Il trono di spade

2011 - ....

Il trono di spade: 7 spinoff che vorremmo vedere in TV

Mentre in vari angoli d'Europa vanno avanti le riprese della settima e penultima stagione del popolarissimo show HBO, si parla sempre più insistentemente di uno (o più) spinoff per gli anni a venire. Ed esplorando la vasta backstory delle Cronache del ghiaccio e del fuoco, diventa evidente che di spunti per prequel avvincenti ce n'è a bizzeffe. Scopriamone qualcuno insieme.

Il trono di spade

2011 - .... – Fantastico
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Il trono di spade ha vinto ventiquattro Emmy Awards negli ultimi due anni. Alla sesta stagione, i suoi ratings continuano a migliorare, il suo impatto sulla cultura pop sempre più imponente e capillare... e se volete continuiamo. È evidente, di fronte a questi e ad altri fatti, che HBO ha trovato un tesoro quando ha affidato a David Benioff e a D.B. Weiss il compito di adattare per il piccolo schermo i romanzi delle Cronache del ghiaccio e del fuoco di George R.R. Martin, un tesoro che ha continuato a trainare la storica cable TV negli anni della "crisi" creativa che sembra non darle pace (le speranze, dopo la débâcle della seconda stagione di True Detective e lo psicodramma di Vinyl, sono ora riposte nell'attesissimo e ormai imminente Westworld).

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Ma quel tesoro si sta esaurendo; nonostante Martin debba ancora pubblicare i due ultimi libri della saga, nei piani degli showrunner de Il trono di spade il traguardo è in vista: i personaggi convergono verso Westeros, verso eventi culminanti e battaglie decisive, e la conclusione è vicina. Due stagioni appena e l'inverno sarà bello che trascorso. Visto il successo e il seguito praticamente senza precedenti, e vista la quantità di materiale narrativo che fa da sostrato alla saga di Martin, soprattutto l'imponente backstory, è comprensibile che già da tempo si parli della possibilità di spin-off/ prequel: Benioff e Weiss, reclamati dalle rispettive famiglie ed esausti dopo tanti anni di lavoro ininterrotto allo show più costoso, ambizioso e difficile da realizzare di tutti i tempi, se ne sono candidamente chiamati fuori, ma è assai implausibile che lo scrittore e la regina delle cable TV rinuncino a proseguire il loro felice sodalizio.

Il Trono di Spade: un'immagine del season finale The Winds of Winter

Ma quali potrebbero essere gli spunti concreti per questi spinoff/ prequel? I lettori delle Cronache del ghiaccio e del fuoco hanno ovviamente una valanga di proposte; sogni e fantasie rimaste inesplorate con il consumarsi del troppo breve tempo trascorso tra Essos e Westeros. Anche noi abbiamo le nostre; ma qui vogliamo provare a immaginare, guardando alla suddetta vasta e magmatica backstory, quali potrebbero essere gli spunti e gli elementi potenzialmente più allettanti per il pubblico de Il trono di spade, pronto a imbarcarsi in una nuova, elettrizzante avventura dopo l'inevitabile addio a quella che ci ha avvinto in tutti questi anni.

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Il Trono di Spade: Carice Van Houten e Kit Harington in un'immagine dell'episodio The Winds of Winter

Le antiche ere

Il sostrato immaginifico delle Cronache è smisurato innanzitutto in un respiro storico che affonda le sue radici nella leggenda: eventi e conflitti a cui si accenna a mala pena nello show ma che fungono da fondamenta a un possente universo narrativo, allo stesso modo in cui i miti narrati ne Il Silmarillion erano antefatto più volte chiamato in causa della storia narrata ne Il signore degli anelli. E dall'Imaginarium tolkieniano, con le sue dinastie, le sue guerre e i suoi cataclismi, non può affrancarsi del tutto quel grande appassionato degli scritti del Professore che è George R.R. Martin, che pure ha replicato con brutalità e disillusione all'eleganza e al manicheismo del suo modello, dando alla sua opera summa un carattere molto diverso da quello dei romanzi di Tolkien.

