Di padre in figlia

2016 - ....

Di padre in figlia, Francesca Cavallin: "La serie ha tanto da insegnare a tutti, non solo alle donne"

L'interprete di Pina nel progetto di Rai1 diretto da Riccardo Milani parla del ritorno nella sua città, dei problemi delle donne e delle positive trasformazioni in atto nel mondo del cinema e della tv.

La nuova fiction di Rai1, Di padre in figlia, diretta dal regista Riccardo Milani, è una saga familiare che racconta i cambiamenti storici vissuti in Italia dagli Anni Sessanta agli Ottanta, mostrando al tempo stesso le trasformazioni e la storia del nostro paese. A guidare il cast ci sono Cristiana Capotondi, Matilde Gioli, Alessio Boni, Alessandro Roja, Domenico Diele, Denis Fasolo e Stefania Rocca.
Il soggetto è stato ideato da Cristina Comencini che, alcuni anni fa, è arrivata a Bassano del Grappa per presentare un suo romanzo e lì ha trovato l'ispirazione giusta per portare sul piccolo schermo la rivoluzione che ha modificato radicalmente il ruolo delle donne nella vita privata e nella società.

Al centro delle vicende c'è la famiglia Franza che compie il passaggio dall'attività contadina a quella di produttori di grappa, ma nella narrazione è stato dato anche spazio ad alcuni eventi essenziali di quel periodo storico come la chiusura delle case chiuse, il femminismo e l'introduzione a livello legale del divorzio, intrecciando questi passaggi con le scelte personali che portano le protagoniste alla ribellione nei confronti dell'autorità assoluta del padre e del marito.
La prima puntata si apre con Franca alla ricerca di suo marito Giovanni perché sta per partorire. La donna lo trova nel bordello del paese insieme alla sua amante fissa, Pina, personaggio interpretato da Francesca Cavallin. La donna partorirà due gemelli, Sofia e Antonio, e nel giorno del battesimo il capofamiglia racconta le difficoltà vissute da emigrato in Brasile, il suo ritorno a Bassano del Grappa e l'apertura della distilleria con l'amico Enrico Sartori.
Compiendo un salto temporale al 1968, nella seconda puntata si scoprirà quello che accade alla famiglia Franza e alla sua azienda, mentre tra Franca e Pina, la prostituta che ha deciso di cambiare vita grazie alla legge Merlin, si inizierà a formare una grande amicizia.

Leggi anche: Boris: 5 cose che ci ha insegnato sulla TV, sul cinema e sull'Italia

Di padre in figlia: l'attrice Francesca Cavallin sul set

L'attrice veneta Francesca Cavallin è ritornata nella sua città natale, Bassano del Grappa, per le riprese della serie, dopo il recente successo di Rocco Schiavone, e l'esperienza è stata particolarmente memorabile e significativa, anche grazie alla qualità del progetto e alle tematiche alla base delle quattro puntate, particolarmente apprezzate dall'interprete di Pina. L'attrice, in questi giorni, è inoltre protagonista al cinema grazie alla commedia Moglie e marito in cui ha un ruolo molto diverso ma che le ha permesso di esplorare questioni femminili da un altro punto di vista, più divertente ma non per questo meno interessante.
Ecco cosa ci ha raccontato sull'importanza del nuovo progetto di Rai1, sul legame tra la finzione e la sua vita, sul rapporto tra cinema e tv e sul perché ogni tanto è bello trasformarsi in un personaggio incredibilmente cattivo.

Leggi anche: Di Padre in figlia, l'indipendenza femminile targata Rai

Un ritorno alle origini

Come è stato ritornare nella città in cui sei cresciuta per lavorare?

