A Locarno un pardo messicano

Lo struggente Parque via porta a casa il premio più prestigioso per una edizione del festival ticinese in cui non sono mancate le soddisfazioni anche per l'Italia.

Verdetto a sorpresa, ma neanche più di tanto al Festival di Locarno. La giuria capitanata dal portavoce italiano Paolo Sorrentino ha incoronato vincitore della 61 edizione della kermesse svizzera Parque vía, opera prima del giovane regista messicano Enrique Rivero, che aveva profeticamente inaugurato il concorso internazionale. La pellicola, che unisce tematiche sociali a una ricerca estetica non comune, si è aggiudicata anche il premio FIPRESCI assegnato dalla federazione internazionale della stampa cinematografica dimostrando una comunità d'intenti tra giuria e critici.

Particolarmente soddisfatto Sorrentino che ha dichiarato un'uniformità nei gusti dei giurati fin da subito concordi sui film da premiare. Protagonista di Parque vía è il vecchio indio Beto, custode di una lussuosa villa a Città del Messico dove passa le sue giornate senza uscire quasi mai dalla ricca magione. Solo la prostituta Lupe gli fa un po' di compagnia. Ma la tranquillità quotidiana si interrompe quando la casa viene venduta e Beto si ritrova senza dimora e senza lavoro. Il silenzioso dramma scandito da un ritmo solenne e volutamente ripetitivo è ispirato alla vera storia del protagonista Nolberto Coria, guardiano anche nella vita.

Grandissima soddisfazione per l'Italia che porta a casa il premio per la miglior attrice protagonista. La serata conclusiva del festival ha visto, infatti, incoronare con il Pardo per la miglior interpretazione femminile la straordinaria Ilaria Occhini, interprete del toccante Mar Nero di Federico Bondi, che ha battuto la favorita Ksenia Rappoport. La Occhini non ha temuto di apparire senza trucco, anziana ed emaciata nella pellicola di Bondi che fotografa una storia comune a tante famiglie italiane, l'amicizia tra un'anziana non più autosufficiente e la sua giovane badante rumena. Il pardo per la miglior interpretazione maschile va, invece, al simpatico Tayanç Ayaydin, commerciante con l'anima protagonista del turco The Market - A tale of trade. Premio speciale della giuria il drammatico 33 scenes from life, anatomia di un lutto che vede protagonista la bella Julia la cui esistenza spensierata viene sconvolta dall'improvvisa malattia della madre. Il tatuatissimo cineasta canadese Denis Côté ha ricevuto, invece, il premio per la miglior regia per Elle veut le chaos, gelida cronaca di una vendetta fotografata in un elegantissimo bianco e nero. La giuria ha evidentemente voluto premiare l'estrema tensione formale di un film che risulta, però, poco coinvolgente sul piano emotivo.

Soddisfa la decisione di attribuire due menzioni speciali ai film orientali presenti nel concorso internazionale; particolarmente meritevole il delicato e ironico Daytime Drinking, road movie coreano girato con un budget bassissimo che ha deliziato la maggior parte dei critici. Grandi assenti nel palmares ufficiale lo struggente Autumn, pellicola turca ignorata dalla giuria nonostante la grande sensibilità e l'eleganza formale che la caratterizzano, e il fiabesco Kisses. Il Pardo per la miglior opera prima è andato inspiegabilmente all'austriaco März, pellicola ruvida che si misura col dramma del suicidio. Il pubblico della Piazza Grande ha scelto, invece, di incoronare vincitore del Prix de Publique il divertente Son of Rambow, irresistibile avventura cinefila con lieto fine dovuto, mentre il Variety Piazza Grande Award è andato alla stralunata commedia islandese Back Soon, film che ha sancito la conclusione ufficiale di questa edizione del festival ticinese che ha visto impazzare il nostro Nanni Moretti nelle vesti di mattatore ufficiale della manifestazione. Dalla prossima annata il Festival di Locarno rimarrà orfano del suo mentore Frédéric Maire il quale, dopo quattro anni alla guida della kermesse ticinese, ha accettato l'incarico di dirigere la Cineteca Svizzera che ha sede a Losanna. Si apre il toto scommesse su chi andrà a sostituire l'eclettico direttore che, dopo averci abituato alla sua gestione familiare e rilassata, mancherà sicuramente a tutti i frequentatori di Locarno.

A Locarno un pardo messicano
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