Il Racconto dei Racconti

2015, Drammatico

Il Bif&st celebra Matteo Garrone: “Un errore portare Il racconto dei racconti a Cannes”

Nella giornata inaugurale del festival di Bari, l'autore romano ha ricevuto il Premio Mario Monicelli alla regia. Un'occasione per riscoprire la genesi di un film ambizioso e le ispirazioni artistiche alla base di un'opera visionaria.

Matteo Garrone
Matteo Garrone

48 anni, regista, sceneggiatore, produttore

Dalle sponde del Mar Tirreno alle rive dell'Adriatico. Da Napoli a Bari, con un salto orizzontale in un Sud esplorato attraverso la lente della fiaba. Così le storie grottesche del partenopeo Giambattista Basile arrivano in Puglia, e per Matteo Garrone e il suo Il Racconto dei Racconti venire a Bari è stato un po' come tornare a casa, sia per le radici baresi dei nonni del regista, che per il set pugliese dove è stato ricostruito uno dei tre regni visti nel film. Le spesse mura del Castel del Monte hanno infatti ospitato l'episodio La Pulce, mentre la cavernosa dimora dell'orco è stata ricostruita nei pressi di Mottola, in provincia di Taranto. A quasi dieci mesi dall'uscita di un film coraggioso e per questo controverso, il Bif&st 2016 decide di riconoscere a Garrone il Premio Mario Monicelli alla regia e dedicare un focus alla sua ultima, ambiziosa creatura cinematografica.

Il Racconto dei Racconti: Matteo Garrone sorridente sul set del film

Il Racconto dei Racconti si impone come opera dissonante sia nel nostro cinema che nella filmografia dello stesso regista che ammette: "In ogni nuovo progetto cerco strade nuove da esplorare, che fungano da stimolo. Questa volta però è stata una vera e propria rivoluzione, perché di solito negli altri miei film partivo dalla realtà per arrivare ad una dimensione più immaginifica, mentre questa volta è successo esattamente il contrario". E se Garrone si definisce uno "spericolato incosciente", è facile capire come la produzione de Il Racconto dei Racconti assomigli ad una gestazione desiderata ma difficile, dolorosa ma necessaria, come quella della sua regina di Selvascura, capace di mangiare un intero cuore di drago pur di esaudire il suo desiderio creativo.

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Genesi di una follia

Matteo Garrone al Bif&st di Bari, 2016

L'ultimo segmento della carriera di Garrone possiede una grande coerenza autoriale, perché sembra un lento e graduale allontanamento dalla realtà. Se Gomorra ne è stata la cronaca e la copia, Reality è stata la sua esasperazione distorta, mentre Il Racconto dei Racconti ne segna la definitiva fuga. Ma come è nata l'ispirazione per questa radicale virata? "Tutto è partito da una chiacchierata con un mio amico pittore, Gianluigi Toccafondo, che mi ha parlato di Basile. Prima di allora non lo conoscevo e dopo aver letto i suoi racconti ho avvertito un legame fortissimo e una grande affinità tematica: l'amore per il grottesco, il magico, il deforme. Il tutto raccontato con mettendo sempre in primo piano l'umanità. Dopo averlo scoperto e apprezzato, ho ritenuto Basile uno degli autori più sottovalutati di sempre, per cui il film è stato una grande occasione per dare visibilità internazionale alla sua poetica. E a proposito della connessione che ho sentito con lui, se ci penso, L'imbalsamatore è un film che in maniera del tutto inconscia sembra molto influenzato da questo stile". Il Racconto dei Racconti è film fantastico, girato in inglese, un'opera italiana che esplora un genere a cui il nostro cinema è refrattario.

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Matteo Garrone al Bif&st di Bari

Una "sfida folle" che è costata a Garrone più di qualche sacrificio, come ricorda di fronte alla platea pugliese: "Quando ripenso alla lavorazione del film, non ho solo bei ricordi, anzi. È stata un'opera complessa e molto strutturata che, come tale, ha creato delle difficoltà enormi. Dovevo gestire una troupe composta da più di 100 persone, ho affrontato problematiche tecniche nuove per me come la massiccia presenza degli effetti speciali. Credetemi, girare avendo green screen ovunque è una cosa molto frustrante.
Sul set ero spesso teso e la solitudine del regista in quei giorni era amplificate, soprattutto considerando che, avendo anche prodotto il film, ho persino ipotecato la mia casa
".