E' stato come girare per la prima volta nella mia vita, nel senso che il primo ciak che ho fatto a Bassano è stata un'emozione gigantesca perché lavorare nella mia città era un'occasione straordinaria. Non potevo nemmeno immaginare quanto lo sarebbe stato, ma quando mi sono ritrovata lì, e tra l'altro nella piazza principale, con tutte quelle persone che curiosavano e osservavano mi sono resa conto che la maggior parte di loro io le conoscevo da quando ero piccola, ho visto gente che non vedevo da venti anni ed è stato molto emozionante. Soprattutto è stato bellissimo il fatto che questa serie narri la mia cittadina dagli anni '50 agli anni '80 e io quella Bassano la conosco.

Roma Fiction Fest 2016: Francesca Cavallin sul red carpet di Di padre in figlia

In che modo?

Gli anni '80 perché ero piccola ma ho ugualmente dei ricordi vividi e gli anni precedenti attraverso i racconti della mia mamma, della mia nonna, di mio papà, quindi per me è stato come un viaggio nel tempo. Ho ritrovato una Bassano che conosco ma così in carne ed ossa è qualcosa che non è facile da spiegare, è tutto molto intenso. Sono grata di aver fatto questa esperienza. Poi sono stata molto orgogliosa dei bassanesi, dei miei concittadini, perché hanno riservato un'accoglienza, un entusiasmo, una generosità nei confronti di tutta la troupe che veramente mi ha commossa. Sono stati straordinari, al di sopra delle mie aspettative. Noi veneti sembriamo all'inizio un po' distaccati, un po' freddi, ma in realtà è solo apparenza. Quando si lavora a Roma ti dicono "Ma tu sei tanto del nord"... non so cosa voglia dire alla fine! Capisco che siamo molto educati, stiamo sulle nostre, siamo un po' timidi e schivi e forse diamo un'impressione sbagliata, ma quando ci conoscono capiscono che siamo un po' gioviali, molto aperti, amiamo la vita, siamo dei grandi lavoratori, sappiamo anche divertirci molto e apprezziamo le cose belle e buone. Tutto è questo per fortuna nella serie è uscito e in maniera un po' inaspettata rispetto alle mie aspettative.

Hai scoperto qualche lato di Bassano del Grappa che magari non conoscevi?

Vederla ritratta così, come ha fatto il regista Riccardo Milani, è un tuffo al cuore, è proprio un'emozione grande. Da quando me ne sono andata, ogni volta che torno, e accade per fortuna abbastanza spesso, mi si apre il cuore proprio per la sua bellezza. Quando manchi da un po' da un posto poi scopri degli scorci, degli angoli che prima vedevi tutti i giorni e non ti accorgevi realmente della loro esistenza. Tutto ciò amplificato dalla regia di Riccardo e dalle immagini di questa serie mi ha confermato che Bassano non smette mai di stupirmi.

Leggi anche: Mamma o papà?: il regista Riccardo Milani parla della sua "Guerra dei Roses"

Di padre in figlia: il cast presenta la serie

Un personaggio distante dagli stereotipi

Come ti sei avvicinata al personaggio di Pina?

Riccardo ci ha visto lungo perché credo mi abbia scelto appositamente per fugare dubbi o perplessità nei confronti di un personaggio come questo. Mi è stato chiesto: 'Come mai una donna così elegante per un ruolo di questo tipo, non pensava di essere fuori dalla parte?'. Si voleva in realtà narrare il processo di autodeterminazione di Pina che, fortissimamente e in totale autonomia, decide di scardinare l'idea di sé e le basi così sfortunate e basse nella scala di emancipazione femminile. La scelta di affidarmi il ruolo, che spesso mi dicono possiedo una naturale eleganza o portamento particolare, probabilmente era un modo per sottolineare di non dare mai per scontato che qualcuno, in questo caso una prostituta, se parte in un certo modo nella propria vita non possa successivamente costruirsi e decidere di essere un'altra persona e tirare fuori dei lati che magari erano nascosti e andavano solo fatti affiorare.

Come hai lavorato sulla costruzione del tuo personaggio e per evitare proprio gli stereotipi che vengono abitualmente associati a chi lavora come prostituta?

