Marlon Brando

Attore
(1924 - 2004)
Biografia

Cenni biografici di Marlon Brando


Un'esistenza condotta all'insegna dell'eccesso e della ribellione, quella di Marlon Brando, negli anni dello sfolgorante successo così come nella solitaria vecchiaia vissuta ai margini dello star system. La più intramontabile delle icone viene, però, svelata in modo inusuale da Truman Capote ne Il duca nel suo dominio - intervista a Marlon Brando, più che altro una confessione intima, abilmente raccolta dal giornalista-scrittore di A sangue freddo e Colazione da Tiffany nel 1956, quando l'attore si trovava a Kyoto per le riprese di Sayonara, diretto da Joshua Logan e tratto dal romanzo di James A. Michener. Ciò che emerge è il ritratto di un uomo dolce, insicuro e iper-sensibile, mai del tutto conciliato con la vita e con l'arte, da cui è derivato il lato più sospettoso e guardingo del suo carattere.

Unico figlio maschio di un rappresentante di materiali edili e di un'attrice di filodrammatica, Dorothy Pennebaker, morta nel 1954 e alla quale l'uomo era legato in maniera viscerale, Marlon Brando fu espulso dall'Accademia militare di Shattuck nel Minnesota. Questo perché l'attore (di origini irlandesi, olandesi e francesi) possedeva ben altre doti e, fin da bambino, aveva coltivato una straordinaria abilità nell'assorbire e riprodurre tic e manierismi delle persone che lo circondavano.
Cruciale fu, quindi, l'incontro con l'Actor's Studio di Lee Strasberg e Stella Adler a New York, nel quale il giovane apprese e fece proprio il metodo di recitazione drammatica sviluppato dal teorico e attore Constantin Stanislavskij. Un metodo che prevedeva la totale identificazione con le motivazioni e con le sensazioni del personaggio, attraverso il ricorso dell'attore alla propria memoria emotiva, alle proprie esperienze passate e alle più intime pulsioni.
Al di là, infatti, delle innumerevoli relazioni amorose (tre mogli e un numero
imprecisato di figli) e delle tragedie personali e familiari che lo hanno
piegato nel corso della vita (l'uccisione, da parte del figlio Christian, del compagno della sorellastra Cheyenne e il suicidio della ragazza a soli 25 anni), Brando ha rappresentato un modello per intere generazioni di interpreti, grazie al suo talento infinito e al suo istinto - quasi animalesco - nel dar corpo e anima a uomini complessi e tormentati.

Brando attirò l'attenzione degli addetti ai lavori grazie ai saggi degli allievi della Scuola d'arte drammatica di Stella Adler e ad alcune interpretazioni a Broadway, in Candida di George Bernard Shaw e in Un tram chiamato desiderio di Tennessee Williams, oggetto anni più tardi del celebre adattamento cinematografico firmato da Elia Kazan e interpretato dallo stesso Brando. La prima grande passione dell'attore fu infatti il teatro, tanto che pensò a lungo che fosse quello il suo futuro, sul palcoscenico, intervallato solo sporadicamente dall'attività cinematografica. Ma sappiamo bene che non andò così.

Dopo il folgorante debutto come paraplegico reduce di guerra in Uomini (1950, di Fred Zinnemann), Marlon Brando fu catapultato di diritto tra le stelle di Hollywood proprio grazie al ruolo di Stanley Kowalsky in Un tram chiamato desiderio(1951), dove recitò al fianco di Vivien Leigh. Capace di esprimere volgarità, rudezza e sadismo, ma anche anticonformismo e passionalità, Brando seppe imporre lo stile del suo personaggio - jeans e maglietta bianca - al resto del mondo; lo stesso avvenne per il giubbotto di pelle de Il selvaggio(1954, Laszlo Benedek), pellicola che contribuì a diffondere l'immagine di Marlon Brando come simbolo di una generazione insofferente e disillusa.

La sua interpretazione di Stanley Kowalsky gli fruttò la prima nomination all'Oscar della sua carriera, seguita negli anni successivi da quella per Viva Zapata! (1952, Elia Kazan), per Giulio Cesare(1953, Joseph L. Mankiewicz), dove è un magniloquente Marcantonio, e Fronte del porto(1954, Elia Kazan), per il quale vinse l'ambita statuetta come migliore attore protagonista. Il personaggio di Terry Malloy in Fronte del porto, ex pugile fallito il cui fratello fa carriera spalleggiando il boss del sindacato portuale, consacrò l'attore come un vero e proprio mito internazionale.
La sua imponente e magnetica fisicità, unita a una fragile sensibilità,
gli permisero infatti di improvvisare e di caratterizzare, anche con un
piccolo gesto o movimento, qualsiasi ruolo, indipendentemente dalla fortuna
- più o meno alterna - dei suoi film.

