I milioni di Gunther, la recensione: documentare il surreale in una storia reale

La recensione de I milioni di Gunther, docu-serie firmata Netflix su un cane milionario, un proprietario sognatore e tanti, troppi, misteri.

I milioni di Gunther, la recensione: documentare il surreale in una storia reale

Ci sono storie talmente assurde che il loro racconto pare oltrepassare i confini del documentario per affiancarsi a quello della pura finzione. Sono vicende tanto paradossali, quanto reali, proprio come quelle del cane Gunther, un pastore tedesco che negli anni Novanta eredita dalla propria padrona milioni di dollari per poi ritrovarsi al centro di attenzioni, parate mediatiche, diatribe e una gestione patrimoniale segnata da dubbi, misteri, e dolori mai esorcizzati.

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I milioni di Gunther: i cani protagonisti in una scena della docu-serie Netflix

Come sottolineeremo in questa recensione de I milioni di Gunther, il documentario disponibile adesso su Netflix afferra a piene mani una vicenda così surreale per analizzarla, dissezionarla in ogni sua parte, dando voce a chi si è trovato, più o meno consciamente, protagonista di questa stramba storia. Eppure, in questa disamina quasi investigativa - e a tratti psicologica - troppo vuole essere detto, e poco spiegato; si finisce così per essere trascinati in una rete di tante domande, e poche risposte, molteplici suggestioni e rare concretezze. Ciò che ne risulta è un racconto sì interessante, ma solo allo stato superficiale perché il resto viene perso in una nebbia disorientante, che spinge lo spettatore dal centro dell'opera, ai suoi margini, solo, senza guide che lo aiutino a capire, muoversi, scoprire cosa veramente sia vero e cosa manipolato.

I milioni di Gunther: la trama

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I milioni di Gunther: il cane protagonista a tavola nella docu-serie Netflix

Quattro puntate: è questo il limite massimo che si sono imposti i creatori Aurelien Leturgie (anche regista) ed Emilie Dumay per raccontare la stramba vicenda del pastore tedesco Gunther e del suo padrone Maurizio Mian. Una vicenda tutta italiana (anzi, toscana) che prende le mosse dalla morte della contessa tedesca Carlotta Von Liebenstein e dell'eredità lasciata al suo fedele cane Gunther 3°. Da quel momento la dinastia del pastore tedesco è proseguita, accudita dalle attenzioni di Maurizio Mian e dai suoi collaboratori. Nel corso delle varie puntate la serie tv tenta di ricostruire i fatti che portarono Gunther e il suo padrone a creare un fondo fiduciario, passando per le leggende e i miti che nel corso degli anni hanno avvolto la realtà. Una storia che intreccia Pisa con gli Stati Uniti, passando dalla villa di Miami acquistata dalla pop star Madonna, fino ad arrivare alla creazione di esperimenti sociali alquanto ambigui e poco raccomandabili.

La lacuna di un viaggio surreale

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I milioni di Gunther: una scena della docu-serie Netflix

C'era una volta un cane miliardario e un amministratore sognatore; c'era una volta un desiderio di afferrare la felicità e rinchiuderla nel corpo di giovani aitanti, destinati a essere sfruttati come cavie in un laboratorio dorato, ma moralmente ambiguo; c'erano una volta dei soldi, tanti soldi, e l'incertezza su come utilizzarli; c'era una volta una contessa, o forse no; c'era una volta un cane che di quella contessa era la proiezione del figlio scomparso, o magari no. Ed è proprio partendo da queste continue incertezze, lacune ombrose lungo un percorso tanto accattivante nella sua assurdità, quanto dissestato e poco lineare nel suo sviluppo narrativo, che I milioni di Gunther prova a coinvolgere un pubblico curioso senza accorgersi che, minuto dopo minuto, non fa altro che allontanarlo da sé. È una spinta mai improvvisa, ma lenta, cauta, e comunque respingente, quella risultante dal passaggio da un episodio all'altro di questa docu-serie che non riesce proprio a sviluppare quanto vorrebbe nella sua disamina di una vicenda interessante e ai più sconosciuta.

