American Horror Story

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American Horror Story: Cult, con Election Night, paura e follia nell’America di Trump

È la vittoria elettorale di Donald Trump ad aprire la settima stagione della serie cult creata da Ryan Murphy: un nuovo racconto ad alta tensione con protagonisti Sarah Paulson ed Evan Peters, in cui i riferimenti alla contemporaneità si legano alla fobia per i clown e a una misteriosa setta omicida.

American Horror Story: un momento della settima stagione della serie

Ha avuto un tempismo letteralmente diabolico, stavolta, quella volpe di Ryan Murphy: appena tre giorni prima del debutto di It nei cinema americani (debutto che ha registrato la cifra record di 123 milioni di dollari nel weekend d'apertura), l'isteria collettiva per i clown assassini ha costituito un formidabile trampolino di lancio per il nuovo capitolo di American Horror Story, giunto alla sua settima stagione, intitolata Cult (dal 6 ottobre in Italia su Fox).

American Horror Story: un'immagine della settima stagione

Una stagione che si pone il difficile compito di mantenere la fiducia e l'interesse dei fan dopo i risultati altalenanti degli ultimi anni, con Hotel e Roanoke, in particolare, che hanno suscitato diverse perplessità e fatto registrare la progressiva disaffezione di una percentuale non indifferente di pubblico. Se pertanto l'esordio di Cult non ha brillato in termini di ascolti in patria (quattro milioni di spettatori alla prima messa in onda), sarà necessario valutare la tenuta del settimo American Horror Story sulla distanza per capire se la sfida sia vinta o meno. E per ora la première, Election Night, sembra regalare diversi elementi d'interesse e di fiducia...

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Make America great again: una notte da incubo

American Horror Story: una Sarah Paulson sconvolta in un momento della settima stagione della serie

L'antefatto di questo episodio inaugurale collega per la prima volta la serie di Ryan Murphy all'attualità della nostra epoca: è la notte fra martedì 8 e mercoledì 9 novembre 2016, e l'America sta seguendo il tormentato scrutinio da cui verrà fuori il nome del quarantacinquesimo Presidente degli Stati Uniti. Dopo gli spezzoni dei notiziari dedicati alla campagna della democratica Hillary Clinton e del repubblicano Donald Trump, ci troviamo a rivivere quella fatidica notte attraverso i sentimenti contrastanti che si respirano in due diversi appartamenti. C'è la casa di Ally (Sarah Paulson) e Ivy Mayfair-Richards (Alison Pill), una coppia omosessuale che per l'occasione ha invitato i propri vicini, i Chang, anche loro strenuamente democratici; e mentre il telegiornale annuncia la vittoria a sorpresa di Trump, Ally scoppia in lacrime, gridando incredula: "Va' all'inferno, Huffington Post! Oh mio Dio, come hanno potuto sbagliarsi fino a questo punto?".

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American Horror Story: Alison Pill e Sarah Paulson in una scena della serie

Lo sgomento per un risultato ritenuto fino a poche ore prima estremamente improbabile si traduce invece in un giubilo sfrenato nella cantina del giovane Kai Anderson (Evan Peters), il quale si abbandona a un irruento entusiasmo; nello stesso appartamento sua sorella Winter (Billie Lourd), che aveva sospeso gli studi per prestare volontariato nella campagna della Clinton, è invece in preda a una cocente delusione. Murphy, co-autore dell'episodio, cavalca insomma l'onda di una election night che si è già impressa nell'immaginario collettivo per riallacciarsi a uno dei temi portanti di American Horror Story fin dalle sue origini: l'intolleranza, l'odio e la violenza esercitati contro le minoranze. E in Cult, non a caso la costernazione per la vittoria di Trump viene espressa tramite due specifiche tipologie di minoranza: quella etnica dei Chang e quella omosessuale di Ally e Ivy. Mai come in questa occasione, però, il discorso di Murphy si era fatto così esplicitamente politico, con Kai che esalta la paura e la paranoia sulla sicurezza come migliore forma di controllo delle masse e Ivy che rinfaccia ad Ally di aver votato per Jill Stein anziché per Hillary, contribuendo così all'inatteso successo di Trump nello Stato del Michigan per appena diecimila voti di scarto.

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Una risata ci seppellirà

American Horror Story: un'immagine tratta dalla settima stagione

Passando a un piano puramente narrativo, una sostanziale differenza fra Cult e le precedenti stagioni della serie (nonché uno degli elementi che ci inducono a ben sperare) consiste nella maggiore coesione della trama e nell'impiego di un cast più ridotto. Per una volta, Murphy ha rinunciato a ingaggiare tanti nomi altisonanti e star di primissimo piano, lasciando ampio spazio ai due 'fedelissimi' di American Horror Story: Evan Peters, che dopo Hotel torna a interpretare un personaggio inquietante con il razzista e ultrareazionario Kai, e il portentosa Sarah Paulson, moglie e madre in preda a fobie di ogni tipo. E l'idea di restringere la trama a due singole storyline, che convergono già in questo episodio con l'arrivo di Winter in casa di Ally e Ivy, è un approccio che consente agli autori di approfondire da subito le dinamiche fra i protagonisti, ponendo inoltre a noi spettatori un sinistro quesito: c'è qualcosa di vero negli spaventosi clown che si materializzano al cospetto di Ally o si tratta soltanto della sua immaginazione disturbata?

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American Horror Story: Sarah Paulson in un momento della settima stagione
American Horror Story: una scena della settima stagione

Già, i clown. Dal cameo metanarrativo di Twisty (John Carroll Lynch), già conosciuto in Freak Show (e un rimando a una sorta di "universo condivido" di American Horror Story), ai terrificanti pagliacci che si avventano su Ally in un supermercato deserto, proprio durante il discorso inaugurale del Presidente Trump, passando per la sigla della stagione, i clown si propongono come gli autentici 'spauracchi' di Cult: manifestazioni dell'irrazionale e del mostruoso, incarnazioni della follia di un'America dilaniata dalle tensioni e dalla rabbia. Una follia che, al termine dell'episodio, esploderà nella maniera più bestiale e selvaggia, frantumando l'innocenza di uno sguardo infantile. Quanto di questo sia ascrivibile all'horror e quanto, invece, alla realtà in cui viviamo potrebbe essere uno spunto di riflessione... e di angoscia.

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Stefano Lo Verme
Redattore
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