James Gunn, una 'tirata galattica' contro gli universi cinematografici

Il regista di Guardiani della Galassia riflette sulla direzione intrapresa dagli studios hollywoodiani e sul futuro dell'industria.

Dopo lo straordinario successo ottenuto dal suo Guardiani della Galassia, per James Gunn è arrivato il momento di riflettere sull'andamento dell'industria cinematografica e sulle superproduzioni hollywoodiane. Il regista lo fa attraverso la sua pagina Facebook scrivendo un lungo e interessante post che riportiamo di seguito:

Guardiani della galassia: James Gunn sul set col fratello Sean Gunn che dà vita a Kraglin in motion picture

"Ascoltate, adoro gli immensi universi creati nei film e adoro i grandi franchise. Ma sono un po' preoccupato dai numerosi universi che gli studios stanno pianificando di portare al cinema senza avere una solida base su cui costruire o, in alcuni casi, senza avere alcuna base. Star Wars aveva il franchise originale, il Marvel Universe aveva Iron Man, la serie del Cavaliere Oscuro aveva Batman Begins, anche franchise come Transformers e Twilight avevano alla base pellicole amate dal pubblico che ha richiesto a gran voce di proseguire le avventure dei loro beniamini. Ma in questi giorni gli studios stanno tentando di coltivare alberi senza un solido seme. Produttori e registi sono concentrati su pellicole costose senza preoccuparsi della qualità e dell'origine del materiale. E gli studios stanno tentando di sviluppare franchise da film inesistenti o di scarso successo. Non si stanno preoccupando del pubblico.

So che George Lucas, Kevin Feige, Jon Favreau avevano un'idea chiara di come sarebbero state accolte le loro pellicole. Ma non credo che pensassero a realizzare franchise a ogni costo, sia che il pubblico amasse i loro film sia che li respingesse. In breve, penso che il nuovo modello economico sia difettoso. Credo che i registi e studios dovrebbero prepararsi a realizzare film ad alto budget, ma al tempo stesso dovrebbero lasciare spazio a un po' di sperimentazione per vedere come il pubblico accoglie le loro proposte. Ma soprattutto, dobbiamo ricordare che noi come industria esistiamo per servire il pubblico, per comunicare con le persone. Loro hanno voce in capitolo in ciò che noi creiamo. Non siamo qui per decidere cosa devono vedere, soprattutto perché questo non sarebbe possibile".

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