Di padre in figlia: Francesca Cavallin sul set della serie

Io non ho fatto altro che affidarmi a Riccardo Milani, ho creduto alla sua scelta. Ovviamente ero molto felice perché sono un po' andata a prendermelo il personaggio: ho avuto una determinazione al provino che penso sia risultato vincente perché quando ho saputo che c'era questa possibilità ho pensato 'Vado e mi prendo questo ruolo'. E così è stato. In più ho lavorato sulle donne che ho conosciuto, sulle realtà che conoscevo nella mia vita e sul percorso che queste donne hanno compiuto. Le rivoluzioni, quelle durature e che persistono, sono in realtà quelle fatte nei piccoli anfratti della storia; non necessariamente deve essere sempre fatta da personaggi grandi, ci sono e servono per fare da traino ma poi le piccole rivoluzioni esistono in tutte le famiglie, in tutte le saghe e storie. Ho lavorato molto su questo aspetto e poi c'erano una serie di coincidenze che rasentano il paranormale nei confronti di questo ruolo.

Ad esempio quali?

Mia nonna era una sarta di umilissime origini e ho lavorato molto su questo elemento, sulla sua gestualità, sui suoi movimenti, sul suo modo di parlare. O l'unica coppa che ho mai avuto e ho ancora a casa è stata quella che ho vinto al quiz di Mike Bongiorno Il Migliore, cosa che succederà anche al mio personaggio nella serie, cose davvero incredibili... Ho fatto appello a quello che ritenevo corretto e rispettoso nel dover narrare la storia di questo personaggio, questa donna, che ha lottato per i suoi diritti in una realtà provinciale che io conosco bene. E immagino in quegli anni cosa potesse significare per una donna come lei riuscire a tirarsi fuori da una situazione, scrollarsi di dosso questa onta tremenda. Mi sono affidata ai miei ricordi, a quello che ho vissuto o attraverso le narrazioni, o ciò che ho visto. Poi è un racconto universale quindi è stato difficile e facile allo stesso tempo.

Leggi anche: Scusate se esisto!: Cortellesi-Bova, la coppia perfetta di Riccardo Milani

Le difficoltà delle donne nel mondo dello spettacolo

E' un progetto molto al femminile e in questo periodo si parla molto delle diseguaglianze che esistono tra le donne e gli uomini nel mondo del cinema e della tv, che opinione hai della situazione?

Sono molto felice e grata di aver partecipato a questo progetto che è squisitamente femminile, pur avendo dei ruoli maschili bellissimi all'interno della serie che fanno capire che non può esserci progresso per le donne se ovviamente questo non va di pari passo a un cambiamento dell'uomo. C'è una sinergia fondamentale, non sbilancerei totalmente sulla donna l'attenzione. Ben vengano progetti di questo tipo ed è vero che sono stati fatti dei passi in avanti in Italia da questo punto di vista ma non siamo ancora né a una parità di genere né a livelli di altri paesi europei, lo dimostrano anche le statistiche. Abbiamo ancora molto lavoro da fare, soprattutto nel comunicare l'idea, l'immagine della donna e soprattutto ciò che significa essere donna e la femminilità. C'è un lungo percorso ancora da fare e fraintendimenti che vanno sciolti da questo punto di vista.

Di padre in figlia: il cast della serie

Hai vissuto in prima persona questi problemi?

Nel caso della serie penso ci sia stata una buona dose di solidarietà femminile che io apprezzo molto ed esercito quando lavoro perché ci credo. Ma purtroppo è la realtà: non è un segreto che si scrivano molte più cose per personaggi maschili invece che per personaggi femminili, basta soltanto contare i titoli, ed è facile farlo, in cui c'è il nome del protagonista maschile o femminile. Si è sempre scritto molto di più per gli uomini che per le donne. In Italia il percorso è ancora piuttosto lungo nonostante si siano fatti passi in avanti. Quando l'età avanza per noi donne, però, la forbice si allarga in maniera drammatica e anche questo è un tema che andrebbe affrontato perché in realtà è interessante mettere l'attenzione sull'evoluzione del ruolo della donna o della percezione femminile di istanze che stanno emergendo sempre di più, come la rincorsa all'eterna giovinezza piuttosto che il disagio nei confronti della propria inadeguatezza perenne rispetto a dei modelli che su di noi incombono molto di più che sugli uomini. Sono tutti temi molto interessanti e auspico che ci sia l'attenzione giusta, siamo decisamente sulla buona strada.