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Spinoff numero 1: Azor Ahai, l'ultimo eroe

Il trono di spade: l'attrice Carice Van Houten è Melisandre nella serie della HBO

Le antichissime dispute tra il magico popolo autoctono di Westeros, i Figli della foresta, e gli invasori, i Primi Uomini; le leggendarie gesta di eroi morti migliaia di anni prima dell'arrivo di Eddard Stark ad Approdo del Re; l'erezione della Barriera che protegge il continente dalla razzie dei Bruti e dall'orrore che giunge dal nord: tutto è immerso nell'oscurità, nel terrore e nel mistero. Pensiamo al mito di Azor Ahai, l'eroe della Lunga Notte evocato ne Il trono di spade soprattutto da Lady Melisandre, motivata nelle sue azioni non di rado sanguinarie dalla persuasione che Stannis Baratheon fosse la profetizzata reincarnazione del leggendario guerriero - anche se, come sapete, dopo la caduta di Stannis e la resurrezione di Jon Snow, il candidato è un altro.

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Azor Ahai

Di Azor Ahai si sa che fu l'eroe designato per liberare Westeros dagli orrori della Lunga Notte, un inverno che durò una generazione durante il quale, nelle parole della Vecchia Nan a Bran, "i sovrani morivano di freddo nei loro castelli come i pastori nei loro capanni; le donne soffocavano i loro bambini per non doverli vedere morire di fame, e sentivano le lacrime congelarsi sulle guance... In quell'oscurità gli Estranei giunsero per la prima volta. Spazzarono via regni e città, sui loro cavalli morti, andando a caccia di umani insieme a orde di ragni pallidi e grossi come mastini..." Per compiere l'impresa, Azor Ahai, aveva bisogno di un'arma senza pari, e le circostanze in cui forgiò Portatrice di Luce, una spada che sfolgorante di luce propria capace di spazzare via le orde di ragni spettrali e non morti degli estranei, sono tragiche e crudeli. Dopo due tentativi andati a vuoto di forgiare la sua insuperabile arma, Azor Ahai capì che per far nascere Portatrice di Luce serviva il più atroce dei suoi sacrifici: dopo aver lavorato 100 giorni per forgiarla, la temprò immergendo la lama nel cuore di sua moglie Nissa Nissa: "la sua anima si combinò con la spada creando Portatrice di luce, e il suo grido di angoscia ed estasi lasciò una crepa sul volto della luna". A parte la leggenda dell'investitura di Azor Ahai, nell'opera pubblicata di Martin ci sono pochi altri elementi sulla Lunga Notte, ma c'è certamente la possibilità di costruire attorno a questi una struttura narrativa e una nuova mitologia televisiva legata a quella che Martin chiama "l'età degli eroi". Per legarla alla serie che conosciamo ci sarebbe poi niente meno che il fondatore di casa Stark: Brandon il costruttore, l'uomo che progettò ed eresse la Barriera riservando alla Guardia della Notte le terre a sud di essa, il cosiddetto Dono di Brandon.

Spinoff numero 2: La guerra tra i Figli della Foresta e i Primi Uomini e la creazione degli Estranei

Ma volendo andare ancora più indietro nell'allostoria della saga, c'è un altro scenario, e un'altra guerra che potrebbero rappresentare uno spunto valido, richiamando tra l'altro personaggi che ne Il trono di spade abbiano effettivamente incontrato: una delle visioni di Bran nella sesta stagione, infatti, riguardava la creazione degli Estranei. In essa abbiamo visto Foglia, l'ultima sopravvissuta del popolo magico che Bran incontra nella caverna del Corvo con tre occhi, penetrare con una scheggia di ossidiana il cuore di un uomo, i cui occhi diventano blu quando diviene il primo della schiera degli Estranei, e non certo uno qualsiasi. Il suo volto è quello di Vladimir Furdik, che interpreta il Re della Notte.

Il re della notte

Un momento significativo, questo, della lunga guerra tra i Primi Uomini e i Figli della Foresta, con gli originari abitanti del continente indotti a creare il loro letale esercito di cui evidentemente persero presto il controllo, generando quella inarrestabile minaccia che, migliaia di anni dopo, rischia di spazzare via la vita nell'intero Westeros.
In seguito alla pace, che permise probabilmente ai Figli della Foresta e ai Primi Uomini di sconfiggere, temporaneamente, i nuovi nemici comuni, i due popoli riuscirono a convivere pacificamente fino all'invasione degli Andali, che portò allo sterminio dei Figli della Foresta e all'inizio di una nuova era per Westeros.

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Il trono di spade: la creazione degli Estranei in The Door

L'età dei draghi

Ci spostiamo momentaneamente a Essos per esplorare altri affascinanti elementi della backstory martiniana, perché, se le radici degli Stark sono nel sangue dei Primi Uomini, quelle dei Targaryen sono legate all'antica Valyria, la città dei Signori dei Draghi, popolo dagli occhi viola e dai capelli color dell'argento, dell'oro o del platino, che conquistò l'impero Ghiscari e buona parte delle terre occidentali di Essos, fino all'isola di Roccia del Drago, prima del Disastro - in inspiegabile e devastante cataclisma che ne sconvolse il territorio trasformando la penisola su cui sorgeva in un arcipelago da penisola che era - che ne causò la caduta irrimediabile.

