Claudio Santamaria e Mainetti tra cortometraggi e Jeeg Robot: "Sogno un Enzo Ceccotti vecchio e fortissimo"

Claudio Santamaria debutta alla regia con il corto The Millionairs, ispirato al fumetto di Thomas Ott. A produrre ci sono Lucky Red e Gabriele Mainetti, la stessa squadra di Lo chiamavano Jeeg Robot. Presentato alle Giornate degli Autori della 74esima Mostra del cinema di Venezia, il corto passerà anche al Roma Creative Contest e al cinema Farnese per Venezia a Roma.

Venezia 2016: un primo piano di Claudio Santamaria sul red carpet del premio Persol

Attore, doppiatore, grande appassionato di fumetti: Claudio Santamaria, grazie al personaggio di Enzo Ceccotti in Lo chiamavano Jeeg Robot, in questo ultimo anno e mezzo è diventato un'icona del cinema italiano, acclamato da pubblico e critica, aggiudicandosi il David di Donatello per il migliore attore e l'amore imperituro degli spettatori. Grazie al corto The Millionairs, presentato alle Giornate degli Autori durante la 74esima Mostra del Cinema di Venezia e di passaggio in questi giorni nella capitale (il 17 settembre alle 20:30 al Teatro Vittoria all'interno del Rome Creative Contest e il 19 settembre al cinema Farnese per Venezia a Roma), ora Santamaria può aggiungere al suo curriculum anche la voce regista.

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Ispirato all'omonima graphic novel di Thomas Ott, The Millionairs è una storia noir che ruota tutta attorno a una valigetta piena di soldi, oggetto del desiderio e fonte di dannazione per una serie di personaggi che si muovono in paesaggi sinistri, tra cui una donna misteriosa interpretata da Sabrina Impacciatore. Girato in parte nel Parco Nazionale del Pollino, con auto d'epoca e scenografie completamente ricostruite, The Millionairs è uno sforzo produttivo importante, riuscito grazie al sostegno di Lu.Ca., collaborazione delle film commission della Regione Calabria e Regione Lucania, Lucky Red e Goon Films di Gabriele Mainetti.

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The Millionairs: Claudio Santamaria al alvoro sul set del suo corto

Abbiamo incontrato Santamaria e Mainetti a Venezia, dove, in un'intervista fiume, ci hanno parlato del corto, di lenti, dei fratelli Coen, di quanto il mondo a volte faccia paura e di quel Lo chiamavano Jeeg Robot 2 che sembra lontano ma sempre possibile.

"Coprimi di soldi!"

Lo chiamavano Jeeg Robot: Claudio Santamaria in una scena del film

Squadra che vince non si cambia: per il suo primo corto da regista Claudio Santamaria ha chiesto aiuto a Lucky Red e Gabriele Mainetti, il team di Lo chiamavano Jeeg Robot: visto che anche il corto ruota attorno a una valigetta piena di soldi, com'è stato il momento in cui Santamaria ha chiesto i finanziamenti a Mainetti? "Ha detto: ma io mica c'ho i soldi per fare il corto?!" ci ha detto ridendo l'attore e regista, continuando: "Gli ho chiesto di produrlo, i soldi li abbiamo messi insieme, tra l'altro una parte l'ho messa anche io, il resto è arrivato grazie al progetto Lu.Ca, che riunisce le Regioni Lucania e Calabria, che hanno contribuito a una parte del budget, un'altra l'ha messa Lucky Red". "All'inizio glieli ho alzati io e non erano pochi!" ha rimarcato subito Mainetti, spiegando meglio: "Abbiamo trovato una compagine molto felice: la cosa importante era che Claudio avesse tutti gli strumenti che gli servivano per fare il corto in modo ottimale. Dal punto di vista produttivo è stato molto impegnativo: non ho mai vissuto, come regista, una produzione così importante, ma il corto se la meritava. È in costume, tutto ricostruito, ci sono delle scene d'azione che solitamente nei corti non si vedono".

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Tra Mad Men e i fratelli Coen

Roma 2015: Gabriele Mainetti, Ilenia Pastorelli, Luca Marinelli e Claudio Santamaria in uno scatto al photocall di Lo chiamavano Jeeg Robot

Il corto è girato in costume, con auto d'epoca: la scena iniziale in macchina ricorda un episodio di Mad Men in cui Don Draper è alla guida, mentre le scene girate nell'hotel sembrano un omaggio al cinema dei fratelli Coen. Una scelta voluta?

