Westworld

2016 - ....

Nel labirinto di Westworld - Misteri e soluzioni della serie dell'anno

Cervellotica, raffinata, filosofica. La nuova creatura di casa Nolan è riuscita ad affascinarci già con una prima stagione in grado di sollevare e risolvere una serie di intriganti quesiti. A noi spettatori non resta che perderci in questo intricato labirinto pieno di punti interrogativi.

Westworld: un'immagine della serie della HBO

L'Uomo Vitruviano è ancora tra noi. Non se ne è andato mai. Ha cambiato faccia ma non forma, si è evoluto ma non ha perso il suo enorme valore simbolico. Quell'ingiallita icona della perfezione umana ha superato indenne centinaia di anni, ha rotolato nel suo cerchio lungo i pendii del tempo ed è arrivato dentro un futuro forse vicinissimo. Adesso l'Uomo Vitruviano è diverso ma gli esseri umani lo utilizzano ancora come specchio, perché il Rinascimento è stato stravolto e l'Umanesimo si è imbastardito. Lui non rappresenta più l'uomo ma la sua creatura. È l'emblema di un figlio che emerge da una vasca lattiginosa, il simbolo degli host, mansueti abitanti di una grande ambizione chiamata Westworld, il parco divertimenti travestito da polveroso Far West dove facoltosi clienti possono vivere esperienze libidinose, e fare di questi automi quello che vogliono: cadaveri, amanti, prede, alleati.

Un posto magico o terribile a seconda dei punti di vista, un luogo dove l'essere umano mette a nudo di continuo la sua natura miserabile, la sua predisposizione a fare della "libertà" un vile lasciapassare per atti deplorevoli. Tutt'altro che deprecabili sono, invece, le intenzioni di Jonathan Nolan e Lisa Joy, autori di quella che si è presentata come una delle serie tv più promettenti dell'anno e (permetteteci lo slancio) forse dei nostri nuovi anni Dieci.

Westworld: James Marsden ed Evan Rachel Wood

Westworld è esaltante, promettente prima e soddisfacente dopo, così densa e impregnata di contenuti da poter essere spremuta all'infinito. Dentro questa serie ispirata a Il mondo dei robot di Michael Crichton ci sono richiami alla filosofia, al post-umanesimo cyberpunk, alle meccaniche ludiche, alla metanarrazione, in una sapiente (e furba) via di mezzo tra gli enigmi cervellotici di Lost e gli impatti emotivi de Il trono di spade.

Fuori dal labirinto

Westworld: Ed Harris è Robot Gunslinger

Una fine violenta per un piacere violento. Il finale della prima stagione di Westworld ribalta la frase shakespeariana, e lascia lo spettatore in uno strano limbo. Da una parte c'è la soddisfazione, la sensazione piacevole di un boccata d'aria dopo essere usciti da un labirinto, la pienezza dell'ultimo tassello di un puzzle che va a completare un bellissimo quadro. Dall'altra rimangono porte socchiuse, sorrisi da interpretare, personaggi ancora da comprendere a pieno, scorci di altri mondi che ci tengono ancora legati al meraviglioso e doloroso mondo creato da Arnold e Ford. Un po' come gli host del parco, l'articolo che state per leggere ha una genesi particolare.

Nella prima parte troverete le domande irrisolte, i temi e i dubbi che vorremmo affrontare nella seconda stagione. Nella seconda parte, invece, ritroverete i nostri primi quesiti (scritti dopo aver visto solo le prime due puntate) e le relative risposte. In mezzo a tanti punti interrogativi, una cosa è certa: siamo stati rapiti da questa "attrazione" televisiva che ci ha gettato in un mondo subito affascinante. Pensiamo che Westworld assomigli a Westworld. Nelle ambizioni, nella libertà interpretativa, nel potere immaginifico. Qui dove è tutto è concesso, abbiamo la sensazione di poter pensare in grande, di riconoscerci in questi uomini o in questi automi. Invidieremo la libertà dei primi o tiferemo per la ribellione dei secondi? Ad ognuno la sua scelta. Intanto, con un bel fardello di domande, ci avventuriamo in questa vasta e arida terra brulla di nome Westworld, piena di agguati e di trappole in cui siamo già cascati. Ma non importa. È bello essere "i nuovi arrivati".