Spinoff numero 3: Aegon il conquistatore

Aegon, Rhaenys e Visenya

Ai tempi della grandezza della Fortezza di Valyria la casata Targaryen, quella cui appartiene Daenerys (e, come sappiano dagli ultimi sviluppi dello show, Jon Snow), non era tra le più in vista: fu proprio Aegon Targaryen però, circa un secolo dopo il Disatro, a lasciare Roccia del drago, con la sua spada di acciaio valyriano Blackfyre, tre draghi e le due sorelle-mogli Visenya e Rhaenys, per partire alla conquista di Westeros. Il luogo dove atterrarono Vhagar, Meraxes, e Balerion il Terrore nero con in groppa i tre Targaryen, è "oggi" la capitale dei Sette regni, Approdo del Re.

E Aegon il conquistatore fu appunto il sovrano che unificò il continente, e gli antefatti, scontri e traversie che portarono a questa unificazione potrebbero essere materiale per uno show ricco e appassionante quanto quello che conosciamo e amiamo. Il dominio dei Targaryen durò quasi tre secoli, fino alla Ribellione di Robert e alla conquista del trono da parte dei Baratheon, e fu minacciato sin dall'inizio da intrighi, tradimenti e ribellioni: dall'insurrezione della Fede, oltraggiata dalle tradizionali pratiche incestuose dei Targaryen (che continuarono imperterriti a sposarsi tra di loro per non inquinare il sangue valyriano), alla Danza dei Draghi, una guerra di successione tra Aegon II e sua sorella Rhaenyra che portò allo sterminio degli ultimi draghi, fino alla ribellione dei Blackfyre, condotta da un ramo parallelo della casata che aveva preso il nome dalla spada di Aegon I. Insomma, non è in questa fase della storia del continente occidentale che mancano gli spunti affascinanti, né personaggi che, pur sommariamente caratterizzati negli scritti di Martin, hanno enormi potenzialità. Per dirne uno, tra i protagonisti della Ribellione Blackfyre c'è Brynden Rivers, un bastardo di sangue Targaryen che (stando agli indizi lasciati da Martin) ritroviamo un migliaio di anni dopo a nord della Barriera, con le sembianze dell'ultimo Veggente Verde: il Corvo con tre occhi.

Balerion il Terrore Nero

L'età contemporanea

Mark Addy è Re Robert nel pilot della nuova serie HBO Game of Thrones

Se si lasciasse ai fan la possibilità di scegliere il materiale narrativo da mettere al centro dello spinoff, abbiamo pochi dubbi che gli anni della Ribellione di Robert sarebbero di gran lunga in cima alle classifiche di gradimento. Questo conflitto rappresenta infatti l'antefatto più prossimo e significativo delle vicende narrate nel serial e nei romanzi, perché si tratta degli eventi che portarono alla caduta dei Targaryen, alla fuga di Vyserys e Daenerys nelle Città libere, alla conquista del trono da parte di Robert Baratheon, al suo matrimonio con Cersei e all'alleanza con Casa Lannister, alla nascita, in gran segreto, di un bimbo con sangue Targaryen e Stark, e via dicendo.

Spinoff numero 4: La ribellione di Robert

In foto primi dettagli della nuova serie HBO Game of Thrones

Incontreremmo il Re Folle Aerys, un giovane Tywin Lannister straziato dalla perdita della moglie, il mentore di Ned e Robert Jon Arryn, e soprattutto tutti i personaggi che abbiamo conosciuto ne Il trono di spade in una versione adolescenziale: i gemelli d'oro Cersei e Jaime, il piccolo Tyrion, le sorelle Tully e il sagace, minuto e scaltro Petyr Baelish, i brutali Clegane, i tre Baratheon, belli e gioviali Robert e Renly, severo e cupo Stannis, gli Stark Brandon, Ned e Benjen e la loro volitiva sorella Lyanna. E naturalmente l'affascinante e misterioso Rhaegar Targaryen, ai tempi del suo matrimonio con Elia (la sorella di Doran e Oberyn Martell); i tempi in cui scoprì il suo destino in una profezia che lo condusse a quel gesto che scatenò la Ribellione, ovvero il "rapimento" di Lyanna Stark, promessa sposa di Robert Barathon.

