American Honey

2016, Drammatico

American Honey: Shia LaBeouf e Andrea Arnold raccontano il film "on the road"

La regista e il cast del film, tra cui anche Sasha Lane, raccontano cosa significa viaggiare nell'infinito orizzonte piatto della vendita porta a porta.

Durante la quinta giornata del Cannes Film Festival di quest'anno,Andrea Arnold, premio Oscar per il cortometraggio Wasp, ha presentato il suo ultimo lavoro, American Honey, un film accolto molto favorevolmente dalla critica e dal pubblico. Alla conferenza stampa erano presenti il cast, Shia LaBeouf, Sasha Lane, McCaul Lombardi, Veronica Ezell, Raymond Coalson, Isaiah Stone, scambiato per una giovane fanciulla per via della sua lunga chioma, Riley Keough, il produttore Lars Knudsen, il direttore della fotografia Robbie Ryan e ovviamente l'autrice e regista Andrea Arnold. La trama è pressochè inesistente e tutta la bellezza del film sta nell'interpretazione degli attori, nelle sensazioni evocate dalle loro interazioni, e nella squisita attenzione e splendore della fotografia di Ryan "lavorare per Andrea è molto liberatorio, abbiamo le nostre regole, ma le nostre regole sono molto caotiche ed è sempre divertente seguire il caos, in realtà abbiamo seguito la nostra protagonista, Sasha, dove va, cosa fa, è semplice in questo senso senso, ma anche complicato perchè la vita è complicata, ma è uno stile molto aperto, libero, un modo modo divertente di fare cinema, ha quel tocco in più di poesia, teniamo molto all'immagine e mi sento molto privilegiato a lavorare in questo film con Andrea perchè lei è davvero brillante".

American Honey: Shia LaBeouf e Andrea Arnold durante la conferenza stampa

La storia, ispirata da un articolo di giornale che racconta la subcultura di questo genere di lavoro, segue la vicenda di Star, una ragazza che vive in una piccola città, che ha addosso il gravoso compito di occuparsi dei fratellini piccoli e di sopportare il patrigno, un uomo con zero istinti paterni. Ma Star anela a qualcosa di più, a vivere piuttosto che sopravvivere e languire in un posto dimenticato da Dio, così, quando le si presenta davanti l'occasione di fuggire via, la coglie e se la tiene stretta a due mani, pronta a tutto pur di, finalmente, sperimentare la sua vita. Star si accoda a un gruppo eterogeneo di ragazzi, guidato da una "boss" e da un tour manager che va in giro per gli States a vendere abbonamenti a giornali, riviste, o forse è più giusto dire che vendono loro stessi, come un caso caritatevole da adottare, così come ha detto la regista.

Un viaggio a tempo di musica

American Honey: Sasha Lane e Andrea Arnold durante il photocall a Cannes 2016

La colonna sonora di American Honey è uno dei protagonisti del film, specie quando si parla di Rihanna, di cui la regista è una grande fan: "Abbiamo dovuto confermare tutte le canzoni prima dell'inizio delle riprese perchè Andrea voleva che fossero integrate nella narrativa e in genere non è questo il processo che si segue" ha detto il produttore "alcune delle canzoni erano scritte specificamente nello script, alcune sono cambiate perchè non abbiamo avuto i permessi, quindi in un certo senso è stato un processo in evoluzione, ma alcune erano lì fin dall'inizio, è la realtà dei magazine crews, ascoltano tanta musica e volevo che questo fosse riflesso nel film, magari è un po' noioso per il pubblico ma è realistico" ha continuato la regista, raccontando di come la canzone di Rihanna abbia un significato molto personale per lei, senza però scendere in dettagli "è una scelta personale, riflette quello che stavo attraversando nel periodo in cui è uscita, il periodo in cui ho scritto la sceneggiatura, l'adoro, adoro Rihanna, sono una sua grande fan".

