Tutto in Mostra per Tinto Brass

Abbiamo incontrato in esclusiva il maestro dell'eros all'italiana sbarcato al Lido insieme al cast del suo ultimo lavoro Hotel Coubret, presentato alla 66ma Mostra del Cinema di Venezia in occasione di una piccola retrospettiva che sa di riabilitazione...

A quarantadue anni da Nerosubianco, il film che gli è valso la 'scomunica' che l'ha bandito dalla Mostra d'Arte Cinematografica di Venezia, Tinto Brass viene riabilitato con una mini-retrospettiva dedicata al suo lavoro di cineasta dagl inizi sperimentali ad oggi. Messi a confronto in questo omaggio dedicato al regista suoi vecchissimi lavori come i primi cortometraggi in bianco e nero commissionati a Brass da Umberto Eco per la Triennale del 1964 intitolati Tempo Lavorativo e Tempo Libero con i film che fecero scandalo come il viaggio psichedelico di Nerosubianco, un collage realizzato con un forte spirito rivoluzionario di immagini, musica e immagini di repertorio che racconta in maniera naif e un po' provocatoria la liberazione sessuale di una donna italiana a Londra. Questo suo grido di libertà contro l'ipocrisia politica, morale, religiosa e anche sessuale di quell'epoca arrivo in Mostra nel 1967 quando a dirigerla c'era Luigi Chiarini, che lo aveva voluto fortemente. Poi ci fu un cambio di vertici e per Brass si chiusero tutte le porte del festival, che peraltro si tiene nella sua città natale. Ma il Tinto che tutti conoscono è forse quello che si vede nel suo ultimo lavoro Hotel Courbet, il cortometraggio di 18 minuti che il maestro veneziano ha presentato in un'anteprima esclusiva qui a Venezia nella sezione Questi Fantasmi. Protagonista del film (realizzato per Sky che poi però si è tirata indietro e ha rinunciato alla trasmissione), come degli altri due corti che con esso andranno a comporre una trilogia che Brass pubblicherà in DVD, l'attrice calabrese Caterina Varzi, psichiatra-avvocato entrata in contatto con Brass in maniera del tutto casuale.
Perchè Hotel Courbet? Perchè il film è un omaggio ad un quadro di Gustave Courbet intitolato L'origine du monde, che raffigura il sesso femminile, un quadro criticato e tenuto sequestrato finchè Picasso non lo ripescò dall'oblio con un'affermazione: "L'arte non è mai casta. Se è casta allora non è arte".

Ci racconta qualcosa in più di questo suo nuovo cortometraggio presentato nella mini-retrospettiva a lei dedicata? Tinto Brass: Hotel Courbet è un mini-melò di 18 minuti è il primo di una trilogia di
cortometraggi che farà parte di un dvd la cui copertina raffigurerà un mappamondo e un culo di donna. Si intitolerà Il meraviglioso mondo di Tinto Brass. Il secondo e il terzo saranno rispettivamente Eia eia alalà!, un corto su D'Annunzio e sulla sua mania segreta di recitare versi di poesie a distanza ravvicinata davanti sesso femminile delle sue amanti, mentre il terzo si intitolerà Coiffeur pour dames, e sarà dedicato a quesi bizzarri artisti che pettinano e rasano il sesso femminile nelle forme più variegate.

E' nato quindi un sodalizio con la sua nuova musa... Tinto Brass: Già, almeno finchè non mi rinnegherà anche lei come hanno fatto tutte le mie attrici in passato. Anche se lei mi ha già annunciato che dovessimo litigare non mi rinnegherà mai, al massimo mi manderà a quel paese. E' una tosta, ha carattere, ce la vedo a fare una cosa del genere.

Caterina Varzì in una immagine di Hotel Courbet, diretto da Tinto Brass.
Come ha incontrato Tinto Brass per la prima volta? Caterina Varzi: L'ho incontrato nella mia veste di avvocato, all'epoca lavoravo per una società di produzione decisa a realizzare un documentario su di lui, in maniera particolare su come Tinto Brass era riuscito a difendersi dall'accusa di atti osceni. fu allora che lessi le sue memorie a proposito di quel caso e devo dire che mi aiutarono moltissimo a riflettere sugli aspetti tecnici della sua percezione estetica.

Ha accettato subito la proposta di fare un film con lui? Caterina Varzi: Quando mi ha proposto di lavorare per lui in Hotel Coubert non ho avuto dubbi, avevo voglia di vivere un'esperienza unica al suo fianco, un cammino che mi avrebbe consentito di scavare ancora più a fondo nella sua arte e di immergermi nel favoloso mondo di Tinto.