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La battaglia sul Tridente

Tutti i lettori delle Cronache hanno il loro "momento" di questa vicenda che non vedono l'ora di vedere rappresentato sullo schermo, e per ora sono stati accontentati quelli che aspettavano di visitare la Torre della Gioia per scoprire la verità sulla promessa di Ned a Lyanna. C'è chi sogna la Battaglia delle Campane, con protagonisti Robert e il migliore amico e generale di Rhaegar Jon Connington, un personaggio a cui abbiamo dovuto rinunciare nello show, e c'è chi smania per il leggendario duello sul Tridente tra il futuro sovrano e il principe dei draghi, terminato con quel fatale colpo di martello.

Lyanna e Rhaegar

Chi scrive fantastica da anni su qualcosa di meno sanguinoso: il Torneo di Harrenhall, descritto nei romanzi grazie a un racconto fatto da Jojen Reed a Bran Stark. Si tratta di un torneo particolarmente importante indetto da Lord Whent, allora signore di Harrenhal, che promise premi inauditamente ricchi per i vincitori: tutte le le famiglie più importanti e i cavalieri provetti dei Sette Regni, quindi, si ritrovarono nell'enorme, lugubre e sciagurato castello di Harrenhal, che porta le tracce della conquista di Aegon I Targaryen e del fuoco di Balerion. Il paranoide Re Aerys, che stava inesorabilmente perdendo la ragione insieme alla prestanza fisica, sospettava che a organizzare il torneo fosse stato in realtà suo figlio Rhaegar, per avere l'occasione di stringere con i nobili del regno un'alleanza per sottrargli il trono.

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Il trono di spade: Il Corvo a Tre Occhi e Bran in una foto di Oathbreaker

Fu al torneo di Harrenhal che il quindicenne Jaime Lannister fu insignito dell'onore di entrare nella Guardia Reale di Re Aerys; e qui una bellezza dorniana, Ashara Dayne, fece girare la testa a Ser Barristan Selmy e forse anche a Brandon e Ned Stark; mentre il Principe Raeghar veniva incaricato dal padre di scoprire l'identità di un misterioso cavaliere dallo stemma sconosciuto, dall'esile corporatura e dal grande coraggio, e dopo dieci giorni di giostre e combattimenti, vinceva il torneo per consegnare a Lyanna Stark la corona di fiori di regina dell'amore e della bellezza. Un anno dopo, il rapimento, ma noi siamo certi che è ad Harrenhal che è nata l'intesa tra i futuri genitori di Jon Snow; e forse non avremo nemmeno bisogno di uno spinoff, perché una visione di Bran potrebbe portarci ad Harrenhal già nella settima stagione de Il trono di spade.

La riabilitazione di Dorne

Il trono di spade: Peter Dinklage e Pedro Pascal nell'episodio Two Swords

Le vicende relative a Dorne - il più indipendente e fiero dei Sette Regni, e l'unico che prevede la successione alla discendenza femminile - sono la croce che pesa sul cuore dei lettori di Martin che seguono il nostro show. E a ragione, perché dire che le vicende dei Martell non abbiano avuto un trattamento soddisfacente nel nostro show è decisamente un eufemismo. Se la Vipera Rossa interpretata da Pedro Pascal era stata una delle cose migliori del quarto ciclo di episodi, nella quinta stagione le gesta delle figlie, le tre Serpi delle Sabbie, erano state tra i momenti più imbarazzanti dell'intero corso dello show; all'inizio della sesta s'è fatta praticamente tabula rasa della casata dei Martell con la morte del principe Doran e del figlio Trystane, spianando la strada per l'alleanza di Ellaria Sand e delle Serpi con Daeneris Targaryen contro i Lannister e spazzando via tutte le promesse, le alleanze caldeggiate, i piani a lungo cogitati, e soprattutto la dignità del Dorne libresco.

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Spinoff numero 5: I veleni del giovane Oberyn

Il trono di spade: Pedro Pascal e Hafþór Júlíus Björnsson in una scena dell'episodio The Mountain and the Viper

Uno spinoff che potrebbe restituire lustro all'immagine di Dorne, facendoci conoscere meglio la storia e le usanze, potrebbe avere al centro proprio i trascorsi dell'affascinante Oberyn, i suoi viaggi intorno al mondo, i suoi studi alla Cittadella di Vecchia Città, dove forgiò numerosi anelli prima di abbandonare la "carriera" di Maester, i suoi duelli e le sue imprese militari, e i suoi innumerevoli e multiformi amori. Al suo fianco, insomma, potremmo vedere Westeros da una nuova prospettiva, ricca di azione e più sexy mai.

