L'asilo dei papà

2003, Commedia

Recensione L'asilo dei papà (2003)

Una produzione senza senso, Eddie Murphy dà il peggio di sè. Evitatelo.

Alessandro Puglisi

I vostri figli sono in cattive mani

Solitamente, nel parlare di un film, è indispensabile, oltre ad accennare qualcosa sulla trama, dire la propria sulla regia, sulla recitazione, sulla sceneggiatura, sul significato; in senso più generale dire la propria su quello che il film ci ha dato.
Fatta questa doverosa premessa passiamo, non senza un pizzico di preoccupazione, a parlare di L'asilo dei papà. Da un soggetto scialbo e insignificante di Geoff Rodkey, Steve Carr, già visto "all'opera" ne Il dottor Dolittle 2, confeziona una regia da dimenticare, che non aggiunge nulla alla assoluta piattezza della pellicola.

Per tutti i 93 minuti della sua durata viene da chiedersi come si fa a produrre, a investire denaro in un film come questo e, d'altra parte, come può succedere che anche solo un ridottissimo numero di persone possa spendere i propri soldi per assistere a spettacoli tanto indegni.
E' difficile trovare anche un solo spunto interessante, qualcosa di cui valga la pena parlare positivamente. Fa specie vedere un Eddie Murphy ai suoi minimi di recitazione; in lui non emergono più le buone capacità mimiche che lo hanno reso famoso e per le quali il pubblico ha imparato ad apprezzarlo, fermo restando la sua connotazione artistica spiccatamente comica.
Sembra quasi che il film in questione sia stato confezionato di fretta, senza alcuna voglia, giusto per offrire al pubblico qualcosa di poco impegnativo, con cui passare un'ora e mezza di spensieratezza e risate, naturalmente all'insegna dell'happy end.

Ma il problema sta proprio qui: c'è ben poco da ridere. Numerose sono nel film le situazioni che dovrebbero strappare un sorriso, ma vengono sviluppate male e sfruttate ancora peggio, con il risultato che più che divertire, spingono proprio alla disperazione.
E' ovvio che in determinati casi, e questo è uno di quelli, è superfluo discutere di aspetti meramente tecnico-artistici. Lo schema è quello della classica commedia americana, con l'aggravante di presentare qualcosa di già estremamente banale in maniera scontata e sciatta.
Di prodotti così ne abbiamo visti a bizzeffe, e ci vuole ben altro per sorprenderci.
Null'altro da segnalare per quanto riguarda cast e musiche, che si attestano nella mediocrità più assoluta.
Certo, è triste arrivare a fine articolo senza aver detto nulla di anche lontamente sufficiente, ma è nostro compito mettere a disposizione le nostre impressioni. Dicendo bene di questo film, contravverremmo al nostro dovere, spacciando per accettabile un obbrobrio.

Arrivati a questo punto, ritorniamo un attimo alla premessa e chiudiamo il cerchio, concludendo. Abbiamo detto che è doveroso dire la propria su quanto il film ci ha lasciato. Ebbene, di questo film non rimane niente, a breve scompare anche il semplice, e triste, ricordo.
Consci che a qualcuno sicuramente potrà piacere (del resto il pubblico è vario, e su questo non sindachiamo), archiviamo il tutto e stendiamo ancora una volta un velo pietoso, provando a dimenticare.

Recensione L'asilo dei papà (2003)
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