Hotel Coubert è un film sì molto vigoroso e potente ma anche piuttosto malinconico, quasi crepuscolare. Non proprio in linea con la vena brillante e frizzante che di solito caratterizza i suoi lavori... Tinto Brass: è stata lei, Caterina, a limarne alcuni aspetti, ad alleggerire i miei eccessi, a pervadere il film con la sua vena malinconica, a trasformare il film in un'analisi sociologica sulla solitudine della donna. E' tutta farina del suo sacco.

Tutte le musiche scelte per il film sono di donne, è sembrato come se dividessero il film in più atti... Caterina Varzi: Quel che ha fatto Tinto in questo film è insistere sul linguaggio del corpo ma non nel senso più stretto del termine, ha agito in questo senso anche con le musiche che vanno a sottolineare stati d'animo diversi che attraversano il corpo. C'è euforia ma anche tanta nostalgia, che a mio avviso è il tema portante della storia. C'è sì il piacere di ricordare e di tornare con la mente e il corpo a quei giorni felici, ma anche la malinconia per ciò chesi è perduto.

Signor Brass, ha veramente in cantiere un film intitolato Grazie Papi su Berlusconi e sulle sue 'avventure' da uomo di potere? Tinto Brass: Certo, il progetto c'è da tempo ma i produttori si sono tutti tirati indietro, le orge tra politici e veline, il legame tra potere e sesso sono pane per i miei denti, l'avrei trattato con tono farsesco non ne avrei fatto un film di denuncia. Come dico sempre io non basta un bel culo a far carriera se non c'è una mano importante a spngerlo avanti.

Lei è da sempre considerato un violentatore del cinema, uno sperimentatore, uno che non si ferma davanti a niente. Cosa potrebbe voler dire per lei oggi sperimentare? Che mezzi userebbe? Tinto Brass: Ovvio, il 3D, per me potrebbe essere una novità importante anche nel genere di film che piacciono a me. Non solo a fantascienza, horror o cartoni, è ora di pensare all'applicazione del 3D anche nei film erotici. Sarebbe sicuramente un nuovo modo per stupire e provocare il pubblico con immagini e stili ancora diversi. Non ci scordiamo poi che è una tecnica che rende moltissimo a livello economico, i film in 3D che escono in sala fanno sempre il tutto esaurito.

Caterina Varzì è l'interprete del corto erotico Hotel Courbet, diretto da Tinto Brass.
Negli anni lei ci ha fatto veder sempre un'immagine molto divertita e scanzonata, quasi di menefreghismo nei confronti del grande cinema che conta, le bruciava un po' il fatto di non essere chiamato nei grandi festival oppure non le è importato poi troppo? Tinto Brass: Devo essere sincero, non mi è mai dispiaciuto troppo di non essere considerato sulle passerelle importanti, mi sembrava solo assurdo che non si tenesse in considerazione il mio lavoro di cineasta nella sua globalità. Gliene ho sempre dette di tutti i colori, sia agli organizzatori che alla Mostra in generale, li ho chiamati 'i becchini' e ho definito più volte la kermesse come un festival in un camposanto per via della sua chiusura nei confronti delle provocazioni. Non aveva senso secondo me nutrire dei pregiudizi nei miei confronti solo perchè trattavo di erotismo. Il mio è un cinema senza sensi di colpa, fatto di trasgressione e di liberazione. Penso di meritarmi questa riabilitazione tutto sommato.

Nonostante in molti la considerino un misogino è palese che dietro al suo cinema e al suo successo ci sia sempre stata una donna... Tinto Brass: Si, mia moglie, una donna che per me è stata sempre una complice, mi stimolava, faceva in modo che non mi fermassi mai, lei era veramente la mia metà e quando è morta mi sono sentito dimezzato, sessualmente e mentalmente. Tra noi c'era un'intesa straordinaria sotto tutti i punti di vista, lei era il parafulmine della mia vita, il motore della mia arte e del mio lavoro, il calore della mia eccitazione, il fiammifero della mia lussuria.

C'è un film che avrebbe voluto fare ma che per qualche motivo non ha mai potuto realizzare? Tinto Brass: Si, Borgia. Con la "B" in rosso e "orgia" in giallo. Un film che nessuno mi vuole far fare, quando finalmente lo realizzerò potrò ritenermi soddisfatto della mia carriera e mi sentirò veramente un cineasta completo e appagato.

A proposito di famiglie, l'attore che nel film recita nella parte dell'amante francese perduto è in realtà il fratello dell'attrice protagonista. Piuttosto insolita come scelta, ce la può spiegare? Tinto Brass: E' una scelta nata dalla mia lucida follia, volevo solo aggiungere un pizzico di provocazione in più.

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