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A quanto pare l'amore per la musica è diffuso tra il cast, anche se per Shia c'è stato un momento imbarazzante sul set, quando si è trattato di ballare a ritmo di musica "non mi è piaciuto affatto, ero appena atterrato, arrivato in albergo, stavo facendo conoscenza con il resto del gruppo, i ragazzi erano intenti ad andare in giro proiettando la loro presenza di "maschio alpha" e io dovevo mettermi a ballare seguendo Rihanna davanti a tutti quanti, è stato molto imbarazzante!". Per tutti quelli che in sala si aspettavano follie dall'attore, c'è stata una grossa delusione, perchè LaBeouf è rimasto sereno e tranquillo, rispondendo alle sue domande pacato e senza infervorarsi.

American Honey: Shia LaBeouf in un momento della conferenza stampa

L'attore ha poi parlato di come ha focalizzato il suo lavoro di preparazione facendo cura ai dettagli "la mia ricerca è stata soprattutto tecnica, scoprire i dettagli, cosa fa il tour manager, esempi di discorsi di vendita, quanto devono durare, non ho avuto bisogno di entrare in questo mondo, io provengo da questo tipo di underclass, nella mia città in pratica l'unica cosa che c'è è il carcere, tutti lavorano là, quello che il film illustra, non è stata una novità per me, ne ero già consapevole. Io capisco queste persone, cosa passano, e Jake sono praticamente io, c'è molto di me in Jake". Anche gli altri membri del cast hanno confermato che l'autrice ha praticamente dato loro il via libera per sperimentare "penso che tutte le nostre personalità hanno fatto capolino. Andrea insisteva molto nel raccomandarci di essere chi siamo, di seguire i nostri istinti, quello che stavamo provando e quindi ogni giorno mostravamo quello che sentivamo, e da questo punto di vista è stato un importante contributo, lei era molto aperta da questo punto di vista" ha detto la protagonista.

E per chi si fosse chiesto come sono andate le scene piccanti sul set, Shia ha rassicurato il pubblico in sala dicendo "non penso di essere mai stato ingaggiato per scene di sesso ve lo garantisco, non so cosa c'è di preciso nel film, perché non l'ho ancora visto, ma di certo non ho avuto la sensazione che si trattasse solo di scene di sesso, penso forse quella nel bosco, ma quella non mi ha dato la sensazione di una scena di sesso, quella è una scena molto lunga, succedono tante cose".

Non è un porno!

American Honey: Sasha Lane durante la conferenza stampa

Sasha Lane e la Arnold hanno raccontato del loro primo incontro "Ero sulla spiaggia e lei mi ha avvicinato, tutta sorridente mi è sembrata subito una persona gentile, dolce, mi ha fatto subito una buona impressione, mi ha parlato del film, ero così felice di averla incontrata, mi ricordo che stavamo passeggiando sul molo e avevo questa sensazione di essere al sicuro, sapevo che si sarebbe presa cura di me, sapevo che non si trattava di una truffa per un porno! I miei genitori hanno detto no al principio, era difficile convincerli sulla base del mio istinto "mamma, ho davvero una buona sensazione su questo progetto! Le sensazioni non sono concrete! Ma poi alla fine avevo ragione, non era un porno!". "Non è facile avvicinarsi alla gente!" ha detto Andrea "non avevo idea che ci fossero tanti registi del porno in giro durante lo springbreak! La gente è giustamente sospettosa, ho visto Sasha sulla spiaggia, le ho parlato per un po' abbiamo organizzato un incontro, abbiamo fatto una piccola audizione nel foyer dell'albergo, lei mi disse che stava per tornare a casa e le chiesi di restare per qualche altra audizione, l'ho portata a conoscere Veronica per vedere cosa potevano improvvisare insieme".