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I misteri irrisolti

1. Ford dopo Ford

Westworld: Evan Rachel Wood, James Marsden e Anthony Hopkins in The Bicameral Mind

Se cerchi la perfezione, non la troverai nell'uomo. Se cerchi l'uomo raccontato alla perfezione, lo troverai in Westworld, negli occhi ispirati e assieme disillusi di Robert Ford. Ambiguo e immerso in un eterno chiaroscuro, il fondatore del parco sembra l'incarnazione della più amara e umana consapevolezza. Un destino, quello umano, segnato dall'errore, che trova nel fallimento l'unica via verso l'evoluzione. Sarà per questo che nel meraviglioso finale di Westworld, il coup de théâtre del signor Ford suona come una clamorosa ammissione di colpa, la punizione autoinflitta da un uomo consapevole di aver alimentato nuove prigioni per nuove anime in pena. Così il gesto liberatorio di Ford assume la forma di un pentimento, un grande finale per un grande narratore. Ma è davvero finita per il nostro deus ex machina? Stando alle dichiarazioni di Jonathan Nolan, sì: il vero Ford è morto. Però, per quanto la sua parabola appaia compiuta, coerente, magistrale nella sua scia evolutiva, è davvero difficile non avere sospetti per quell'host in costruzione più volte visto al suo cospetto. C'è un altro disegno per la versione meccanica di Ford?

2. Madre o pedina? La scelta di Maeve

Westworld: Thandie Newton in una scena dell'episodio Chestnut

Non esistono risvegli indolori, e Maeve ne sa qualcosa. Il suo percorso verso l'indipendenza è stato un parto doloroso, fatto di sangue, ferite, incubi, traumi. Un venire al mondo irruento quanto inevitabile. La prostituta costretta a concedere il suo corpo per il piacere altrui, prende il comando dei suoi valori "caratteriali", pretende una revisione del suo software a prescindere dal suo "hardware" esteriore, e si ribella, si sveste del finto Far West per fuggire da "vera donna". Eppure, all'apice del suo piano ordito con sofferenza, Maeve si ferma e torna indietro, guidata dal senso di dovere di una madre affranta. Dov'è la verità? Maeve è stata programmata per scappare e il suo sentimento materno è una vampata di coscienza umana, oppure, al contrario, quell'antefatto legato a sua figlia è l'ultimo ricatto "artificiale" che manda all'aria il suo atto ribellione? E ancora: è stato Ford a programmarla così? Come si inserirà Maeve nel grande quadro rivoltoso preparato dal creatore del parco? Qui abbozziamo una (fantasiosa e folle?) teoria che vedrebbe in Maeve un personaggio fondamentale, in grado di rivoltare letteralmente lo status quo del parco. Infatti il logo di Westworld, sintetizzato in una specie di doppia "W", se ribaltato, si trasforma in due "M". Maeve Millay, appunto.

3. Il senso di Dolores

Westworld: Evan Rachel Wood interpreta Dolores in The Bicameral Mind

A metà strada tra un'Eva perennemente privata del suo Adamo e un'Alice disorientata nel suo stesso labirinto, Dolores è stata l'eletta, l'elemento cardine attraverso cui si è giocata una lunga partita a scacchi tra i sogni di Arnold, i dubbi di Ford e la frustrazione di William (alias Uomo Nero). Dolores è il grilletto di una pistola puntata troppo a lungo, il personaggio chiave attraverso cui l'autocoscienza si compie in maniera veemente e insperata. Così il villain creato per questo immenso gioco western, quel Wyatt il cui nome ha echeggiato come minaccia incombente per tanto tempo, alla fine si è incarnato proprio dentro di lei. L'idea del Male è stata installata nelle sue sinapsi meccaniche, fondendosi alla perfezione nello sguardo improvvisamente glaciale di questo viso angelico. Ora la domanda è: che ruolo avrà la ragazza nella seconda stagione? Forse assisteremo ad un ribaltamento in cui i due "promessi amanti" Dolores e Teddy guideranno la rivolta dei residenti? Sarà lei la bellissima e tremenda nemesi da combattere (o per cui fare il tifo) nei prossimi episodi?

4. Il destino degli smarriti

Westworld: Bern Barnes nell'episodio Contrapasso

Vaste e brulle lande. Immensi panorami rossicci che appaiono bollenti di giorni e gelidi di notte. Westworld è un parco quasi sconfinato in cui più di un personaggio ha smarrito la via. Questa volta i dubbi sono meno cervellotici e più immediati, legati a personaggi minori, ma comunque capaci (chi più, chi meno) di farci interrogare sulla loro sorte. Chi ha rapito Elsie? Che fine è toccata al povero Logan, costretto a vagare nudo verso i confini del parco? Quale sarà il destino di Stubbs, rapito dalla misteriosa comunità di indigeni?