Dopo i trionfi, infatti, la carriera di Marlon Brando subì - sul finire
degli anni cinquanta e per tutti gli anni sessanta - una decisa flessione:
film come il musical Bulli e pupe(1955, Joseph L. Mankiewicz), portato anni dopo a teatro da Ewan McGregor, e voluto da Brando per vivere un momento di disimpegno anche sul set; La casa da tè alla luna d'agosto (1956, D. Mann), I giovani leoni (1958, E. Dmytryk) e Pelle di serpente(1959, Sidney Lumet), ancora basato su un dramma di Tennessee Williams, non rinverdirono i fasti dei primi successi.
Brando sperimentò persino la sua prima e unica regia sul set del western I due volti della vendetta (1960), che affrontò con la consueta visione personale e originale; nel frattempo, la sua fama di attore difficile e irrequieto si sparse a macchia d'olio, facendo precipitosamente calare le sue quotazioni a Hollywood.

La rinascita, negli anni Settanta, coincise con l'inizio della collaborazione
artistica con l'allora emergente Francis Ford Coppola. Il regista rimase folgorato dal provino di Marlon Brando, il quale mise a punto - da solo - uno speciale trucco per incarnare alla perfezione il personaggio di Don
Vito Corleone
, il boss della famiglia mafiosa protagonista de Il padrinodel 1972: capelli tenuti indietro con la brillantina, sfumature di lucido da scarpe su zigomi e fronte, guance imbottite di fazzoletti di carta.
Brando riuscì nuovamente a stupire critica e pubblico con la sua performance sublime, che gli consentì di guadagnare il secondo Oscar della sua carriera, che peraltro non ritirò, mandando al suo posto una giovane attrice Sioux: un atto di protesta contro la politica del governo statunitense nei confronti degli indiani d'America.
Sempre nel 1972, Brando fu protagonista di un altro capolavoro indiscusso
della storia del cinema mondiale, coinvolto in un vortice di scandali e roventi polemiche a causa delle esplicite scene sessuali: Ultimo tango a Parigidi Bernardo Bertolucci, nel quale l'attore interpreta Paul, americano sradicato in Francia, un vedovo di mezza età dalla vita intensa e drammatica. Fu la sua prova più sentita ed emotiva, dove si mise in gioco completamente, soffrendo e rinunciando a ogni pudore - fisico e interiore - pur di rappresentare al meglio la solitudine e la disperazione del personaggio.

Nemmeno la magistrale e inquietante apparizione in Apocalipse Now (1979), sempre di Francis Ford Coppola, nel ruolo estremo di Kurz (personaggio letterario del Cuore di tenebra di Conrad), colonnello che diventa un disertore creando in Cambogia un proprio regno esclusivo, riesce a fermare l'inesorabile declino fisico e attoriale di Marlon Brando, che riserva per sé piccoli 'camei' - come quello di Jor-El, padre di Superman (1978, Richard Donner) nel primo capitolo della serie - o film minori degli anni ottanta e novanta, come Il Boss e la matricola(1990, Andrew Bergman) e L'isola perduta (1997, di John Frankenheimer).

L'ultimo suo regalo al cinema è stato quello di tenere a battesimo il nuovo
ribelle della scena hollywoodiana, Johnny Depp, al quale era legato da una forte sintonia e da un'immediata empatia. Conosciuto sul set di Don Juan De Marco maestro d'amore, Brando ha poi accettato di partecipare alla prima fatica da regista del giovane attore, Il Coraggioso, incentrato sul mondo degli "snuff movie", dove i protagonisti sono torturati e uccisi davanti alla macchina da presa.

L'attore si è spento all'età di 80 anni in un ospedale di Los Angeles dopo essere stato per molto tempo sofferente di problemi respiratori, aggravati dall'obesità che aveva condizionato gli ultimi decenni di vita. Quella notizia, che traumatizzò i media e i cinefili di tutto il mondo, consegnò - suo malgrado - Marlon Brando all'immortalità, a una perenne e stabile presenza nell'immaginario collettivo. Persino nella fugace apparizione di Brando nel video di You rock my world di Michael Jackson, si fa più vivo e doloroso il ricordo di un personaggio tanto memorabile quanto controverso.