Cannes 2014: la parola ai vincitori

"Non avevamo abbastanza premi" ha detto il capo della Giuria Jane Campion, ma quelli assegnati hanno sicuramente entusiasmato i vincitori di questa 67esima edizione del Festival di Cannes.

Parla la Giuria

Così come era stato previsto dai membri della Giuria all'inizio della manifestazione, quello che li ha entusiasmati di più è stata l'opportunità di gustare del cinema d'eccezione, ma anche il loro status di giurati, la possibilità di confrontarsi con i colleghi registi e attori sulle opere che li hanno colpiti di più; non c'è stato bisogno di seconde visioni, ognuno ha avuto le idee ben chiare sui concorrenti in gara, una selezione estremamente ricca e diversificata, con elementi classici, radicali, ma tutti con un sottofondo comune, un'aria di cambiamento che ha dato agli spettatori un'occhiata sul cinema del futuro. Non ci sono stati preconcetti, pregiudizi o altri ostacoli alla visione: ogni film è stato osservato e giudicato per l'opera in sé, per i propri meriti, per le risposte emotive suscitate, a prescindere dalle idee politiche, dal "pedigree" degli autori, sesso, estrazione sociale, razza, età, nessuno di queste variabili è stata tenuta in considerazione dai giurati, che hanno approcciato ogni opera con mente fresca senza farsi condizionare da nulla che non fosse pertinenti. Detto questo è ovvio che ognuno ha avuto la propria opinione sui vari competitori e ci sono state svariate - e animate - discussioni tra di loro, ma niente paura, nulla di acrimonioso anzi, "abbiamo lavorato come una famiglia", "è stato un processo entusiasmante e molto creativo", "le discussioni che abbiamo avuto sono state coinvolgenti e sono sfociate in legami di amicizia", questi sono stati i commenti dei giurati su questo periodo trascorso insieme.

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Nonostante la gioa del confronto, ci sono stati premi che hanno riscosso il consenso di tutti i giurati, a partire da l'assegnazione in ex-equo del Premio della Giuria a Jean-Luc Godard e Xavier Dolan "amo tantissimo Mommy" ha detto Jane Campion "un film grandioso, moderno, un regista geniale che ha accordato tutti. Sono rimasta sorpresa da Goddard invece, non perchè non mi aspettassi una grande opera, tutti noi registi gli dobbiamo molto, quello che mi ha scioccato è il modo in cui ha cambiato le carte in tavola. Quello che mi viene in mente quando penso a questo regista è "questo è un uomo veramente libero", un film molto commovente". Anche il vincitore della Palma d'Oro ha sorpreso la Campion, che temeva, così come gli altri giurati, un calo di attenzione durante le tre ore di Winter Sleep, ma "il ritmo della pellicola è fantastico, una storia intelligente, brutalmente onesta, un vero capolavoro" e anzi, Jane si è ritrovata a desiderare un paio di ore in più dal regista!

Anche Le meraviglie ha avuto la sua parte di complimenti, definito come un film "incredibilmente spirituale, poetico", con delle performance "strabilianti", che ha commosso fino alle lacrime i giurati, un'opera profonda, una combinazione di elementi che ha creato un mondo "incredibilmente realistico, con una fotografia splendida, un finale inaspettato e un'esecuzione perfetta". Niente male per la nostra Alice Rohrwacher.

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Un'esperienza indimenticabile

Nicolas Winding Refn e Carole Bouquet sul red carpet della serata inaugurale di Cannes 2014
E' apparso molto tranquillo Simón Mesa Soto (Palma per il Corto Leidi) che ha commentato il premio dicendo "è un'esperienza sorprendente e surreale" che ha festeggiato brindando allegramente dopo la cerimonia di premiazione; "solo quattro mesi fa ero in Colombia, a filmare questo film e ora sono qui a ricevere questo premio, è completamente surreale. Abbiamo cercato di condensare molti aspetti della Colombia, e in generale dell'America Latina, nella storia di questo film". Il regista e i colleghi che hanno ottenuto una citazione speciale (Hallvar Witzo e Clément Trehin-Lalanne) hanno continuato dicendo che è stato un onore trovarsi a Cannes "anche il solo fatto di essere stato selezionato mi ha riempito di orgoglio, è un'esperienza incredibile" ha detto Witzo.