5. Samuraiworld?

C'è un indizio risalente a 43 anni fa. Seguendo questa pista, scopriamo che il binario diretto verso parchi meravigliosi non è uno solo, ma potrebbe biforcarsi verso altre realtà. Nel film Il mondo dei robot, infatti, i parchi a tema erano tre: uno di stampo western, uno medievale e uno ambientato nell'Antica Roma. Forti di questo suggestivo precedente, Nolan e Joy hanno deciso di sollecitare i nostri occhi e i nostro appetiti facendoci scorgere armature e samurai ispirati al Giappone feudale. Nella seconda stagione percorreremo la via della spada? Avremo, infine, due parchi paralleli? Entreremo nel riflessivo mondo di Samuraiworld?

6. Là fuori

Westworld: Thandie Newton in The Bicameral Mind

La nostra sete di verità si è spenta assieme al ripensamento di Maeve. Lei sarebbe stata la guida perfetta per guardare finalmente il mondo vero, la realtà autentica al di fuori di qualsiasi desiderio per ricchi alla ricerca di se stessi, sesso o zuffe da bar. Prima di allora avevamo visto soltanto treni diretti verso Westworld e mai convogli pronti a svelarci il mondo abitato da queste anime (forse) più dannate dei residenti-prigionieri. In che epoca siamo? Siamo nel bel mezzo di un futuro distopico, oppure il signori della Delos vivono i nostri tempi? Cosa ha spinto l'umanità verso questi altrove così estremi?

7. In memoria di Abernathy

Non ce ne voglia questo finalmente ritrovato, immenso Anthony Hopkins, ma nella prima puntata di Westworld c'è qualcuno che per un paio di intensi minuti ha osato persino rubargli la scena. Stiamo parlando di Louis Herthum, l'attore che dà anima, corpo, spasmi e inquietudine al padre di Dolores, Peter Abernathy. Un personaggio interessante, carismatico e, soprattutto, fondamentale per avviare la figlia verso il suo percorso verso la consapevolezza. Il suo comportamento anomalo e la sua minacciosa reazione (sostenuta da shakespeariane parole) lo hanno costretto al ritiro. Stipato nell'enorme parcheggio di residenti ormai inutili a qualsiasi causa, Abernathy, però, viene "salutato" da un ultimo messaggio sussurratogli da Bernard. Un dettaglio che forse non lo è. Vorremmo sinceramente saperne di più.

Le insperate risposte

1. Umano, non umano, oltre umano

Westworld: James Marsden ed Evan Rachel Wood in The Stray

Westworld è molto più di un semplice parco divertimenti. È un raffinato gioco di ruolo, un profondo videogioco open world con tanto di missioni e quest secondarie. Eppure, per quanto questo immenso mondo ci appaia intricato, alla sua base ci sono delle regole semplici: gli ospiti (clienti) di Westworld possono fare quello che vogliono, mentre gli host seguono il binario prestabilito dai loro programmatori. Burattinai e marionette: il gioco è più facile di quello che sembra. Ma i regolamenti sono fatti per essere infanti e le apparenze per essere tradite. Così Westworld gioca prima di tutto con lo spettatore e cerca da subito stranianti affinità tra esseri umani e automi ("I forestieri cercano le stesse cose che cerchiamo noi: un posto dove essere liberi e dare corpo ai nostri sogni. Un posto dalle possibilità illimitate"). Quindi il primo e fondamentale dubbio sollevato dalla serie è più che lecito. Ci sono dei robot tra gli umani che lavorano nei piani di altri del parco? Ci sono umani che fanno parte della messa in scena di Westworld? Bisognerà stare attenti ad ogni dettaglio, ad ogni rumore, ad ogni strano battito di ciglio. Il nostro principale indiziato, per ora, è il Bernard Lowe di Jeffrey Wright che "si esercita" a parlare come fanno gli host.

Ebbene, sì. Era ovvio sin dal principio che una delle "attrazioni del parco" fosse scovare la talpa meccanica nascosta dietro le quinte di Westworld. Concedeteci poi un pizzico di stupida vanagloria nell'aver puntato il dito contro Bernard.

