Clint Eastwood: "Trump razzista? Basta con questo buonismo"

In una recente intervista il regista e attore ha sostenuto che chi definisce il candidato alle elezioni presidenziali americane "razzista", è una generazione di "femminucce".

Angelica Vianello

L'attore Clint Eastwood, che da sempre si definisce un libertario, è entrato nel mirino della stampa internazionale per una intervista in cui sembrerebbe aver manifestato il suo appoggio per Donald Trump, il candidato repubblicano alle imminenti elezioni presidenziali americane. Il magazine Esquire ha infatti pubblicato l'articolo della chiacchierata fatta con l'attore e regista di Gran Torino ed il figlio Scott Eastwood, nella quale il primo ha ascritto i toni razzisti della campagna elettorale dell'imprenditore ad una esagerata sensibilità delle masse dei suoi detrattori, ma anche della società contemporanea in genere. Nota a margine: il figlio Scott non è della stessa opinione.

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"Questa generazione di femminucce deve smetterla con queste st.....te sul razzismo di Donald Trump". Secondo l'ottantaseienne Eastwood infatti "Trump ha capito che segretamente tutti noi ormai siamo stanchi di questo politicamente corretto. Viviamo davvero in una generazione di femminucce. Tutti che camminano in punta di piedi. Vediamo continuamente persone che accusano altre di essere razziste e roba del genere. Quando ero giovane io, quelle cose non venivano definite razziste"

Il motivo per cui non voterebbe per l'avversaria democratica Clinton, poi, è che secondo lui Hillary continuerebbe a mantenere lo status quo esistente. "Dovrei scegliere Trump, sai, perché lei ha dichiarato che seguirà il cammino intrapreso da Obama. Sono successe troppe cose assurde da entrambe le parti. Lei ha guadagnato un sacco di grana con la carriera politica. Io ho dato via un sacco di soldi per essere politico".

Eastwood non ha dunque manifestato formalmente il suo sostegno per uno dei due candidati, ma ha sminuito il furore causato dai commenti di Trump sulle origini messicane del giudice Gonzalo Curiel, che ha presieduto le cause federali contro la Trump University: "Sì beh, non doveva dirlo. Insomma, manifestare la propria opinione sul fatto che quel tipo avesse genitori messicani. Ha detto un sacco di cretinate. Ma lo hanno fatto tutti. Da entrambi i lati, solo che tutti, la stampa e la gente stanno sempre a dire 'Ah quello è razzista', e fanno un gran casino su tutto. Ca**o, superatela! È un triste momento storico".

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