regole, senza sapere che in realtà le cose dall'altra parte del mondo sono molto più complicate.

Pensa che Borat descriva gli americani nel giusto modo? Alcuni lo hanno definito anti-americano, ma io credo che questo film in realtà sia soltanto un modo diverso e divertente di pensare alle contraddizioni di quel paese. E' una commedia, ma nello stesso tempo un film che ti fa pensare, e credo sia questo il suo più grande merito.

Con questo film volevamo proprio far ridere e far riflettere insieme. Personalmente non credo che Borat parli solo degli americani, perché se esci fuori la porta di casa tua sicuramente troverai nel tuo vicinato una o due persone del tipo descritto in Borat, e lo stesso succederebbe in qualsiasi parte del mondo. Tutti hanno delle parti nascoste, dei segreti e a molta gente non vanno a genio certe persone per la città di provenienza, per il colore dei vestiti che indossano, ecc. Abbiamo realizzato Borat in America senza un motivo particolare e, se ci sarà un sequel, sono sicuro che ritroveremo quel tipo di persone anche altrove.

Com'è stato lavorare con Sacha Baron Cohen? E' una persona così folle e divertente anche nella vita di tutti i giorni?

Sacha è un ragazzo molto divertente, ma anche molto serio, un gran lavoratore che sa esattamente ciò che vuole e come lo vuole. E' un professionista, uno che, avendo a che fare con persone che non sono attori, non abbassa mai la guardia e rimane calato nel ruolo per tutto il tempo per rendere il tutto più credibile ed io credo sia molto più difficile questo modo di lavorare rispetto a un film normale.

Cosa pensa del fatto che Borat, nonostante il grande successo al botteghino, non sia stato considerato per nessun Oscar, se escludiamo quello per la miglior sceneggiatura?

Personalmente sono stato in disaccordo con le scelte dell'Academy, ma sappiamo bene che da quelle parti non sono grandi fan delle commedie.

Borat ha cambiato in qualche maniera il suo modo di recitare?

Non ha cambiato il modo in cui recito, ma di certo mi ha cambiato la vita. Ora tutti mi riconosco e arrivano molte più telefonate, e questo significa più lavoro.

Quali sono allora i suoi prossimi progetti?

Ho appena finito di girare un film intitolato Get Smart con Will Ferrell, Anne Hathaway e The Rock. Uscirà nell'estate del prossimo anno ed è un film molto divertente su una serie televisiva creata da Mel Brooks che parla degli agenti segreti che c'erano in America negli anni '60. Ora sto girando un altro film a New Orleans, una commedia molto divertente che uscirà il prossimo febbraio.

Ken Davitian, il braccio destro di Borat
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