Santamaria: "L'albergo è ricostruito, inizialmente era vuoto. Credo che la citazione ai Coen sia dovuta all'utilizzo dell'ottica: loro ambientano molto, non fanno mai primi piani stretti, usano lenti 24 o 28, presentano sempre il personaggio immerso nel suo mondo". Mainetti: "Loro 32, tu 24! La cosa molto bella dei fratelli Coen è che loro non quintano mai nulla, perché non vogliono che lo spettatore si senta come qualcuno che spia, mettono sempre il soggetto davanti alla macchina e l'ambiente è colmo di informazioni sul personaggio. Claudio ha fatto un lavoro di scenografia simile: quando il protagonista del corto arriva all'hotel non c'è niente di quintato. Certo stiamo parlando dei Coen e di Santamaria: due cose completamente diverse! Sicuramente è una citazione inconscia". Santamaria: "La scenografia era talmente bella e dettagliata che mi è venuto spontaneo: per esempio, il direttore della fotografia Vittorio Zorini, bravissimo, mi ha proposto di presentare il personaggio di Sabrina con un primo piano stretto, con un 85 da lontano e mettendo una quinta, io invece volevo un respiro ampio, la volevo immersa in questa scenografia meravigliosa, che è parte dei personaggi: l'hotel sta addosso a tutti loro".

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Homo homini lupus

Roma 2015: Claudio Santamaria in un primo piano al photocall di Lo chiamavano Jeeg Robot

La regia mostra il grande amore di Santamaria per il cinema, il tema invece fa pensare che il regista non abbia molta fiducia negli uomini: "Quando cercavo un'idea per girare un corto, mi sono imbattuto in Thomas Ott" ci ha detto, proseguendo: "Molti anni fa, trovai un suo fumetto a Los Angeles, anni dopo ho trovato una sua raccolta di storie, la prima era The Millionares e ho detto: questa è la storia che voglio raccontare. È noir, sono sempre stato patito di film di genere, soprattutto horror e noir, non quelli che vogliono semplicemente farti paura, ma quelli che raccontano la brutalità e le distorsioni dell'essere umano. Questa storia, che racconta l'avidità racchiudendola in un circolo vizioso, facendola girare come in una giostra, mi sembrava perfetta: è in sintonia con la mia visione del mondo, ciclico, ripetitivo, incapace di imparare dai propri errori. È un mondo di lupi".

Visto che Mainetti è anche un attore, ha pensato di scambiare i ruoli e affidargli un personaggio del corto? "No, non ci ho pensato" ha ammesso Santamaria, la versione ufficiale del regista invece è: "Claudio aveva bisogno di una mostruosità che è molto lontana dal mio aspetto fisico".

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Lo chiameranno ancora Jeeg Robot?

Lo chiamavano Jeeg Robot: Claudio Santamaria e Ilenia Pastorelli in una scena del film

Al dito Santamaria porta un anello che rigira in continuazione: si tratta della testa di Jeeg Robot. Impossibile non chiedere al duo se Enzo Ceccotti tornerà sul grande schermo: "Non è una risposta facile: tutti hanno la loro idea a riguardo" ha ammesso Mainetti, continaundo: "Alcuni ti dicono: fai bene a non farlo, altri ti chiedono perché non lo fai, altri ancora parlano di una serie televisiva... quando sentiremo che la storia può continuare in un modo che pensiamo essere eccellente allora la racconteremo, altrimenti non ha senso. In questo momento ho diversi progetti che si stanno muovendo, ma Enzo Ceccotti è un personaggio molto bello e voglio rispettarlo". Per Santamaria: "Lo facciamo tra una quindicina d'anni: Enzo Ceccotti vecchio, bianco, pelato però sempre fortissimo! Pensa quindici anni di Jeeg Robot che bello! Quindici anni che sul pianeta Terra esiste Jeeg". A Claudio Santamaria dopo Jeeg Robot e dopo il corto The Millionairs, la gente glie fa schifo oppure no? "Da sempre il mio problema è che vedo il buono delle persone: lo cerco sempre. Purtroppo in genere il mondo è un brutto posto: bisogna cercare gli spazi e le persone belle".

La nostra video-intervista a Santamaria e Mainetti

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