Intervista esclusiva a David Dencik, protagonista di 'A Soap'

Abbiamo intervistato David Dencik, il protagonista di 'A Soap', nel corso del Festival di Berlino 2006

In caso di un'interpretazione misurata, equilibrata e complessa come quella di David Dencik in A Soap, è inevitabile la classica domanda su come si sia preparato per la parte. "La preparazione," spiega David, "si è svolta su diversi piani: ho incontrato un travestito di persona, ma ho effettuato tantissima ricerca su internet, visto che ormai si riesce a trovare tutto quello di cui c'è bisogno. Ho anche parlato con degli psichiatri, che mi hanno spiegato i meccanismi psicologici che scattano, come i travestiti vedono sè stessi, cosa li porta al desiderio di liberarsi del pene con un'operazione... e mi hanno spiegato che sono del tutto soli, non hanno nessun posto dove andare per sentirsi a proprio agio. Non ho avuto molto tempo, solo due settimane per preparare il personaggio, quindi mi sono anche affidato molto all'intuito su come comportarmi in alcune situazioni. E, "conferma su nostra domanda, "ho guardato il lavoro di altri attori su ruoli simili, in particolare penso a La mala educación di Pedro Almodóvar e al Dustin Hoffman di Tootsie. Avevo anche proposto di inserire un paio di dettagli che mi avevano colpito del film di Almodóvar, ma li abbiamo scartati perchè sarebbe stati sopra le righe e non volevamo essere di cattivo gusto. Con parti del genere è facile superare il limite. La cooperazione con la regista è stata importantissima".
Ma, per quanto interessato agli aspetti psicologici di Veronica, diventare lei è stato anche una prova fisica notevole, e Dencik non riesce a non sottolineare la drammaticità della ceretta totale che ha dovuto subire. Ma, come dice, fa parte del gioco.

Un ruolo del genere è sicuramente di grande potenza ed ha un grosso impatto sulla propria vita e David dice di essere entrato maggiormente in contatto con la sua parte femminile e di aver modificato la percezione delle donne. "Mi sono accorto di tanti dettagli che non notavo, mi sono iniziato ad interessare a come si muovono, come parlano, anche come lavorano. E devo dire che mi piaccio in abiti femminili. La prima volta che ho visto il film ero nervosissimo e l'ho visto da solo. La seconda volta è stata qui in concorso."
Per fortuna siamo in un periodo che lascia più spazio per poter parlare di storie simili, si pensi solo al profilerare di film con personaggi omosessuali reali e non stereotipati che continuano ad arrivare nelle sale (si pensi solo negli ultimi mesi a I segreti di Brokeback Mountain - che David confessa con rammarico di non aver potuto ancora vedere - e Transamerica), e Dencik si dice convinto che ci troviamo di fronte a una fase di svolta, che per i giovani di oggi è più facile relazionarsi con queste situazioni.

Attore anche di teatro e televisivo, ha trovato l'esperienza di A Soap in qualche modo simile al teatro, per il ristretto numero di personaggi e dei set, e per aver provato così tanto. Del cinema, rispetto al teatro, gli piace la possibilità di provare più volte e lavorare sui dettagli, ma considera entrambe le esperienze importanti per un attore. "Al cinema manca il riscontro immediato del pubblico. E' una cosa che a volte spaventa perchè non si ha una guida per capire se si sta facendo bene, se il lavoro funziona".

Ha già girato un altro film, che sarà nelle sale danesi la prossima estate, e continuerà a lavorare, come fatto finora, tra teatro, tv e cinema sia in Danimarca che in Svezia.

Intervista esclusiva a David Dencik, protagonista...
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