Emma Stone, che occhi grandi che hai: una carriera da favola e da Oscar

Sorriso lucente e sguardo accecante. Il nuovo Premio Oscar ha conquistato Academy, critica e spettatori grazie ad una prova incantevole, in perfetto equilibrio tra romanticismo e ironia. Celebriamo questo giovane talento grazie ai suoi ruoli più intensi e trascinanti.

Partiamo dalla fine. Anzi, da un finale. Quello travolgente e devastante di La La Land. Un appassionato pianista finisce di suonare la sua melodia malinconica. È un assolo ma dentro ci sono due persone, la loro storia d'amore, quello che è stato, quello che resta e quello che sarebbe potuto essere. Il jazzista Sebastian solleva lentamente il dito indice dal piano e rimane per un attimo a capo chino, senza il coraggio di alzare la testa e voltarsi verso la donna che ha amato. Seb tentenna perché dall'altra parte c'è lo sguardo enorme della sua Mia, ci sono gli occhi strabordanti di Emma Stone. Impossibile parlare del nuovo Premio Oscar senza scomodare quelle enormi biglie che si ritrova al posto dei bulbi oculari, due fari lucenti dai quali sprizza tutta la vitalità di questa ragazza semplice dal volto unico, un'attrice spontanea e subito familiare, in cui tutto quello che ci sembra straordinario appare accessibile. Bionda dalle acconciature rosse, riconoscibile anche solo dalla voce grazie a quella "s" sibilante, Stone (il cuo vero nome è Emily Jean) colpisce non solo per quell'incredibile contrasto tricolore tra il rosso capelluto, la candida carnagione e gli occhioni verdi, ma soprattutto per l'ironia e la brillantezza che riversa senza alcuna fatica nei suoi personaggi.

Leggi anche: Oscar 2017, Emma Stone commenta l'errore: "Ho tenuto sempre con me il foglio col mio nome"

Per farvi capire quanto Emma sia simile ai suoi personaggi più schietti, basta rivedere un'intervista in cui le viene posta la classica domanda: "Che cosa porteresti su un'isola deserta?". Lei, sferzante come al solito, replica dicendo: "Una barca. Così posso tornarmene a casa". Facile intuire quanto quella vivacità a cui ci ha abituati al cinema non sia affatto forzata, perché battuta pronta e autorionia sono ferri di vita, prima che di mestiere. Come molti di voi sapranno, il Web ha giocato spesso con i lineamenti insoliti di Stone, paragonandola a ranocchie, gatti e altri buffi animali, ma lei ha persino ammesso di essere simile ad un pesce dentro un pollo che fuma. In effetti, tra smorfie, imitazioni (Britney Spears è il suo forte) e trasformazioni estetiche, Emma Stone sembra un cartone animato fatto di carne, ossa e lentiggini. Ma al di là di tormentoni e fantasie, siamo qui per celebrare i ruoli più significativi e il talento di questa forza della natura, dolce e potente, raffinata eppure semplicissima. Lei che da piccola convinse i genitori a supportarne la carriera con un PowerPoint; lei che dal musical è partita da bambina e nel musical è diventata grande davvero. Come i suoi occhi che hanno fatto innamorare quel pianista malinconico.

Leggi anche: Oscar 2017 - Perché La La Land esce più forte e vincente da questa edizione shock

1. Emma Scarlatta - Easy Girl (2010)

Emma Stone in un'immagine di Easy A

Cosa succede se provi a far convivere La lettera scarlatta con Mean Girls? È questa la stramba e insolita domanda che si pone Easy Girl, una commedia brillante ambientata tra i corridoi dei college americani, affollati di pregiudizi e chiacchiericci tra coetanei. Dopo aver solleticato la curiosità di molti con il piccolo cult Benvenuti a Zombieland, Emma Stone riceve il suo primo ruolo da protagonista in un film che ne sfrutta l'intelligenza comica e le vale la prima nomination ai Golden Globe. La sua Olive gioca divertita con la percezione che i coetanei hanno di lei, mentre il film sfrutta gli stereotipi classici del genere, riscrivendoli con una ficcante ironia.

