Frontiers

2007, Horror

Frontiers: gli incubi di Xavier Gens conquistano Ravenna

Tra qualche bicchiere di Sangiovese e i litri di sangue versati nel truculento Frontiers, ecco il nostro incontro con Xavier Gens al Ravenna Nightmare 2008.

La partecipazione al Ravenna Nightmare 2008 è stata per Xavier Gens, regista di Frontiers, una sorta di marcia trionfale. Prima c'è stata la proiezione in una sala gremita, col ritmo adrenalinico della pellicola che ha tenuto tutti quanti inchiodati alla poltrona, facendo sì che molti poi accusassero il colpo, di fronte all'inaudita violenza di certe scene. Quasi conseguentemente l'incontro del regista col pubblico è stato molto intenso e animato; tante le domande rivolte e Xavier che, da parte sua, non si è certo tirato indietro, replicando con scioltezza a ogni sollecitazione e scomodando nomi importanti, sia a livello di modelli cinematografici che di figure assai chiacchierate della scena politica transalpina.
Se Non aprite quella porta è stato chiamato in causa più volte, quale punto di riferimento per il genere horror, l'autore di Frontiers non si è fatto alcun problema a commentare l'evidente côté politico del film, lanciando frecciatine a ripetizione contro il presidente Nicolas Sarkozy e contro il pericolo rappresentato dall'estrema destra in Francia, o per meglio dire in Europa.
Il film, come dicevamo, ha un impatto molto forte. A coronamento di questa esperienza festivaliera destinata a generare discussioni, con critiche e consensi equamente distribuiti, è infine arrivato il primo premio del concorso internazionale, annunciato da un maestro del cinema di genere quale Ruggero Deodato, qui nelle vesti di presidente della giuria.

Il nostro desiderio di incontrare privatamente Xavier Gens e approfondire alcune questioni emerse durante l'incontro col pubblico è stato presto esaudito, sia per la disponibilità sempre dimostrata dal regista francese, sia per la fortuna di averlo rintracciato a tavola durante una pausa della kermesse festivaliera. Evidentemente il colore rosso del sangue versato a litri nelle scene più cruente di Frontiers si sposa bene con quello del Sangiovese, ad ogni modo il simpatico Xavier si è prestato volentieri al gioco, togliendoci qualche altra curiosità sulla realizzazione del film e sul suo modo di intendere il cinema.

Xavier, il tuo Frontiers ricorda molto da vicino Non aprite quella porta di Tobe Hooper, sia per il blood & gore che dal punto di vista politico. Cosa pensi di tale modello cinematografico? E perché hai scelto di parlare dell'Europa di oggi, girando un horror così estremo?

Xavier Gens: Ritengo che si tratti di un tributo al film di Hooper ma al tempo stesso di una pellicola profondamente europea. E questo mi consente di parlare dei problemi politici nel mio paese. Già, secondo me è molto importante che Frontiers abbia una connotazione francese e alluda a problematiche europee. Ed è per questo motivo che l'azione ha luogo nel 2002, così da offrire un punto di vista sulla mia epoca e sulla mia identità. Per me la componente orrorifica del film consiste proprio nel mostrare la violenza di certe idee politiche.

Ricordo che rispondendo alle domande del pubblico hai parlato di una forte influenza del cinema italiano, alludendo ai film di genere degli anni settanta ma anche a Pasolini. Cosa puoi aggiungere, a tal proposito?

Ovviamente considero Pier Paolo Pasolini un maestro. La costruzione drammatica del mio film si ispira a tre dei gironi del marchese De Sade, che Pasolini utilizzò in Salò o le 120 giornate di Sodoma. Tre parti. Una sul sesso, un'altra sulla merda e l'ultima sul sangue.
Sì, per me Salò ha avuto una grande influenza su Frontiers.
Ma col mio film ci si diverte molto di più!
(sorride)

Quale è di solito la reazione del pubblico e della critica di fronte al film?

Quando la sala è piena l'atmosfera è simile a quella di un concerto rock. Durante il Midnight Madness a Toronto e in molti altri festival c'è stata una reazione forte. In Francia ci sono parecchi fan del film che lo amano veramente; e ci sono altri a cui non piace perché lo trovano troppo citazionista.

Karina Testa in una scena del film Frontière(s)
La pellicola suscita certe reazioni emotive anche per merito degli interpreti, a partire dalla giovane donna che tenta di sopravvivere in situazioni sempre più crudeli, rivelando fino alla fine una grande intensità. Come hai conosciuto Karina Testa, l'attrice in questione?

L'ho incontrata al festival di Cannes tre anni fa. E le ho subito chiesto se accettava di tuffarsi nel fango e farsi tagliare i capelli. Lei ha accettato, io le ho dato il ruolo. Nel film è davvero grandiosa.

E chi è invece l'attore che interpreta il vecchio nazista?

Oh, si chiama Jean-Pierre Jorris ed è uno straordinario attore di teatro. Ha lavorato pure con Peter Brook. È uno veramente forte e occorre dire che è una gran brava persona, nella vita reale.

Come hai trovato le location adatte per un film così?

Avevo in mente le location molto prima che iniziassimo a girare. Anzi, si può dire che abbia scritto la sceneggiatura pensando a determinati luoghi. Altrimenti sarebbe stato impossibile realizzare il film. Così sono riuscito a ottimizzare il budget, per ottenere un prodotto di maggior valore sullo schermo.

Venendo proprio alle questioni produttive, pare che in Francia negli ultimi anni si realizzino molti più horror e thriller. Hai incontrato qualche difficoltà nel produrre una pellicola come Frontiers?

Sono stato molto ma molto fortunato, perché abbiamo trovato l'accordo con una rete francese che in effetti è solita sostenere l'horror, nel nostro paese: Canal +. Con loro abbiamo raccolto un budget di circa 2 milioni di EURO. E così abbiamo trovato la scorciatoia per realizzare il film con fondi adeguati.

Che idea ti sei fatto del festival, venendo come ospite al Ravenna Nightmare?

L'atmosfera è decisamente "cool", lo staff è stato fantastico e poi ho potuto incontrare un maestro come Ruggero Deodato, che amo parecchio. Anche lui è un personaggio fichissimo. In più ho vinto il primo premio del concorso lungometraggi e questo mi rende davvero felice.

Che genere di lavori hai realizzato prima di Frontiers e quale sarà il tuo prossimo film?

Prima di Frontiers ho fatto un po' di pubblicità e qualche videoclip. Ho girato anche alcuni cortometraggi.
Subito dopo il film che avete visto ho anche diretto Hitman per la 20 Century Fox, ma non ne sono molto soddisfatto.
Mentre ora sto preparando il mio prossimo lungometraggio. Il film si intitola Vanikoro e sarà la storia di un naufragio, avvenuto nel 1788...

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