In che modo si inserisce Di padre in figlia in questo contesto?

Si inserisce proprio all'interno di questo percorso in modo straordinariamente efficace grazie al soggetto della Comencini e alla sensibilità con la quale sono stati trattati questi argomenti, anche per sensibilizzare soprattutto le giovani donne, le ragazze. Penso poi che sia giusto ricordare ogni tanto da dove arriviamo, quale percorso le donne hanno dovuto fare. Non significa per forza essere femministe, dover gridare le cose, perché quello lo si lascia alla discrezione di ciascuna, ma di ricordare alle più giovani che fino a una manciata di anni fa le cose erano drasticamente diverse e ciò di cui dispongono oggi è qualcosa di prezioso e che talvolta andrebbe manipolato in maniera più consapevole e oculata.

Di padre in figlia: Domenico Diele e Matilde Gioli

Il cast femminile della serie è composto da interpreti di età diverse, vi siete confrontate anche sul set questa tematica?

Credo ci sia stata una riflessione in merito su questo punto di vista. A me piace confrontarmi con le giovani attrici e guardarle, osservarle, notare e celebrare il talento, credo che sia una delle cose più belle che possano essere fatte, e in questa serie ne ho visto. E credo che interpretando questi ruoli non sia necessariamente emersa la domanda specifica ma vedendo quello che è uscito in scena, ciò che ho visto montato, capisco che c'è stata consapevolezza nei confronti di questo argomento e mi fa piacere, sono molto contenta anche dei risultati ottenuti. Credo che, oltre il talento di ciascuno, molto abbia fatto la sensibilità di Riccardo che ha strutturato questo racconto in maniera giusta, coerente con la sceneggiatura e con quale doveva essere il messaggio di questo lavoro.

Leggi anche: Beata ignoranza, parlano le protagoniste: "Ancora oggi pregiudizi sulla sessualità femminile"

L'evoluzione del panorama televisivo

Rocco Schiavone: Francesca Cavallin e Marco Giallini alla presentazione della serie

Parlando di cambiamenti, hai recentemente lavorato anche in un progetto di successo come Rocco Schiavone, come consideri le trasformazioni in atto nel mondo della tv?

C'è uno spostamento, anche per abitudini e consuetudini diverse di vita, verso la televisione perché i devices oggi hanno preso il posto di altri strumenti e lo faranno sempre di più, c'è una customizzazione di ciò che uno vuole vedere, nel tempo e nel modo che vuole. Tutto ciò è inevitabile, è un processo sempre più naturale. Ne parlavo proprio recentemente per quanto riguarda lo stato di salute del cinema italiano e mi sto rendendo conto che la gente paga il biglietto sempre di più per, ad esempio, gli effetti speciali, per vedere cosa fa più clamore, che attira di più, le mega produzioni americane su cui si punta di più o il cinema d'animazione. Ma in quel caso è più comprensibile perché il numero di biglietti aumenta essendo un pubblico di famiglie, è il modo più facile per fare incasso, poi bisogna comunque lodare come viene realizzato perché trovo che molto cinema d'animazione superi tante volte quello normale: a livello di produzione, realizzazione, sceneggiatura, stanno facendo delle cose davvero incredibili. Per quanto riguarda i contenuti, le sceneggiature più ricche e con maggior originalità, spunti di riflessioni e snodi ulteriori narrativi sono però più sbilanciati non a caso verso la televisione, grazie alla possibilità di vedere i prodotti quando, come e dove si desidera.

In Italia stiamo procedendo nella direzione giusta?