Per Andrei Zvyaginstsev, vincitore del Premio per la Sceneggiatura per Leviathan, la reazione all'annuncio della premiazione è stata meno flemmatica di quella del regista di Leidi "panico! Quando devi salire sul palco e fare un discorso di ringraziamento, il panico è il primo sentimento che mi assale, proprio come in questo momento!" ha scherzato l'autore, ma ha poi ripreso con un tono più serio lamentando la mancanza di Oleg Negin, co-autore della sceneggiatura "un onore, una gioia incredibili essere stati premiati, ma sento molto la mancanza di Oleg, con il quale ho già altri progetti in cantiere ai quali metteremo mano molto presto".

Un voto unanime

Party Girl: Angélique Litzenburger e Joseph Bour in una scena

Una scelta semplice quella di dare la Camera d'Oro a Party Girl, anche se la Presidente della Giuria per la sezione, Nicole Garcia, ha commentato che la decisione definitiva è stata frutto di lunghe discussioni "nessun problema di sorta, niente scontri o drammi, ma ognuno ha voluto dire la sua, argomentare le proprie ragioni; Party Girl ci ha unito tutti, un film molto originale e particolare". I tre registi - Claire Burger, Marie Amachoukeli-Barsacq e Samuel Theis - hanno spiegato come il fatto di essere un trio non è un problema per loro, anzi "siamo amici da tanto tempo e c'è una grande fluidità nel nostro processo lavorativo, certo, a volte capita di dover elaborare tre differenti opinioni, ma il più delle volte il fatto di avere tre cervelli in sincrono rende le cose più veloci". Un'esperienza che sicuramente ha testato la loro amicizia ma che l'ha resa ancora più salda.

Una decisione unanime anche quella per il Premio della Giuria, che è stato assegnato ex-equo a Goodbye to Language e Mommy. A commentare la vittoria per Goodbye to Language c'era il produttore Alain Sarde visto che Jean-Luc Goddard è stato assente dalla competizione quest'anno: "non mi sono ancora sentito con Jean-Luc ma sono sicuro che è già al corrente della notizia, anche se dubito che gli cambierà la vita" Avendo vinto il premio ex-equo con Xavier Dolan, Sarde ha detto "Per me questo premio è un onorificenza pensata per registi giovani proprio come Dolan. Lui ha venticinque anni, Jean-Luc ne ha ottantatré, lo trovo meravigliosamente simbolico_" ha affermato con eleganza il produttore.

Mommy: il regista Xavier Dolan in un'immagine dal set del film
Anche Dolan pensa che la giuria abbia orchestrato questo premio condiviso in maniera "deliberata", quasi come se avesse voluto "mettere in coppia il più giovane e il più anziano, due antipodi generazionali che però sono alla ricerca della stessa cosa, la libertà espressiva, anche se con approcci differenti. Goddard ha cercato di reinventare il cinema in un'era che lui stesso ha creato. E' meraviglioso e di certo un grande onore per me essere associato a questo regista e a questo "cambio direzionale" che stiamo avendo. La giuria è riuscita a percepire la sensibilità di un giovane e un veterano, prova che il cinema riesce ad esprimere se stesso attraverso le generazioni". L'autore ha anche commentato che essere stato premiato con Goddard in un certo senso pone fine a tutte le domande che gli rivolgono sulla sua giovane età "è la dimostrazione che il cinema è di fatto, senza età, e quindi essere giovani o vecchi non necessariamente influenza la realizzazione di un'opera". Il discorso di ringraziamento di Dolan durante la cerimonia di premiazione era rivolto proprio ai giovani, perchè "ci sono tante persone piene di talento la' fuori a cui viene detto continuamente di smetterla di sognare e di essere pratici, che sono "troppo giovani" per capire o per poter essere presi seriamente, di stare "al proprio posto", persone che sognano in grande, e voglio celebrare questo genere di ambizioni e spero che questo premio gli serva d'ispirazione, che gli dia il coraggio di realizzare quello che desiderano".