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Ereditare il disordine

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I milioni di Gunther: un'immagine tratta dalla docu-serie Netflix

La notizia di un cane - e dei suoi discendenti - divenuto miliardario è un materiale succulento, gustoso, ma una volta finito tra le mani di Aurelien Leturgie diviene elemento sterile, senza gusto, confusionario. Le interviste e i materiali di archivio vengono montati spesso senza seguire un discorso lineare; si passa da un momento preciso di questa vicenda a un altro senza continuità di corso, lasciando molti discorsi aperti, e altri ripresi, per poi non essere mai del tutto conclusi. Gli intervistati si pongono davanti alla macchina da presa in momenti temporali ben distanti tra di loro, comportando una reiterazione ridondante di concetti già ampiamente toccati, e altri lasciati sospesi. Un senso di disordine primordiale aleggia su questo prodotto, depotenziando ogni scoperta, o sorprendente rivelazione. Anche la scelta di mixare parti doppiate e altre lasciate in originale nel corso di una stessa intervista, risulta ingiustificata e straniante, destabilizzando lo spettatore che si approccia al documentario scegliendo come lingua di visione quella italiana.

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Il paradosso della ricchezza (d'informazioni)

È un macchinario senza coesione di insieme, I milioni di Gunther. Ogni suo pezzo è assemblato in maniera grossolana; ogni personaggio è chiamato ad aggiungere un tassello narrativo ed esperienziale al patchwork disordinato delle varie testimonianze, risultando quasi forzato, caotico e confuso. Volendo toccare quanti più punti possibili di una vicenda che di spunti narrativi e indagativi ne offre molteplici, i creatori non si accorgono che al fine di inseguire lo spettro della quantità, sacrificano il corpo della qualità.

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I milioni di Gunther: una foto della docu-serie Netflix

È un'ingordigia nozionistica, I milioni di Gunther. Un banchetto senza buffet, ma a portate continue che non permettono di gustare un pasto, che subito un altro è pronto a sostituire quello in atto. E così lo spettatore si deve accontentare di assaggiare, ma mai assaporare a fondo ogni informazione ricevuta; si deve accontentare, cioè, delle briciole, di grandi presentazioni e anemici assaggi. Incapaci di accettare l'idea che qualcosa possa essere tralasciato, i due creatori chiedono, suggeriscono le risposte, bombardano di continue informazioni gli spettatori senza ricercare un senso armonico in così tanto disordine. Una scelta sicuramente di successo per un'operazione cinematografica, ma del tutto suicida quando si tratta di un documentario, di un'opera, cioè, che dovrebbe incuriosire per insegnare, attirare per informare. Si lascia così lo spettatore disorientato, sperduto, con pezzi di macchinine da costruzione tra le mani private di istruzioni d'uso e nella mente tanta, troppa, confusione.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione de I milioni di Gunther sottolineando come questa nuova docu-serie targata Netflix aveva tutti i presupposti per risultare un'opera di successo, se non fosse che il desiderio di toccare ogni punto saliente di questa vicenda surreale, ha portato i creatori a sviluppare un prodotto alquanto confusionario e poco lineare. La storia del cane milionario, e dell'organizzazione creatasi alle sue spalle si presenta come qualcosa di accattivante, per poi risultare un piatto un po' insipido e insapore.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
4.1/5

Perché ci piace

  • La storia alla base.
  • La quantità di materiale di repertorio.

Cosa non va

  • La ridondanza delle nozioni trattate, a discapito di argomenti lasciati sospesi.
  • La mole di informazioni con cui lo spettatore viene bombardato, messa insieme senza armonia e linearità.
  • Poca coesione di racconto.
  • La scelta di mescolare parti in inglesi (e quindi doppiate) e altre in italiano nel corso della stessa intervista.