Questa è la tecnologia e il nostro presente, non so come sarà il futuro, e penso che in Italia siamo un po' in ritardo rispetto ad altri paesi ma è apprezzabile lo sforzo che anche la Rai sta facendo e Rocco Schiavone si inserisce perfettamente in questo solco, ovvero spostare il livello verso una confezione del prodotto e a un contenuto più vicino a quello che potrebbe essere la produzione di Sky Atlantic. Ben vengano produzioni di livello altissimo, soprattutto se poi si riesce a offrire dei contenuti importanti, penso a The Young Pope, In Treatment o 1992, Romanzo criminale - La serie... Va benissimo perché di nuovo il contenuto diventa la cosa più importante e si alza l'asticella da tutti i punti di vista, ne sono assolutamente felice. E stiamo imparando dagli americani: la sperimentazione passa maggiormente verso la televisione e finalmente non ci sarà più questo snobismo e manicheismo tra televisione e cinema, è lo stesso lavoro, anzi! In televisione si sgobba molto di più perché ci sono dei tempi di produzione che sono folli rispetto al cinema, in cui puoi prenderti molto più tempo per girare ogni scena.

Leggi anche: Cinquanta sfumature di bianco: The Young Pope visto da un seminarista

Marco Giallini è Rocco Schiavone nella fiction Rai

Secondo te sono quindi delle trasformazioni in positivo?

Sono molto, molto contenta di quello che sta accadendo ed è uno dei motivi per cui ho accettato di interpretare Nora in Rocco Shiavone, perché mi è stato detto che si stava facendo un percorso che ammicca, che strizza l'occhio alle produzione alla Sky Atlantic e americane e c'è il risultato perché in questo caso è stato anche al di sopra delle aspettative. Anche se ti impegni al massimo ed è un progetto tratto da una collana di romanzi di successo c'è sempre comunque un po' di incognita. Il fatto che la gente si sia così appassionata alla serie è stato ancora più gratificante e vuol dire che la qualità e sperimentare può dare ottimi risultati, e infatti la Rai è stata molto felice di questo risultato e Rocco Schiavone sarà il pioniere e farà da traino a tantissime altre produzioni che verranno realizzate.

E proprio proponendo qualcosa di originale si attirano anche nuovi spettatori...

Ma sì! Basta pensare al pubblico come dei cerebrolesi! Il pubblico va in un certo senso anche edotto, bisogna attirarlo, convincerlo, e non devi sempre abbassarlo il livello per paura che non venga compreso. Quando la qualità del prodotto è elevato sono convinta che i risultati, magari anche in un secondo momento, ci saranno.

Leggi anche: Marco Giallini: Rocco Schiavone e le confessioni di un ex "perfetto sconosciuto"

Di padre in figlia: dei messaggi importanti per ogni tipologia di spettatore

In questo nuovo contesto così ricco anche di concorrenza da parte dei servizi di streaming, perché il pubblico dovrebbe scegliere di vedere Di padre in figlia?

Spero che ci si appassioni al fatto che è bello capire, soprattutto per noi donne, il perché siamo arrivati in una certa situazione e che c'è da fare per migliorare. E' poi positivo che il progetto vada oltre il genere, maschile o femminile, perché è una storia di emancipazione a livello umano, si mostra il fatto di pensare di poter diventare ciò che si vuole, lottando, facendo sacrifici, che se hai veramente una passione, se credi in te stessa non importa quello che ti dicono, che non ce la puoi fare, che sei una donna, non hai le capacità, 'tanto dove pensi di andare'... si può fare. Ed è bello anche perché mostra la consapevolezza del sé, ricorda di avere rispetto per se stesse e per le proprie caratteristiche. E' interessante perché sottolinea che è importante capire quali sono i nostri pregi, anche le proprie caratteristiche di genere. C'è un'altra cosa che mi dispiace: quando chiedono a certi livelli alle donne di fare gli uomini oppure quando le donne pensano che per avere certi ruoli o mansioni di responsabilità debbano in qualche modo scimmiottare i maschi, diventare delle virago.

Speri che il pubblico colga in particolare qualche elemento della storia più degli altri?

