Iran: ancora censura sul cinema

Il ministero della cultura blocca le riprese del nuovo film di Asghar Farhadi a causa delle dichiarazioni 'antigovernative' recentemente rilasciate dal regista. E Abbas Kiarostami gira il suo nuovo film in Giappone.

Solo pochi mesi fa il regista iraniano Jafar Panahi è stato costretto a trascorrere novanta giorni in carcere con l'accusa di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale preparando una pellicola antigovernativa. Al momento il regista de Il cerchio è in attesa del processo che si terrà a fine settembre, ma il governo iraniano non si decide ad allentare la stretta sulla settima arte. Il ministero della Cultura iraniano ha bloccato il permesso per la produzione dell'ultimo film di Asghar Farhadi, regista del bellissimo About Elly, candidato agli Oscar nel 2009. Le riprese di La separazione di Nader e Simin, iniziate alla fine di agosto, sono state interrotte a causa delle critiche rivolte alle autorità da Farhadi durante una recente cerimonia pubblica in cui ha denunciato l'isolamento di diversi registi e attori, tra i quali Golshifteh Farahani. Il 17 settembre scorso, durante la cerimonia annuale che si tiene nella Casa del cinema, Farhadi si è espresso a favore di un cambiamento della situazione, auspicando il ritorno al lavoro di registi vicini all'opposizione come Jafar Panahi o come Mohssen Makhmalbaf, oggi in esilio all'estero.

Per molti registi e attori iraniani l'unico modo per lavorare è quello di abbandonare il paese e girare le proprie opere all'estero. Lo testimonia il maestro Abbas Kiarostami che si accinge a dare il via alla lavorazione del suo nuovo film in Giappone. La pellicola parlerà di ''rapporti sentimentali tra uomini e donne, i piu' difficili che esistano'', ha spiegato il regista, aggiungendo "il mese prossimo saremo in Giappone per il casting ed entro fine anno dovrei cominciare le riprese. Il titolo del film non è ancora stato deciso, ma anche questo lavoro sarà prodotto per l'estero visto che da 11 anni le autorità non mi danno il permesso di mostrare i miei film in Iran, e non so il perché" .

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