The Lost American Dream

American Honey: Sasha Lane durante il photocall a Cannes 2016

L'autrice non ha guardato film simili al suo progetto per prepararsi, ne fotografie, come in genere fa per i suoi lavori, ha preferito saltare in auto e girare gli USA in lungo e largo dopo aver letto l'articolo che le ha fatto scattare la molla per dare il via a questa avventura "non c'era nessuna storia nell'articolo, da lì è partita la mia immaginazione su quello che avevo letto e quando sono arrivata negli Stati Uniti mi sono resa conto che non li conoscevo bene, e quindi ho fatto una serie di viaggi da sola in auto perchè dovevo creare questa connessione, quest'intimità". Durante le riprese del film hanno incontrato una mag crew che alloggiava nel loro motel e hanno parlato con loro di cosa vuol dire fare questo tipo di vita "non vendono solo abbonamenti, ma di tutto, vanno in giro porta a porta, con ogni sorta di storia per racimolare dei soldi, per sbarcare il lunario. E' un po' come fare carità da parte di chi acquista, non stanno comprando un giornale, ma la persona che vende il giornale". A quanto pare per aiutare il cast a entrare meglio nella parte, li hanno mandati in giro a fare questo genere di lavoro "abbiamo mandato il cast in giro per provare a vivere questo tipo di esperienza e gli ho detto che potevano tenersi i soldi che riuscivano a fare, se non vogliono continuare con la carriera di attori, hanno un'altra scelta, è un lavoro molto duro! La gente minacciava di chiamare la polizia, sono stati inseguiti dai cani".

American Honey: un primo piano di Andrea Arnold durante il photocall a Cannes 2016

Da un certo punto di vista il gruppo di nomadi che vediamo nel film incarna una versione diminuita dell'american dream, un sogno che ormai è diventato quasi un incubo vista la mancanza di opportunità di lavoro per i giovani "il film è una sorta di mix di quello che sapevo io dell'America, attraverso Hollywood ovviamente, e quello che è la realtà contemporanea degli States che ho vissuto nei miei viaggi. Sono rimasta molto colpita, intristita da alcune città che ho visitato, dalla povertà che c'era, mi è sembrato molto diverso dal Regno Unito perchè se non hai soldi, non puoi ricevere assistenza sanitaria, come andare dal dentista, e questo mi ha davvero scioccato, e la diffusione di droga mi ha lasciato molto amareggiata, in una piccola città della Virginia ho notato che c'erano tre farmacie e ne sono rimasta colpita, sono entrata in una e c'erano cinque persone occupate a preparare farmaci, e gli ho chiesto cosa stavano facendo, antidolorifici per gli anziani e antidepressivi per i giovani e mi hanno confermato che c'era un'estesa dipendenza a questo tipo di farmaci".

Un tornado all'orizzonte

American Honey: la regista Andrea Arnold durante la press conference

La regista ha parlato ampiamente dei suoi viaggi, di come ha voluto immergersi nell'atmosfera delle mag crew che per giorni interi viaggiano in un furgone, attraverso queste lande molto spesso pianeggianti, il senso di solitudine che si crea, di vuoto, "tutte le crew a cui ho parlato mi dicevano che dovunque andavano era tutto pianeggiante, quindi ho cominciato dall'ovest sono stata al sud, est, dall'ovest, molto drammatico, sono andata giù verso il Texas, è molto interessante quando stai viaggiando da sola in quei posti, così aperti, così piatti, dovunque guardi all'orizzonte niente alture, ha un impatto su come ti senti, è stato alquanto difficoltoso a dire il vero e mi ha dato molto da pensare, su come è vivere così, per questa gente, vendere porta a porta e trascorrere così tanto tempo nel furgone, guardando questo scenario vuoto, anche se a tratti bellissimo quando cambia, siamo andati dall'Oklahoma al Nord Dakota, cambia in maniera graduale, gentile, se fai attenzione ma è davvero un'esperienza incredibile". A quanto pare viaggiare da soli può essere a tratti spaventoso, specie se si attraversano aree afflitte da disastri naturali "una volta stavo guidando e c'era una grande tempesta, e per radio c'erano avvisi di tornado, e mi sono spaventata, sono andata al motel e ho chiesto cosa faccio se sto guidando e mi trovo davanti un tornado?" - e a questo punto la Arnold ha cominciato a parlare con un pesante accento del sud - 'dolcezza, esci dall'auto e mettiti in un fosso' e se sono in motel e c'è un tornado? 'dolcezza, vai in bagno e chiuditi dentro' ma io vorrei vedere un tornado dal vivo 'dolcezza, tu non vuoi vedere un tornado dal vivo credimi!".

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