Ma Dolan è davvero felice del premio ricevuto o sperava di vincere in qualche altra categoria? Dalle risposte date alla stampa, il regista di Mommy sembra non avere risentimento di alcun genere "pensavo che sarei rimasto deluso se avessi vinto un premio in una categoria alternativa, ma la verità è che la giuria ha scelto questo film perchè lo ha amato, lo ha voluto celebrare e sapere che sono stato scelto insieme ad altri artisti che hanno una cultura estremamente sofisticata e un'esperienza enorme nel realizzare film, questo premio mi lusinga infinitamente".

La volpe ha catturato il suo premio

Bennett Miller, vincitore come Miglior Regista per Foxcatcher ha portato una ventata di ilarità nella sala delle conferenze "stavo facendo colazione con una mia ex fidanzata - adesso sposata, non posso dirvi chi è - e lei mi stava raccontando una storia molto intensa e interessante, così quando ho ricevuto la telefonata che mi annunciava il premio, ho dovuto rispondere che li avrei richiamati dopo!". Il regista ha poi continuato parlando della scelta di affidare il ruolo di psicotico assassino a Steve Carell "una persona e un attore impressionante, di certo non ti aspetti mai che uno come lui, noto attore comico, possa eccellere in un ruolo drammatico, non sembra per niente il tipo omicida, proprio come du Pont. Il fatto di aver accettato questo ruolo è stato un atto di coraggio per Steve, sapendo che il film non sarebbe passato inosservato, che i sopravvissuti di questa tragedia sarebbero stati presenti sul set... è stata una situazione del tutto nuova per lui, aliena alla sua normalità".

Il cast di Foxcatcher

L'autore ha avuto parole di lode anche per gli altri due protagonisti della pellicola, in particolare per Mark Ruffalo, che ha definito il "cuore pulsante" di tutta la storia "non avrei potuto immaginare nessun altro in questi ruoli" e Vanessa Redgrave, che per Miller è stata una rivelazione. "E' stato grandioso lavorare con lei, è un'artista che ha molto a cuore i progetti che sceglie, non ha manie di protagonismo che intralciano la lavorazione e riesce a comunicare e ad esprimersi molto chiaramente, manifestando grande interesse per ogni aspetto del film, continuava a dirmi "non trattarmi con i guanti di velluto, dimmi esattamente cosa vuoi", un'attrice leggendaria senza ombra di divismo, un'incredibile professionista".

Ritorno all'adolescenza

Mr. Turner: Timothy Spall in una scena del film
Profondamente commosso Timothy Spall, vincitore per Migliore Attore con Mr. Turner, film di Mike Leigh, l'attore si è addirittura scusato per il suo stato emotivo, sottolineando la sua assoluta sorpresa nell'essere stato premiato "sono abituato a non avere aspettative o ambizioni quando si tratta di ricevere premi, ho trascorso la mia carriera in ruoli comprimari, mi capita di fare il protagonista ogni cinque, sei anni, e stavolta è coinciso con la collaborazione con uno dei registi che rispetto di più, c'è stata un'immediata alchimia tra di noi. Sono enormemente fiero di questo premio, che per me è il culmine di un lavoro di gruppo, mi sento emozionato e meravigliato come un ragazzino di sedici anni, ancora non ci posso credere!". Dal sentimentalismo si passa alla comicità quando Spall racconta in che condizioni era quando ha ricevuto la notizia "dopo la presentazione del film, le interviste e tutto il glam del Festival, sentivo la mancanza della mia famiglia, così ho preso mia moglie e siamo andati a fare una gita con la mia barca in Olanda. Stamattina ero impegnato ad aggiustare una tubatura per evitare che la barca andasse a fondo quando è ancorata in porto, stavo lì sdraiato con un cucchiaio e un vasetto di grasso per riparare il tutto e mia moglie mi fa': Timothy, devi tornare immediatamente a Cannes!", a quanto pare la moglie dell'attore si è poi affrettata a fare i bagagli ma Spall non ha avuto neanche il tempo di fare shopping per la cerimonia "sono qui senza il papillon, scusatemi, ma sono ancora in fase di negazione, mi sembra davvero incredibile".