Leggi anche: Oscar 2017: Emma Stone è la Miglior Attrice Protagonista

2. Passione per gli addominali - Crazy, Stupid, Love (2011)

Crazy, Stupid, Love: Emma Stone in una scena

Chiamatelo come volete: una prova di affiatamento, un'audizione per futuro passo a due, il primo passo verso una futura, magica alchimia. Crazy, Stupid, Love va ricordato per il sapore agrodolce con cui racconta l'amore in tre fasi generazionali, ma soprattutto per essere il primo appuntamento cinematografico tra Stone e Ryan Gosling. Col senno di poi, qui è facile scovare prime, significative tracce dalla forte intesa tra i due attori: carica erotica, effusioni d'affetto, un'armonia fatta anche di sfottò e battute efficaci. In Crazy, Stupid, Love Stone stravolge la vita dell'elegante latin lover Gosling, in un film rimasto impresso soprattutto per la mitica in scena in cui Ryan rimane a petto nudo per far prendere aria alla sua tartaruga addominale. Quello che viene subito dopo è un passo di danza tratto da Dirty Dancing. O, forse, soltanto un felice presagio di quel che sarà.

Leggi anche: Ryan Gosling: l'ascesa verso il successo, tra eroi romantici e killer

3. L'inchiostro è nero - The Help (2011)

Emma Stone con degli strani occhiali in un'immagine del film The Help

Ancora un corposo cast corale per la ancora rossa Emma, questa volta in compagnia di prestigiose colleghe: Viola Davis, Octavia Spencer, Jessica Chastain, Bryce Dallas Howard. Volto fuori dal tempo, Stone si distingue anche nell'America degli anni Sessanta, nei panni di una ragazza che preferisce la carriera al solito destino da casalinga. Ma all'ostinata giornalista Skeeter l'affermazione personale non basta, così decide di curare un progetto editoriale che dia il giusto risalto alle domestiche nere, discriminate ma fondamentali per il tessuto sociale americano. Qui Stone sprizza impegno, altruismo ed empatia in ogni inquadratura, in un film amatissimo in patria di cui è il motore fondamentale quanto silenzioso e discreto. Ad essere premiate e nominate saranno altre, ma il cambio di rotta dalla sua "comfort zone" (la commedia) ha il sapore di una prova di maturità. Superata, ovviamente.

Leggi anche: Oscar 2017: Viola Davis è la prima attrice di colore ad aver vinto Oscar, Emmy e Tony

4. Il corto addio - The Amazing Spider-Man (2012 - 2014)

Soltanto cinque anni dopo l'ultimo, dimenticabile Spider-Man 3 diretto da Sam Raimi, il cinema supereroistico ritorna a volteggiare tra i tetti di New York per ispezionare con un tono più cupo l'infanzia traumatica di Peter Parker. Quello che nel 2002 era un secchione, dieci anni dopo diventa nerd, grazie ad un Andrew Garfield la cui fisicità agile e longilinea sembra perfetta per uno Spider-Man 2.0. La volontà di Marc Webb è chiara: bisogna ridefinire le origini, si devono ispezionare le radici del personaggio, così è ancora troppo presto per Mary Jane. Adesso è il turno del primo, grande amore di Parker, quella Gwen Stacy a cui Stone regala fascino e la giusta via di mezzo tra fragilità e gran carattere. Di questo rilancio abortito di Spidey, affossato da un sequel che ha deluso le aspettative, ricorderemo soprattutto la vera love story tra Stone e Garfield, affiatati anche sullo schermo, e la morte della stessa Gwen. Un punto di svolta nella storia del fumetto occidentake e l'unico sussulto di una saga monca.

