Cannes 2006: che festival sarà?

L'edizione numero 59 del Festival di Cannes è alle porte e anche quest'anno Movieplayer.it non mancherà l'appuntamento, cercando di seguire tutto l'umanamente seguibile in un festival che si preannuncia di difficile decodifica.

Ci siamo! L'edizione numero 59 del Festival di Cannes è alle porte e anche quest'anno Movieplayer.it non mancherà l'appuntamento, cercando di seguire tutto l'umanamente seguibile in un festival che si preannuncia di difficile decodifica. La prestigiosa vetrina cannense, infatti, prosegue la sua ideale alternanza tra un annata centrata sui nomi più prestigiosi della cinematografia mondiale (come è stata l'altalenante edizione precedente) ed una dal carattere più sperimentale, dove la manciata di titoli molto attesi è affiancata da numerose proposte su cui è difficile per il momento orientarsi. In altre parole, se le considerazioni preliminari - di natura qualitativa, previsionale o orientative che siano- hanno poca ragione di esistere in assoluto, nello specifico dell'edizione 2006 l'esercizio rischia di farsi ancora più velleitario.

Uno sguardo nel magma è altresì doveroso per dare voce ad una selezione che spicca per la generale multiculturalità della proposta, più che per il rinnovato e improvvisamente indiscutibile prestigio che i commentatori italiani hanno paventato come risposta alla nostra nutrita selezione. Eppure, a ben vedere, l'attento sguardo al cinema altro è fortemente affidato - come è forse normale che sia - alla sezione Un Certain Regard che mette in mostra una presenza quanto mai cospicua di titoli dall'Europa dell'est, come appare chiaro nel nostro approfondimento specifico. Rivolgendosi oltre, al concorso e al fuori concorso nello specifico,appare chiara invece la predominanza europea, interrotta sola dagli attesi nuovi lavori di Sofia Coppola, Richard Kelly e Richard Linklater e dei messicani americanizzati Guillermo del Toro e Alejandro Gonzalez Inarritu.
Un po' assente la cinematografia dell'estremo oriente, dopo l'apice (almeno quantitativo, ma non solo) dell'anno scorso. Un solo film in concorso e altre cosette sparse disorganicamente, tra cui Election 2 di Johnny To che l'anno scorso era in competizione con il primo episodio.

Il cinema mainstream americano è al solito usato come evento mediatico e quest'anno permetterà un apertura col botto, grazie al chiacchierato IL codice da Vinci. Presente con la stessa funzione il terzo episodio degli X-Men e l'animazione firmata Dreamworks di La gang del bosco, mentre gli altri titoli del fuori concorso si alimentano spesso del prestigio di filmaker come Sydney Pollack, Jane Campion, Tony Gatlif e Kevin Smith, presente con il seguito del suo più celebre e fortunato film, ovvero Clerks II. Il fuori concorso spicca anche per la presenza di Wim Wenders, e del documentario Volevo solo vivere di Mimmo Calopresti. Cospicua la presenza francese, su cui si fa notare il ritorno di Gaspar Noè e il solito film di François Ozon.

Il concorso, dopo la promozione all'ultimo minuto dell'uruguiano Adrian Caetano con il suo Crónica de una fuga, conta venti titoli sulla carta molto interessanti. Detto della doppia presenza italiana Moretti-Sorrentino, potenzialmente molto accreditata, la cinematografia francese la fa abbastanza da padrona, come era ampiamente prevedibile, ma non in modo sfacciato o eccessivo. Presente Bruno Dumont il temibile regista dello scempio Twentynine palms, ma anche autore di film di ben altro spessore. Con Flandres si confronta con un racconto di guerra e sulla guerra e pare sposare registri meno ostentatamente eccessivi. Staremo a vedere. Quand j'étais chanteur, racconto di uno strano incontro tra una giovane ragazza e un cantante, è invece il nuovo film di Xavier Giannoli, autore tre anni fa dell'interessante esordio Corpi impazienti, film che fece anche una comparsata nelle nostre sale. Selon Charlie di Nicole Garcia è invece un'incursione alla regia della celebre attrice franco-alegerina, per raccontare la storia di sette persone in cerca di identità. Di lingua francese ma produzione belga invece La raison du plus faible di Lucas Belvaux.

Grande attesa per Volver il nuovo film di Pedro Almodovar che utilizzerà il festival francese come eccellente cassa di risonanza per la sua parallela uscita internazionale, come d'altronde molte dei titoli in lingua inglese, su tutti Southland Tales di Richard Kelly che a sorpresa ha ottenuto il prestigioso sipario della competizione dopo il successo di Donnie Darko. Tra i nomi più affermati spiccano anche le presenze di Ken Loach con The Wind That Shakes the Barley e del finlandese Aki Kaurismäki, particolarmente amato dalle parti di Cannes.

Summer Palace di Lou Ye è il discusso film cinese a rischio di censura per i critici temi affrontati, ovvero la caduta del muro di Berlino , la fine dell'Unione Sovietica, il viaggio nel 1992 del leader Cinese Deng Xiaponing nel sud del paese e per le numerose scene erotiche. Per chi come il sottoscritto invece, auspicava un'edizione priva di Lars Von Trier, il suo zampino è presente nell'opera prima dello scozzese Andrea Arnold dal titolo Red Road. Il film è infatti il primo di tre film scozzesi frutto di un finanziamento e co-prodotti dalla società di produzione scozzese Sigma Films insieme alla danese Zentropa Film.

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