Quello che spero veramente tanto, soprattutto per le giovani donne, è che passi il messaggio che la nostra femminilità è la più grande delle risorse che abbiamo e dentro quella c'è tutto quello che ci serve per poter fare alla pari degli uomini, basta con le competizioni, gli sgomitamenti, con la rivalità nei confronti dei maschi, valorizziamo lo specifico femminile perché con quello sono sicura che si va avanti e facciamo sì che i nostri figli, soprattutto i maschi, crescano con una visione della donna meno minacciosa, stereotipata, che imparino ad amarle perché sono donne nel senso positivo con le loro caratteristiche.

Quindi non è un progetto dedicato principalmente alle donne?

Non è una serie femminista, parla delle donne ma in particolare dell'autodeterminazione di sé. Spero che serva. E spero che lo guardino e scoprano una parte d'Italia poco raccontata, purtroppo, che è bellissima. In particolare Bassano del Grappa ma tutto l'entroterra veneto è straordinario e negli episodi si vede benissimo, si scopre che è partita da una situazione di grande indigenza e povertà dopo la seconda Guerra Mondiale e, grazie alla tenacia e alla volontà di autodeterminazione di quella gente, è riuscita a diventare una delle regioni traino per l'economia italiana. Anche questo è un bel messaggio, di positività, di energia, spero veramente che la gente apprezzi questo angolo di Italia che è meraviglioso.

Di padre in figlia: Cristiana Capotondi in una foto della serie

E' un ritratto accurato?

Di padre in figlia: Cristiana Capotondi sul set

Cristina Comencini, quando io ho letto per la prima volta la sceneggiatura, mi ha veramente colpita perché è riuscita, lei per il soggetto e le sceneggiatrici che sono state straordinarie sviluppandolo, a carpire lo spirito del luogo. Ci sono delle cose che pensi 'Ma non è possibile! Io ho visto persone così. Io ho fatto queste cose. Io pensavo in questo modo'. Ha un'aderenza incredibile alla vita reale, ad esempio mi sono ritrovata tantissimo in lei che va a studiare a Padova, una scelta contraria rispetto a quello che voleva il padre come è accaduto a me, la ragazzina bella che vuole andare a Milano a fare la modella, questo mito della città c'è ancora... E' straordinario come siano riusciti a capire, e carpire, lo spirito della città. Da Bassanese sono rimasta colpita fin dalla prima lettura!

Come pensi reagiranno i tuoi concittadini?

Spero che i bassanesi lo apprezzino perché alle volte guardarsi allo specchio non è facile, però ci sono tante cose molto molto centrate. Sono molto emozionata per la visione, non solo per me perché è corale come progetto, è proprio per il risultato, per il messaggio, per la descrizione della città, degli aspetti psicologici, delle storie...

Leggi anche: Da "Big" a "Moglie e marito": 15 commedie sullo scambio di corpi

Un ruolo da cattiva che conquista

Moglie e marito: Kasia Smutniak in un momento del film

Pochi giorni fa è anche arrivato nelle sale Moglie e marito, che esperienza è stata per te?

E' stata una vera gioia perché quando sono andata a fare il provino per questo ruolo lo sapevo che mi sarei divertita e quando so che mi diverto di solito va bene. E' una direttrice di questo magazine di moda molto famoso. A me naturalmente è venuto in mente fosse milanese, pur non essendo della città ma vivendo qui e avendo a che fare con queste direttrici di testate e ruoli simili... anche se non sono tutte così, assolutamente no! Però ho detto 'La devo fare milanese!'. Così ha molto più senso, è più connotata ed è stata una scelta vincente perché poi è piaciuta moltissimo al regista che mi ha chiesto esplicitamente di mantenerla con queste caratteristiche anche quando abbiamo girato. Ed è cattivissima e infatti ho detto di sì subito perché quando mai ti ricapita di avere la possibilità di essere così perfida, sprezzante, fredda nei confronti di altri esseri umani, è terribile! E di dirne di tutti i colori in diretta a una conduttrice televisiva! E' un'occasione ghiottissima!

