Dove sta andando la Pixar?

Lo studio di animazione ora parte della Disney è l'unico sistema di produzione industriale che al momento riesce a produrre contemporaneamente innovazione tecnica, tecnologica e intrattenimento di altissima qualità da 12 anni a questa parte.

Gabriele Niola

Ratatouille è l'ottavo lungometraggio d'animazione della Pixar: otto cartoni animati in computer grafica realizzati dal 1995 ad oggi con un livello qualitativo e tecnico in costante crescita e che ancora promette di andare avanti l'anno prossimo con Wall-E.
E' impossibile a questo punto non farsi delle domande e non notare come la Pixar sia l'unica vera industria del cinema che funzioni nel senso più completo della parola. Lo studio diretto da John Lasseter genera tecnologia e innovazione guadagnandosi ottimi incassi di pubblico sia al cinema che nel mercato dei DVD e per di più trovando anche il favore della critica. Quello che è accaduto solo poche volte nella storia del cinema (che qualcuno riuscisse a rendere accessibile al grande pubblico una raffinata forma d'arte) sta avendo luogo costantemente in casa Pixar.
Non si può sapere per quanto ancora la casa che da poco è parte della Disney riuscirà a tenere un simile livello qualitativo, ed è forse ora di cominciare a fare un bilancio di quanto sia importante l'esperienza della Pixar di quali cambiamenti stia causando, e di come abbia ottenuto un simile mix vincente.

Oltre infatti alle più ovvie innovazioni di carattere tecnico (l'introduzione al grande pubblico del cartone animato in 3D interamente generato al computer) la Pixar ha saputo di film in film affrontare temi e sfide cinematografiche (oltre che tecnico/tecnologiche) non indifferenti, e le caratteristiche che ora sono sfruttate (con risultati solitamente più basi) da tutto il cinema d'animazione in computer grafica (fatto anche da concorrenti come la Dreamworks) sono quasi tutte dovute a Lasseter e soci.

Basandosi molto sulla tradizione del cinema americano e sull'esperienza fondamentale del cinema d'animazione ad alto tasso empatico di Hayao Miyazaki, la Pixar, con la sua tecnologia spartiacque, ha potuto introdurre in maniera massiccia le tecniche del cinema dal vero all'interno di quello d'animazione. Il processo di creazione di un cartone animato in computer grafica infatti prevede il disegno e la progettazione di personaggi e ambienti in tre dimensioni, all'interno dei quali poi è possibile muovere la macchina da presa come se ci si trovasse all'interno di un normale set. Questo come si può intuire cambia tutto il modo di concepire e realizzare un film, potendo usufruire di tutte le tecniche che solitamente erano riservate esclusivamente al cinema dal vero. Il risultato è stato che la Pixar fu la prima (poi seguita da molti altri) a potersi permettere non solo di fare rimandi all'interno dei propri film ad opere cinematografiche passate, ma anche di utilizzare tecniche registiche e narrative prese dalla storia del cinema, arricchendo (e di molto) un linguaggio come quello dell'animazione che, dopo il periodo d'oro della Disney e l'arrivo negli anni '80 e '90 degli autori giapponesi, stava vivendo un momento di stanca.
A fare da ponte quindi tra la tradizione narrativa americana, il modo di ritrarre i personaggi tipico del cinema europeo e il sentimentalismo nipponico di impronta miyazakiana è arrivato Lasseter che è riuscito a dare vita, assieme ad un manipolo di altri appassionati, ad una vera fabbrica di idee, dove la creatività di gruppo funziona in maniera virtuosa e che riesce a dare vita ad ottimi film dallo stile omogeneo che hanno sempre registi diversi.

Il segreto della Pixar è come riesca a proporre storie canoniche, in grado di attrarre e soddisfare gli spettatori meno esigenti, raccontandole in maniere sempre nuove, efficaci e creative. Ratatouille ne è un esempio perfetto. La storia del piccolo ratto che vuole fare la cosa più difficile per un animale della sua razza, cioè cucinare in una cucina di essere umani, non ha in effetti nulla di molto innovativo nel modo in cui si svolge: i personaggi sono più o meno i soliti, cattivi compresi, e le dinamiche narrative (incontri, scontri, alleanze, storie d'amore con relative rotture e ricomposizioni fino alla palingenesi finale dell'obbligatorio lieto fine) non si discostano dal classico stile disneyano. A fare la differenza è ciò che c'è in mezzo, sono le mille piccole delicatezze di cui il film è disseminato e che non si trovano certo nei cartoni della concorrenza. Il roditore Remy che descrive il piacere di assaporare un piatto con di sfondo un gioco di colori che esemplifica visivamente lo spandersi dei sapori, l'emotività della prima volta che il piccolo topo approda ad una cucina vera e lo stratagemma con il quale viene mostrato come Remy vince la sfida finale con l'inflessibile critico, sono solo alcuni esempi di un modo di narrare che non batte i soliti percorsi e che innova profondamente avvalendosi dell'esperienza di tutto il cinema che c'è stato.
Nei cartoni Pixar infatti sono sempre utilizzate tecniche e modi di risolvere le scene tipiche di altri registi o film (oltre a quelle proprie), in questo caso tutta la parte che mostra, spiega e ricorda come il topo Remy sia sempre nascosto sotto il cappello del cuoco in erba Linguini è presa dal modo di procedere del cinema della new hollywood di Brian De Palma e soprattutto Steven Spielberg, ma troppi sarebbero i riferimenti possibili specialmente al cinema europeo, dotato di un'altra sensibilità a cui raramente l'animazione aveva attinto.

E' dunque con questi strumenti in più nella propria cassetta degli attrezzi che Lasseter riesce a produrre meglio di chiunque altro un cinema che sia arte per il grande pubblico, che riesca continuamente ad applicare alle storie che racconta un linguaggio cinematografico raffinato e complesso che inevitabilmente rende complessi e stratificati anche i soliti personaggi e le solite dinamiche.
Dove la Pixar voglia andare, cosa tenti di fare e quali strade possa battere in un futuro è impossibile dirlo. Fatto sta che in un momento storico in cui si ricicla molto e l'innovazione viene dal saper rielaborare cose nuove da contenuti già visti, lo studio di animazione fondato decenni fa da Steve Jobs puntando sulle idee innovative di Lasseter a cui la Disney non aveva dato ascolto, è l'unica fonte continua di novità e qualità da 12 anni a questa parte. E mi sembra impossibile pensare che un simile risultato assieme ad exploit come Alla Ricerca Di Nemo, Monsters & Co. e Ratatouille non siano destinati in un futuro ad influenzare anche gli altri generi cinematografici.

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