Mel Brooks contro il politically correct: "Oggi non avrei potuto fare Mezzogiorno e mezzo di fuoco"

Secondo il regista, una commedia del genere non potrebbe mai essere realizzata adesso, per colpa del "politically correct".

Angelica Vianello

La correttezza politica a tutti i costi ha significato il sacrificio della vera commedia: questo è il pensiero del mitico regista Mel Brooks, espresso in un'intervista a BBC Radio 4.

Forse Frankenstein junior, forse qualche altro. Ma mai Mezzogiorno e mezzo di fuoco, perché siamo diventati stupidamente "politically correct", che è la morte della commedia.

Così ha risposto Brooks al conduttore che gli ha chiesto se, secondo lui, oggi film come Mezzogiorno e mezzo di fuoco, Per favore non toccate le vecchiette o Frankenstein Junior avrebbero qualche chance di vedere la luce. Per descrivere la sua posizione, Brooks ha usato una bellissima metafora: "Va bene non ferire i sentimenti di molte etnie e gruppi. D'altro canto, non va bene per la commedia. La commedia deve destreggiarsi sul filo del rasoio, deve correre rischi. La commedia è il piccolo elfo lascivo che sussurra nell'orecchio del re, dicendo sempre la verità sul comportamento umano".

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Gene Wilder in una scena di Mezzogiorno e mezzo di fuoco

Mezzogiorno e mezzo di fuoco è uno spoof del genere western che parla di uno sceriffo di colore in una cittadina razzista, con Gene Wilder e Cleavon Little, ed è pieno di insulti razzisti, cosa che oggi davvero non immagineremmo possibile ad Hollywood. Ma anche Mel Brooks si pone dei limiti.

Personalmente, non toccherei mai le camere a gas della morte di bambini o della tragedia degli ebrei per mano dei nazisti. Qualsiasi altra cosa va bene.

Una posizione ben definita, con la quale non tutti sono d'accordo. Eppure è vero che di commedie al vetriolo se ne vedono pochissime, oggi.

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