Cell

2016, Horror

Cell: Adattamento mediocre di un romanzo non memorabile

Ennesimo adattamento kinghiano, Cell è un horror poco ispirato che dopo un discreto incipit si mantiene superficiale e poco originale nello sviluppare lo spunto di partenza.

Cell

2016 – Horror
2.3 2.3

Proprio nei giorni in cui la mania per Pokemon Go imperversa nel mondo, spingendo milioni di persone a vagare per strada armati di cellulare per scovare e catturare i mostriciattoli tascabili di casa Nintendo, sembra quanto mai attuale affrontare il tema della dipendenza da cellulari. Una patologia che in un modo o nell'altro ha contagiato un po' tutti, che si presenti con la classica sintomatologia da condivisione selvaggia o con la sua variante da selfie sfrenato, o semplicemente con l'ansia da controllo che spinge a aggiornare la casella di posta ogni minuto. Una patologia dalla quale, sia chiaro, non è immune nemmeno chi scrive.

Cell: John Cusack, Samuel L. Jackson e Isabelle Fuhrman in una scena del film

Un argomento che Stephen King aveva cercato di affrontare in tempi non sospetti. Dieci anni fa, infatti, nel periodo dopo la conclusione della saga della Torre Nera, aveva mandato in stampa il romanzo Cell, che raccontava di un misterioso impulso che partiva dai cellulari di tutto il mondo per trasformare gran parte della popolazione del pianeta in esseri animaleschi guidati da semplici istinti primordiali. Un romanzo cupo e pessimista, crudo e spietato, che aveva deluso molti lettori che l'avevano considerato una tappa minore della ricchissima bibliografia del maestro dell'horror.

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Precipitare nell'apocalisse zombie

Cell: John Cusack in un momento del film

Eppure lo spunto, come dicevamo, è interessante. Così come è fulminante l'incipit del film Cell che ci mostra il protagonista Clay Riddell assistere impotente mentre quasi tutti i passeggeri in attesa all'aeroporto di Boston impazziscono dopo aver ricevuto il misterioso segnale proveniente dal proprio cellulare. Clay, che era ad un telefono pubblico al momento del misterioso attacco, è tra i pochi a restare lucido mentre intorno a lui regna il caos più totale e gli atti di insensata e famelica violenza si susseguono causando danni nel terminal e costringendolo alla fuga. Insieme ad altri sopravvissuti a questa surreale epidemia di stampo tecnologico, Clay deve cercare di salvarsi dai contagiati e di raggiungere la persona a lui più cara, il figlio, tra incontri inquietanti e situazioni rocambolesche.

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Nessuno è al sicuro

Cell: John Cusack, Samuel L. Jackson, Owen Teague e Isabelle Fuhrman di fronte a un mucchio di cadaveri

Sette miliardi di persone al mondo, sei miliardi e ottocentomila cellulari. È in questa frase di lancio del film che risiede la potenza dell'idea, che di fatto rende tutti possibili vittime di questo tipo di attacco. Per questo la rapidità con cui il tutto si consuma nell'efficace incipit del film è spaventoso. Purtroppo lo sviluppo successivo di Cell non rende giustizia a questo spunto iniziale, sia dal punto di vista tematico che narrativo: se come costruzione e intreccio la rimanente ora e mezza del film si allontana dall'intensità del prologo ed è dominata da scarsa originalità ed una sensazione di già visto costante, a livello di approfondimento lo script dello stesso King e di Adam Alleca non si preoccupa mai di scavare più in profondità, ma si accontenta di una superficialità che spreca le potenzialità dell'idea iniziale così come di altri temi che vengono accennati o suggeriti parallelamente senza essere mai sviluppati.

Tutto affidato a Cusack e Jackson

Cell: John Cusack, Samuel L. Jackson, Owen Teague e Isabelle Fuhrman in una scena del film

Alla debolezza della sceneggiatura, che delude anche nella spiegazione di quanto sta accadendo e nel finale di Cell, si accompagna la regia di Tod Williams, poco incisiva e talvolta confusa, incapace di aggiungere qualcosa di significativo ad un genere più che sfruttato. Negli ultimi anni, infatti, non ci sono mancate le occasioni di vedere invasioni di zombie, o mostri similari, di indubbio valore e purtroppo è naturale fare confronti al cospetto delle sequenze dirette da Williams che stentano a costruire quella tensione che in un film del genere non dovrebbe mancare. Si sfocia anche nell'ironia involontaria in un paio di occasioni: pensiamo per esempio alla sequenza in cui i cellulari dei vari protagonisti suonano quasi all'unisono, evocando un effetto da Pretty Little Liars. Ci sono però i protagonisti a dare il loro contributo, da John Cusack che si sforza di tratteggiare l'ex fumettista Clay a Samuel L. Jackson che riesce a mantenere il suo appeal nonostante tutto. Se il film non è del tutto da buttare è perché loro ce la mettono tutta a tenerlo in qualche modo in piedi. Ed a tratti quasi ci riescono.

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Antonio Cuomo
Redattore
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