2. Il gatto e il topo

Westworld: Ed Harris minaccia un uomo su una collina

Isaac Asimov è il padre della fantascienza moderna e l'ideatore delle tre leggi sulla robotica. La prima di queste recita: un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno. Un principio sacro anche dalle parti di questo Far West simulato: gli host non possono uccidere i visitatori umani. Al contrario i clienti trovano un sadico piacere nell'ammazzare gli automi che, per questioni di sceneggiatura e di maggior credibilità, sono anche in grado di ammazzarsi tra loro. Finora abbiamo visto gli host tentare inutilmente di ferire gli avventori utilizzando pistole (ricordiamo Teddy che spara più volte, e invano, l'Uomo Nero di Ed Harris), ma questa innocuità vale sempre e comunque? Se un host fuori controllo provasse a strozzare, ferire, annegare un essere umano, riuscirebbe ad ucciderlo? Westworld insiste molto sull'effettiva fisicità dell'esperienza (corpi da aggiustare, espressioni da controllare, etc.) il che rende la violenza un tema fondamentale.

Anche in questo caso abbiamo avuto risposta. Se, infatti, i proiettili non sono in grado di uccidere gli ospiti (solo di ferirli in maniera superficiale, semmai), qualsiasi altro tipo di contatto fisico potrebbe essere assolutamente letale. I residenti, però, devono rispondere e obbedire a dei comandi vocali che li dovrebbero rendere innocui per i visitatori di Westworld.

3. Creazioni o copie?

Westworld: Thandie Newton in un'immagine della serie

Soffermiamoci ancora per un attimo su queste affascinanti creature. Come nascono gli host? Da dove provengono le loro fattezze? Si tratta di creazioni originali o di copie ispirate ad individui reali? È difficile escludere una forte impronta personale nel mondo di Westworld, con il deus ex machina Robert Ford che forse ha plasmato quella la realtà con i suoi traumi più che con i suoi sogni (ne parleremo tra poco). Non è un caso che il bambino incontrato nella seconda puntata ci sia sembrato lui da piccolo. E non escludiamo nemmeno che Dolores, la prima creazione (la sua Eva), possa essere un vecchio amore o una figlia perduta ricreata per vivere esperienze forse mai vissute nella realtà.

Quesito risolto solo in parte. Quando assistiamo alla creazione delle nuove narrazioni di Westworld, capiamo che molti personaggi sono creati ex novo, con sembianze coerenti con le linee narrative che andranno ad affrontare. Nemici dal naso aquilino, prostitute avvenenti, padri dal volto rassicurante. Nel caso di Bernard, invece, ci troviamo davanti ad una vera e propria copia di Arnold. Per noi la questione Dolores rimane ancora aperta...

Leggi anche: Westworld, la recensione del primo episodio - Un nuovo benvenuto e un atroce risveglio

4. La scintilla della rivolta

Westworld: Thandie Newton durante una scena dell'episodio Chestnut

"Per mano meccanica ed estremamente sudicia io avrà una tale vendetta di voi. Di voi due. Le cose che farò quali sono non lo so ancora, ma saranno il terrore della terra". Le veementi parole di Peter (l'host padre di Dolores) incarnano uno dei temi fondamentali della serie: la ribellione delle creature nei confronti dei loro creatori. Un grande classico, vero, ma questa volta ci possiamo addentrare nelle cause di questa scintilla ribelle. Va quindi capito da dove scaturisca questo errore nel sistema. È qualcosa che nasce nella consapevolezza elettronica degli host sempre più coscienti di se stessi e del mondo in cui vivono? Difficile sia così facile. Sicuramente gli aggiornamenti di Ford sono i principali indiziati. Il creatore di Westworld vuole sfidare se stesso, sa che l'evoluzione passa dell'errore e si spinge sempre oltre, infatti i suoi update rendono gli automi sempre più simili agli essere umani. Pensiamo alle "ricordanze" che attribuiscono agli host nuove classi di gesti, ma soprattutto la possibilità di legare ricordi ed emozioni. Ma la miccia potrebbe essere accesa anche all'esterno delle anime cibernetiche con degli oggetti che interferiscono. Infatti il "fuori copione" che manda in tilt Peter è una dissonante fotografia lasciata (appositamente?) in quel di Westworld. Chi l'ha messa lì? E perché? E da dove nasce il potere "virale" della citazione shakespeariana "queste gioie violente hanno fine violente"?