Avete dato spazio anche all'improvvisazione sul set o è stata modificata la sceneggiatura prima delle riprese?

Ci siamo confrontati sulle battute ed era una scena in realtà piuttosto complicata. A un certo punto ho detto 'Ma non è che se rincaro un po' la dose forse può servire?', e mi è stato risposto di sì, quindi io andavo, guardavo schifata il personaggio di Kasia Smutniak, non capivo quello che stesse dicendo ed era come se fosse ingestibile da tutti i punti di vista, erano cose senza senso io ero indignata fino in fondo da quello che diceva... ma non voglio rivelare troppe anticipazioni. E anche lì, in realtà, stavamo parlando della questione femminile: questo film è interessante perché attraverso il ruolo di Kasia emergono degli spunti di riflessione,questa confusione di personalità tra uomo e la donna.

Moglie e marito: Pierfrancesco Favino e Kasia Smutniak in una scena del film

In che modo il film si avvicina a queste tematiche?

Favino entra nel corpo di Kasia e viceversa, c'è uno scambio, quindi io in quella scena ho di fronte Kasia ma in realtà dentro di lei c'è un uomo che sta parlando e Sofia, il suo personaggio, è una giornalista che fa televisione, ha un suo spazio in cui dovrebbe parlare della "questione femminile", della percezione delle donne nel nostro paese, dei passi in avanti e indietro compiuti nella società, della situazione un po' arretrata... Il problema è che dentro di lei c'è in realtà suo marito, quindi con una prospettiva nei confronti della donna che è quella maschile italiana ed è lì che escono fuori delle cose assolutamente esilaranti. Nel corso della storia è interessante proprio questo perché l'uomo si trova all'interno del corpo femminile e a dover riflettere, effettivamente , su che cosa significa essere nel 2017 una donna in Italia. E quindi è bello perché dà una prospettiva molto non scontata perché anche lui si rende conto di quel che è ma senza moralismi o vittimismi, anzi, c'è persino un momento estremamente politicamente scorretto, soprattutto detto dal corpo di Kasia Smutniak, sembra un po' un j'accuse nei confronti delle donne che però non è vero. In tutto questo mi inserisco io che ovviamente faccio la paladina di un certo tipo di donna, legato al mondo della moda, una specie di empowerment femminile ma un po' tosto, quasi virago, ne vengono fuori delle belle.

Rispetto al personaggio di Pina è un personaggio molto diverso, come scegli i ruoli da interpretare? Cerchi di equilibrare parti drammatiche con quelle più leggere o non ne senti l'esigenza?

Io masochisticamente mi diverto anche quando i miei personaggi mi fanno male, nel senso che non avrebbe senso per me questo lavoro in un altro modo. Lo so fare così. Devo credere nel mio personaggio, devo trovarlo interessante, anche curioso e in questo caso c'era sicuramente in gioco la curiosità. Ma per una volta ci sta la leggerezza perché in ogni caso dai vita a un personaggio che magari hai visto tante volte nella quotidianità o che cerchi dentro di te; ti ritrovi a scoprire parti che magari non pensavi nemmeno di avere, è un bell'esercizio, persino terapeutico, scopri di più te stessa. Non è solo divertimento. Quelli che faccio con il personaggio sono degli incontri. E' una situazione un po' pirandelliana ma loro esistono già e io ho la fortuna di incontrarli e di avere per un periodo a che fare con loro. E' qualcosa di bello, davvero stupendo, è una fortuna per me. Li scelgo quindi in questo modo e ogni tanto loro arrivano da me.

Leggi anche: Favino-Smutniak show: le star di Moglie e Marito si scambiano i sessi nella videointervista

Di padre in figlia, Francesca Cavallin: "La serie...
Di Padre in figlia, l'indipendenza femminile targata Rai
Mamma o papà?: il regista Riccardo Milani parla della sua "Guerra dei Roses"
Privacy Policy