Visione barocca

Il Racconto dei Racconti: Salma Haye con John C. Reilly in una scena del film

Quello che rimane impresso, in maniera indelebile e innegabile, è l'universo visivo messo in scena da Garrone, capace di ricreare un mondo ricco e articolato, abitato da creature mostruose, orchi e draghi, ma sempre ancorato ad una credibilità di fondo. "Credo che sia un errore ritenere Il Racconto dei Racconti un fantasy, perché è piuttosto un racconto fiabesco che non dimentica mai uno stretto legame con la realtà. Venendo dalla pittura, per me la cura dell'aspetto visivo era fondamentale, una priorità assoluta. Per questo il mio è stato un lavoro di osmosi sia con il direttore della fotografia (Peter Suschitzky) che con il costumista (Massimo Cantini Parrini, presente all'incontro). Ad esempio abbiamo voluto legare ad un colore ben preciso ognuno dei tre regni rappresentati nel film. Il castello di Salma Hayek ha dei riferimenti alla Spagna del Seicento, con una predominanza del nero. Il castello di Vincent Cassel è molto legato al tema dei sensi, della passione carnale, per cui abbiamo optato per il rosso. Invece il castello di Viola è dominato dall'azzurro e dal verde. Sicuramente alla base della mia ispirazione artistica c'è la pittura barocca, con una particolare predilezione per Caravaggio. Mentre Goya è stato un altro riferimento, grazie alla sua passione per le forme sgraziate, deformi e destabilizzanti".

Vincent Cassel e Stacy Martin in una scena del film

Il resoconto dei racconti

Il Racconto dei Racconti: Stacy Martin è la giovane Dora in una scena del film

Tutto nasce da una scelta, doverosa e dolorosa. Si perché Lo cunto de li cunti di Basile è una raccolta di cinquanta fiabe, impossibili da raggruppare in un'opera cinematografica. "Essere costretto ad una cernita del materiale è stato molto difficile, perché la ricchezza e la varietà tematica del libro è incredibile. Alla fine ho optato per tre racconti che avessero una coerenza di fondo, infatti si tratta di storie fortemente basate sull'archetipo del desiderio e del cambiamento, il che mi ha permesso sia di inserire molta azione e dinamismo, oltre a rendere il film sempre molto attuale. Un altro punto di contatto tra i racconti è quello della femminilità; alla fine parliamo di donne riprese in tre età diverse. Ecco, se devo essere sincero, la varietà del testo d'origine è tale che forse la serialità sarebbe stato il modo migliore per presentarle al pubblico. Un'idea che mi venne in mente già ai tempi di Gomorra, quando però le serie TV non erano così affermate come ora". E se la prospettiva di una serializzazione de Il Racconto dei Racconti è molto difficile, il ricordo dell'esperienza al Festival di Cannes non è dei migliori: "Forse, col senno di poi, devo ammettere che portare il film a Cannes è stato un errore. Di solito in Francia i film anglofoni diretti da registi che non sono né inglesi, né americani non sono ben visti. Sarebbe stato meglio puntare su un evento anglosassone, ma alla fine i festival passano e sono soltanto i film a restare".

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Il Racconto dei Racconti: Vincent Cassel in una scena del film

Tra pentimenti e nuove forme di messa in scena, il lungo e ambizioso percorso de Il Racconto dei Racconti non si è ancora fermato perché il film uscirà il prossimo 21 aprile negli Stati Uniti e a giugno in Inghilterra. "Sono due territori importanti, anzi sono le due nazioni su cui abbiamo sempre puntato di più". È il destino di un film che vive di scommesse, di slanci visionari e lucidi resoconti. Un'opera a cui va dato il merito di aver rischiato, sollevando il nostro cinema oltre il già visto, per raccontare la bellezza e la bruttezza dell'uomo, narrando con occhi nuovi fiabe diverse da quelle a cui siamo sempre stati abituati. E, dall'alto di questo volo inedito, c'è chi si è goduto il panorama e chi ha solo sofferto di vertigini.

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