Quella della foto è stato un abile depistaggio, infatti tutto parte dagli aggiornamenti fortemente voluti da Ford. Il piano corale ordito da uno dei padri fondatori di Westworld basa le sue fondamenta sulle ricordanze, ovvero installando nei residenti la capacità di ricordare. Così come l'evoluzione passa dell'errore, la scintilla della rivolta passa dal trauma. Gli host ricordano il loro dolore, hanno memoria del loro vissuto, e da qui iniziano a costruire una propria coscienza. Un'atroce consapevolezza che, come per gli esseri umani, rende finalmente liberi.

5. L'ombra dell'uomo nero

Westworld: scena dell'episodio Chestnut con il misterioso Uomo in Nero

Un'ombra inarrestabile si aggira per Westworld. Ha il volto segnato, uno sguardo glaciale e la fisionomia aspra di Ed Harris, l'attore perfetto per questo spietato Uomo Nero dall'incedere inarrestabile. Se lui sembra avere le idee chiarissime, noi ci stiamo scervellando su chi diavolo sia costui. Sembrerebbe un vecchio giocatore esperto, il tipico hardcore gamer stanco di avere vita facile e voglioso di nuove sfide. Di Westworld sembra conoscere tutto e tutti, muovendosi con una disinvoltura invidiabile, ma è ormai chiaro che il nerovestito voglia andare alla radice di questo mondo (ed estirparla?). Seminando scalpi e pallottole, l'Uomo Nero vuole forse smettere di essere giocatore e capire chi ci sia dietro il regolamento o forse riprogrammare gli host alterandone il QR Code presente sotto il cuoio capelluto. Un'interessante teoria apparsa on line azzarda che il personaggio di Harris non sia altro che William, il giocatore novizio entrato in Westworld all'inizio del secondo episodio. Col tempo l'uomo avrebbe quindi perso la sua apparente bontà d'animo (il suo cappello bianco diventa poi nero) trasformandosi in un individuo ostile. Oppure potrebbe trattarsi semplicemente (molto più banalmente) di un host ribelle che vuole rivoltare il sistema dal suo interno. In ogni caso per noi questo inquietante individuo è già l'icona carismatica dello show.

Anche in questo caso il legame tra William e l'Uomo Nero è stato presto svelato. Adesso sappiamo anche che il vecchio brav'uomo è persino uno dei soci di maggioranza della Delos, azienda proprietaria di Westworld. Per fare carriera è stato molto utile mandare quel burlone del cognato ad esplorare il parco tutto nudo. A cavallo, ovviamente.

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Westworld: un momento dell'episodio Chestnut con Jimmi Simpson

6. In Westworld esiste il tempo?

Questa connessione tra l'Uomo Nero e William fa emergere un interrogativo fondamentale: in Westworld esiste il concetto di tempo? I suoi abitanti (siano essi giocatori o pedine) sono soggetti allo scorrere delle lancette? Alcuni indizi fanno propendere per il sì, perché in effetti ci sono delle sequenze che, se comparate, mostrerebbero un evidente effetto del passare degli anni (saloni, treni e ambienti più logori). D'altro canto, però, tutto il sistema dell'enorme attrazione si basa sul concetto di ripetizione, di vissuti reiterati e su giorni tutti uguali (almeno per gli host) che si rincorrono ciclicamente.

Esiste eccome. I piani temporali sarebbero anche più di due, forse tre, o persino quattro. La costante è, come detto, Dolores. La nostra guida ci conduce dagli albori del parco (prima e durante l'incidente avvenuto 30 anni prima della linea narrativa ambientata nel presente) sino agli eventi che la vedono braccata da un William irriconoscibile.

7. I livelli e il labirinto

Westworld: Ed Harris in una scena della serie

Rimaniamo legati alle misteriose gesta del nostro Uomo Nero e interroghiamoci sulla dimensione spaziale di Westworld. Visto che quella del gioco è più che una metafora ma un dato di fatto (è in tutto e per tutto un gioco di ruolo dal vivo), il parco è organizzato in livelli, ognuno con una sua precisa ambientazione e, forse, con un suo grado di difficoltà. Per adesso abbiamo visto soltanto i caseggiati e le locande di un villaggio, ma pare che fuori città, nella vaste lande desertiche, il livello della sfida di alzi notevolmente. E non va dimenticato "il labirinto" ovvero la meta tanto agognata dall'Uomo Nero. Dove conduce? È il livello finale? Chi o cosa pensa di trovare lì? Ci è già stato oppure no? Insomma, il pubblico è invitato: benvenuti in quel labirinto chiamato Westworld.