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Spinoff numero 6: Nymeria, la regina guerriera

La regina Nymeria e Mors Martell

Ma volendo essere ancora più coraggiosi e, e riportare pure al centro dell'attenzione la figura femminile (trascurata nello show per il taglio di Arianne Martell, la primogenita di Doran) si potrebbe viaggiare più a ritroso per scoprire ciò che è all'origine delle peculiarità della società egalitaria di Dorne: la storia della regina guerriera Nymeria dei Rhoynar, che, quando le terre del suo popolo furono conquistate dalla Fortezza di Valyria, condusse i superstiti fuori da Essos. Attraversò il Mare Stretto con le sua favoleggiate diecimila navi e approdò a Dorne, dove siglò un'alleanza con la casata dei futuri principi sposando Mors Martell, e procedette a conquistare a suo nome l'intera regione, avendo la cortesia di risparmiare la vita ai sovrani sconfitti, che spedì alla Guardia della Notte. E se non vi bastano queste poche note per essere conquistati dalla prode Nymeria, ricordate che è proprio a lei che deve il suo nome il metalupo di Arya Stark.

Altre sottostorie "contemporanee"

Non abbiamo ancora parlato, in questa estemporanea esplorazione, di un'opera già pronta per l'uso per la quale Martin ha dato il benestare per un adattamento, e che quindi è in pole position tra le possibili fonti di spinoff: si tratta delle tre novelle dedicate alle gesta di Dunk e Egg, pubblicate in Italia con il titolo di Il cavaliere dei Sette Regni.

Spinoff numero 7: Dunk e Egg alla conquista del mondo

Dunk & Egg

I protagonisti sono il cavaliere errante di origini umilissime Dunk e il suo cencioso scudiero Egg, che si rivelerà essere un Aegon Targaryen (per la precisione il fratello di Maester Aemon: ricordate le sue ultime parole, "Egg, ho sognato che ero vecchio"?). Le tre novelle, dunque, sono la cronaca di fatti avvenuti una novantina di anni prima della Guerra dei Cinque Re narrata ne Il trono di spade, e narrano della nascita dell'amicizia tra Dunk e Egg e delle loro avventure in cerca di fortuna per i Sette Regni.

Quello che esploreremmo con Dunk e Egg sarebbe dunque più o meno il Westeros che conosciamo, in una declinazione vagamente più lieve, più cavalleresca e un po' meno sanguinaria; ma ci sono altri angoli fertili del mondo delle Cronache da cui si potrebbero sviluppare spinoff o produttive storyline parallele. Prendiamo la Fratellanza senza vessilli, gruppo di banditi dal cuore d'oro (beh, si fa per dire) capitanata dal più volte redivivo Lord Beric Dondarrion e dal simpatico Thoros di Myr; gli Uomini senza volto di Braavos e il loro singolare business della morte; e la Cittadella di Città Vecchia, da dove potremmo esplorare, con o senza Oberyn Martell, i segreti e le profezie della storia di Westeros e Essos, magari in compagnia di un manipolo di giovani studiosi con il bernoccolo dell'avventura.

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E i sequel?

Il Trono di Spade: Tyrion e Daenerys guidano la flotta nell'ultima scena di The Winds of Winter

Siamo alla fine del nostro excursus, e avrete notato che abbiamo preso in considerazione soltanto possibili spunti per prequel o spinoff grosso modo coevi ai fatti narrati ne Il trono di spade. E vi domandate perché? Ci riuscite, voi a immaginare un sequel? A farvi un'idea di ciò che sarà dei Sette Regni dopo la fatidica Battaglia per l'Alba contro gli Estranei, e del futuro dei sopravvissuti, se ce ne saranno? Comunque vada, che ci sia pace o annichilimento totale, dopo il finale "dolceamaro" che promette George R.R. Martin difficilmente Westeros sarà più quello che abbiamo conosciuto fino ad oggi. L'era del gioco del trono tramonterà per sempre per lasciare spazio a una nuova epoca, a una nuova misteriosa primavera. Il che non si significa necessariamente che non sarà rimasto nulla da raccontare, ma di sicuro è impossibile azzardare ipotesi che abbiamo qualche merito.
Buon lavoro, dunque, a George e alla HBO; nell'attesa, non vi preoccupate, noi continueremo a fantasticare.

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