Il diavolo veste Prada

2006, Commedia

Il diavolo si chiama Meryl

La Streep incanta Venezia anche grazie alla strepitosa performance nel ruolo di Miranda Priestly che potrebbe fruttarle l'ennesima nomination agli Oscar.

Elegante e spiritosa, Meryl Streep arriva a Venezia per presentare la sua ultima pellicola in cui svolge il ruolo di mattatrice assoluta: Il diavolo veste Prada. Accompagnata dal regista David Frankel e dai co-interpreti Stanley Tucci e Anne Hathaway, la Streep catalizza inevitabilmente l'attenzione della stampa anche grazie alla strepitosa performance nel ruolo di Miranda Priestly che potrebbe fruttarle l'ennesima nomination agli Oscar.

I suoi ultimi film, The Manchurian candidate e Il diavolo veste Prada la vedono nei panni di donne dure, dal piglio militaresco, abituate a lottare. Come mai questa scelta?

Meryl Streep: Questi sono i ruoli che scrivono per le donne della mia età. In effetti il ruolo di Miranda era piuttosto insolito, è un personaggio sopra le righe. Sta a me rendere questi ruoli più realistici con la mia interpretazione.

E' vero che Anna Wintour, la direttrice di Vogue a cui è ispirato il personaggio di Miranda, ha cercato di bloccare l'uscita del film?

Meryl Streep: Non è vero, anzi è venuta anche alla proiezione e si è divertita molto. In realtà il mio personaggio non è modellato esattamente su di lei, e non le somiglia neanche fisicamente. Anna Wintour è inglese e anche Miranda, nel romanzo, è inglese. Invece la mia Miranda è americana, noi non abbiamo mai avuto intenzione di trasformare il mio personaggio cambiandogli nazionalità perché volevo avere la massima libertà di concentrarmi su altri aspetti. Perciò non ho avuto un solo modello, ma ho rubato qua e là ispirandomi a persone che ho incontrato nel corso degli anni.

Cosa l'ha spinta a interpretare il personaggio di Miranda, una donna molto forte inserita in un contesto comico con un finale piuttosto buonista?

Meryl Streep: Il film si presenta, in un certo senso, come una favola, però le persone come Miranda esistono veramente, soprattutto in ambienti come quello della moda o dello spettacolo, anche se di solito sono uomini. Per quanto riguarda la scelta del personaggio, io di solito decido in base alle sceneggiature e privilegio gli script di buona qualità, scritti bene e che mi appassionano. Quando ho letto questo script l'ho trovato molto bello e, secondo me, non così lontano dalla realtà.

Si è mai trovata a fare dei sacrifici o a dover scegliere tra il lavoro e la famiglia come i personaggi del film?

Meryl Streep: Ovviamente quando lavoro devo sempre pensare alla famiglia e questo, in parte, influenza il mio lavoro, la scelta degli script, visto che devo tener conto della durata delle riprese, della distanza da casa e dei miei impegni personali. Però sono stata molto fortunata, non ho dovuto fare troppi sacrifici, e ho più tempo libero di chiunque faccia un lavoro fisso. Ovviamente occorre abituarsi all'incertezza, all'idea che il lavoro non è mai sicuro e può sempre finire.

Negli '70 - '80 ha interpretato moltissime pellicole drammatiche, film seri, impegnati. Ora è passata alle commedie brillanti. Da cosa dipende questo cambiamento?

Meryl Streep: Non ci sono ruoli seri per donne di cinquant'anni. Comunque anche in un film brillante come questo le nostre intenzioni erano serie, quando lavoro affronto sempre con grandissimo impegno il mio lavoro, di qualunque ruolo si tratti.

Quanto è importante la moda nella vita di tutti i giorni?

Meryl Streep: Se dovessero dare un titolo alla mia autobiografia una buona parafrasi sarebbe "Il diavolo si veste di stracci". In realtà mi interessa molto vedere come si presenta la gente, quali abiti indossa, all'università mi sono laureata in design dei costumi perciò questo aspetto mi affascina molto, ma personalmente non dedico molto tempo al mio look. Non ho migliorato la situazione neanche dopo il film perché tutti i bei vestiti indossati durante le riprese sono stati venduti a un'asta per beneficenza.

Anne Hathaway: La mia autobiografia, invece, si intitolerebbe "Lavori in corso". Nella vita di tutti i giorni la moda è un hobby, mi piace leggere riviste di moda e design, mi affascinano l'inventiva e la fantasia di chi lavora nel settore. Come attrice mi piace prepararmi bene quando devo affrontare gli eventi pubblici perché mi sento ancora vulnerabile e insicura.

Come sarebbe ricevere un'altra nomination agli oscar per questo film?

Meryl Streep: Chi lo sa...se accadesse sarebbe bellissimo.

Stanley Tucci, nel film interpreta una specie di guida per Andy, qualcuno che la aiuti a muovere i passi giusti per ottenere successo.

Stanley Tucci: Anche io quando ho iniziato a fare l'attore ho incontrato molta gente che mi ha aiutato con i suoi consigli. Quando sei all'inizio magari non te ne rendi neanche conto. Comunque ancora mi stupisco di non essere più il giovincello delgi esordi, ma di essere addirittura io a interpretare il ruolo del maestro.

E' stato difficile interpretare un esperto di moda gay?

Stanley Tucci: Non ho avuto molto tempo di preparami perché quando mi hanno chiamato stavano già per iniziare le riprese e sono stato catapultato sul set. Probabilmente a Hollywood avevano già esaurito tutte le altre possibilità così hanno chiamato me. Lo script era già perfettamente delineato, non c'era molto da inventare così mi sono ispirato ai veri stilisti e addetti ai lavori che avevo conosciuto in passato. La moda e i costumi mi piacciono molto, ho una particolare attenzione per i vestiti e per gli abbinamenti e mi piace molto fare shopping, sicuramente più di mia moglie anche se ora pure lei sta migliorando.

Il diavolo si chiama Meryl
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