Questo è senza dubbio il colpo di scena più bello della serie. Sì, perché il tanto agognato labirinto non è un luogo fisico pensato per gli uomini, ma una dimensione cerebrale tutta dedicata ai residenti. La forma del codice era l'indizio principale di questo percorso privato che, tra dolore ed empatia, porta all'autocoscienza.

8. 30 anni fa

Westworld: Anthony Hopkins e Jeffrey Wiright in una scena della serie tv

Quando le cose iniziano ad incrinarsi, ovvero quando alcuni host presentano alcune anomalie, la cosa riporta alla mente alcuni problemi vecchi di trent'anni. Era infatti da tre decenni che Westworld non era intaccato da bug e fastidiosi glitch, ed è da tre decenni che l'Uomo Nero si aggira nel parco. Quindi cosa è successo trent'anni fa? Qual è l'incidente a cui si fa riferimento? Un'altra interessante teoria propone un curioso legame con il film Il mondo dei robot. Per cui l'errore di sistema citato nella serie sarebbe quello visto nella pellicola del 1973. Certo, gli anni sarebbero 43, ma sicuramente in questo caso ci si riferisce al tempo trascorso all'interno di Westworld.

L'incidente a cui si fa spesso riferimento è la carneficina operata da Dolores che, infine, si conclude con l'uccisione di Arnold.

9. Che cos'è davvero Westworld? Chi è Ford?

Westworld: Anthony Hopkins nell'episodio The Stray

Due domande in una (e che domande) perché sembra ormai chiaro che questo mondo non è che l'emanazione delle volontà del suo visionario creatore. Qui vale la pena tornare al concetto di livelli, o meglio, di chiavi di lettura, di strati di senso. Abbiamo detto che Westworld è chiaramente un parco divertimenti che vende un'esperienza sovrapponibile a quella di un (video)gioco di ruolo. Ma chi sono i suoi clienti? Qual è il contesto sociale in cui è nato questo parco? E se Westworld fosse un'infinita seconda occasione fornita a persone unite da esperienze comuni? Oppure sarebbe meglio restringere il cerchio ed evitare di gettare lo sguardo troppo lontano. Forse sarebbe meglio focalizzarci soltanto su questo enigmatico Ford. Un uomo che appare segnato dalla sua esperienza, incapace di sorridere, sorprendersi, ma con la voglia di sfidare ancora le possibilità umane. In lui sembra esserci risentimento ma anche ambizione. In lui convivono la frustrazione del disilluso e il guizzo del sognatore. Che tutto questo sia solo un mo(n)do per affrontare i suoi demoni? Magari con Ford unico uomo tra migliaia di robot...

Questa è forse la domanda più sospesa tra quelle che ci siamo posti dopo due puntate. Ford è un personaggio enigmatico di cui vorremmo esplorare le radici, conoscere ogni meandro di vissuto. Lo stesso, come accennato poco fa, vale per il parco. Sappiamo a cosa serve, ma ammettiamo di avvertire nell'aria molto non detto.

10. Tutto il peso di un ronzio

Chiudiamo la nostra sfilza di punti interrogativi con una piccola piccolezza. E lo facciamo soprattutto perché nei titoli di testa capeggia quel "Nolan" capace di tenere desta la nostra attenzione soprattutto davanti ai dettagli apparentemente più insignificanti. Memori di trottole, fotografie, tatuaggi, diari, siamo stati colpiti da quelle mosche che nell'episodio pilota si posavano negli occhi e i suoi volti degli host. Inizialmente l'insetto non arrecava alcun fastidio agli automi, almeno sino a quel meraviglioso schiaffo finale di Evan Rachel Wood. Un gesto banale che si sovraccarica di un significato potentissimo. E allora quelle mosche potrebbero persino essere dei micro test che mettono alla prova "la consapevolezza" dei robot. Delle micro-spie che fungono da rilevatori. Per adesso oltre al rumore di quello schiaffo ne sentiamo uno ancora più forte. Quello dei nostri applausi davanti a questa serie potenzialmente meravigliosa.

Le nostre care mosche non sono state dimenticate. Infatti, dopo essere apparse nel pilot ed essere state nominate nel terzo episodio ("abbiamo un problema con le mosche"), sono tornate di gran carriera anche nella puntata finale, andando a "benedire" anche il violento risveglio di Armistice. Tutto tranne che una volante casualità.

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