Roman Polanski: dopo le proteste, rinuncia ai César

Il regista avrebbe dovuto pronunciare il discorso di apertura della cerimonia dei prestigiosi riconoscimenti cinematografici francesi.

Roman Polanski sul set di Carnage, del 2011

Roman Polanski ha deciso di non partecipare alla cerimonia di consegna dei prestigiosi premi cinematografici César, durante la quale avrebbe dovuto pronunciare il discorso di apertura in veste di Presidente.
Un gruppo che si occupa dei diritti delle donne ha infatti reagito in modo negativo, minacciando un boicottaggio, all'annuncio dello spazio concesso al regista, accusato di stupro quaranta anni fa, situazione che lo tiene ancora distante dal suolo americano. Il legale di Polanski, Herve Temime, ha dichiarato: "La controversia ha rattristito profondamente Roman Polanski e ha avuto delle conseguenze sulla sua famiglia. Tuttavia, per non causare disturbi alla cerimonia dei César, che dovrebbero focalizzarsi sul cinema e non sulle nomine del presidente dell'evento, Roman Polanski ha deciso di non accettare l'invito e non parteciperà alle cerimonie legate ai premi".

Polanski, nel 1977, era stato arrestato mentre era a casa di Jack Nicholson con l'accusa di aver violentato la modella tredicenne Samantha Gailey. Dopo essersi dichiarato colpevole di aver avuto rapporti sessuali con una minorenne e stretto un accordo che prevedeva 42 giorni di carcere, nel 1978 si è trasferito in Francia perché era convinto che un giudice non avrebbe rispettato i termini accettati e da allora non è più tornato negli Stati Uniti. A dicembre l'avvocato del regista era riuscito a fermare una richiesta di estradizione mentre si trovava in Polonia e Roman aveva dichiarato: "Potrò finalmente sentirmi al sicuro nella mia patria".

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