La meraviglia di Alice

Alba e Alice Rohrwacher a Cannes 2014, serata finale per Le meraviglie
PerAlice Rohrwacher, vincitrice per il Gran Premio assegnato a Le Meraviglie, ricevere il riconoscimento è stato "meraviglioso, mi sento come se stessi su una nuvola. Sapevo che avrei avuto un premio, perchè ero tornata a casa e sono stata chiamata per ritornare qui, ma è stata una sorpresa in ogni modo, dall'inizio alla fine, una sorpresa di essere stata selezionata, di aver ricevuto un premio, di aver ricevuto questo premio in particolare". Questo è il secondo giro di giostra per la regista alla Kermesse, che ha partecipato con la sua prima opera, Corpo celeste, e la Rorhwacher ammette che il primo anno è stata un'esperienza fortemente emotiva, di grande impatto, mentre stavolta "è stato più semplice, ma è anche vero che sono un po' più grande e l'esperienza aiuta". L'autrice ha poi approfittato dell'occasione per espandere i suoi ringraziamenti alla troupe, qualcosa che non è riuscita a fare durante la cerimonia a causa dell'emozione "adesso che sono qui vorrei ringraziare tutti i miei collaboratori, specie considerato che molti di loro sono stati punti dalle api presenti sul set", ricordiamo che Alice ha insistito molto affinchè si trattasse di api vere e non effetti speciali, e per quanto docili siano le operaie gialle e nere, non facciamo fatica a immaginare tanti piccoli incidenti del genere sul set. In riferimento al suo incontro la Loren, la regista ha detto che è stato incredibile, come "mettere la testa nel pozzo della storia italiana".

And the winner is...

Tutto il mondo sa già che il vincitore della Palma d'Oro di questa 67esima edizione è Winter Sleep, diretto da Nuri Bilge Ceylan, ma vediamo i commenti del regista dopo la premiazione ufficiale "è una sensazione strana" dice il regista "ho ricevuto due volte il Premio della Giuria qui a Cannes, ma devo dire che c'è un'enorme differenza tra il primo e il secondo posto... è la realtà dei fatti. Devo dire che è la prima volta che ricevo un riconoscimento così prestigioso". Interrogato sulla lunghezza dell'opera (196 minuti), si è scoperto che in origine la sceneggiatura prevedeva un film di oltre quattro ore, ma nonostante l'amore provato per i personaggi e per la storia, scritta a quattro mani con sua moglie, l'autore ha lavorato con molta attenzione in sala montaggio per far sì che si arrivasse a una durata fattibile. Per quanto riguarda la speciale dedica annunciata durante il discorso di ringraziamento - "ai giovani della Turchia e a coloro che hanno perso la vita durante l'ultimo anno" un probabile riferimento al disastro minerario in cui hanno perso la vita oltre trecento persone - "abbiamo avuto un anno davvero problematico e abbiamo imparato molto da questi giovani e da coloro che hanno sacrificato la propria vita per il nostro futuro. Meritavano questa dedica".

Nonostante la dedica sentita, Ceylan ha specificato come i suoi film nascono sempre da un'esigenza molto personale "le motivazioni che mi spingono a fare un film sono sempre collegate alla natura umane e quando mi imbarco in un nuovo progetto nasce sempre per dare libero sfogo alla parte più oscura di mé stesso, per comprendere e ricercare la parte più dark della mia anima. Uno degli spunti per questo film è stato con me per anni, ma fino ad ora non mi sentivo abbastanza preparato per realizzare quest'opera, tuttavia dopo C'era una volta in Anatolia ero pronto per raccontare questa storia e dopo averne parlato con mia moglie per quattro, cinque anni, improvvisamente ci siamo ritrovati a scriverla".

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