Leggi anche: Grande potere, grandi responsabilità - Diamo i voti alle incarnazioni cinematografiche di Spider-Man

5. Magie irrazionali - Magic In The Moonlight e Irrational Man (2014-2015)

Magic In The Moonlight: Emma Stone in una scena del film nei panni di Sophie

Quando si parla di Woody Allen c'è una parola che viene usata spesso, abusata, quasi stropicciata ormai: musa. Succede perché il regista newyorkese ama affezionarsi a volti femminili, studiarne ogni espressione, illuminarli il più possibile. Di recente è successo soprattutto con Scarlett Johansson, burrosa e seducente come poche, e con Emma Stone che viaggia nel tempo tra due film lontani e vicini, dagli anni Venti a oggi, quasi per legare le due anime alleniane. Quella dalle sembianze più magiche e incantate e quella che rivela subito il suo cuore stracolmo di disillusione. In Magic in the Moonlight, nonostante l'atmosfera ovattata e gustosamente retrò, il personaggio di Stone incarna la morale del film: una medium da smascherare, come se lo stesso film di Allen fosse una grande messa in scena, una celebrazione dei poteri illusori del cinema e dell'amore. In Irrational Man, invece, l'atmosfera è carica di un cinico realismo, e Stone diventa prima complice e poi "nemica" di un filosofo alle prese con le assurdità del Caso e delle proprie scelte di vita.

Leggi anche: Magic in the Moonlight - Il cinema di Woody Allen tra magia e fantasia

6. Voli pindarici - Birdman (2015)

Emma Stone in Birdman (o Le imprevedibili virtù dell’ignoranza)

Si scrive Birdman, ma si legge Batman. Il geniale gioco metatestuale di Alejandro González Iñárritu mette al centro del racconto la frustrazione di un attore vittima di se stesso, della sua vecchia gloria, del suo ego affamato di un nuovo slancio atteso da troppo tempo. Che padre può essere un uomo così ostinatamente egocentrico? Che genitore si cela dietro questa personalità tracotante? La risposta è tutto nel volto slavato di Emma Stone, figlia ex tossicodipendente che si muove dietro le quinte di Birdman come una piuma mossa dal vento, stralunata e disorientata. Iñárritu le regala la prima nomination agli Oscar (come Miglior Attrice non Protagonista) e un'ultima inquadratura memorabile, dove i suoi occhi ci sembrano enormi, più grandi che mai, spalancati verso chissà cosa.

Leggi anche: Birdman, o le imprevedibili virtù del piano sequenza

7. La statuetta è Mia - La La Land (2017)

La La Land

Se a Damien Chazelle è bastata la sbalorditiva sequenza iniziale di La La Land per prenotare il suo Oscar alla regia, anche la nostra Emma ci ha regalato un saggio breve di bravura in una delle prime scene del film. Nel bel mezzo di un'audizione, la speranzosa Mia recita una telefonata che la spinge verso una commozione travolgente e vibrante, per poi essere bruscamente interrotta da una segretaria senza rispetto. Però trovare un solo momento di La La Land dove Stone non si dimostri eccelsa è ardua impresa. Come dimenticare le espressioni esasperate durante Someone in the Crowd, il monologo di Audition, il suo scatenato dimenarsi a bordo piscina sulle note di I Ran, o quel suo misto di commozione e rabbia nel confronto tra Mia e Seb prima del provino. In questa tempesta di sorrisi, lacrime e smorfie, scegliamo ancora una volta uno sguardo. Speciale perché rivolto verso nessuno, dedicato ad un altoparlante da cui emerge, soave e potentissima, la musica del suo Sebastian. Il tema portante di una storia d'amore dolcissima e indimenticabile.

Leggi anche: La La Land, i numeri musicali - Tutte le magie di Damien Chazelle

Emma Stone, che occhi grandi che hai: una...
Oscar 2017, Emma Stone commenta l'errore: "Ho tenuto sempre con me il foglio col mio nome"
Oscar 2017: perché La La Land esce più forte e vincente da questa edizione shock
Privacy Policy