The Walking Dead

2010 - ....

The Walking Dead 7 nell'ombra di Negan: lo strazio di Daryl e la coscienza di Dwight

La parentesi di serenità nel Regno dell'episodio precedente è già archiviata: La cella è uno degli episodi più angoscianti dell'intero corso di The Walking Dead, ci mostra un Daryl ormai arresosi ai suoi carcerieri mettendo al cuore dell'azione il suo doppio, traditore e tormentatore Dwight.

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Ve l'avevamo detto che la speranza e la serenità della settimana scorsa avrebbero avuto vita breve, vero? E infatti questo La cella che ci porta, per la prima volta, direttamente nel regno di Negan è probabilmente tra gli episodi più cupi e angoscianti di tutto The Walking Dead, anche perché dei "nostri protagonisti" ci mostra soltanto Daryl e continua invece (momentaneamente) a negarci quello che sta succedendo a Rick e al resto del gruppo colpito dalla furia del capo dei Saviors. Una scelta che ovviamente non andrà giù a molti fan ma che, se non altro, continua a dimostrare il coraggio degli autori che non si tirano mai indietro quando si tratta di fare scelte controverse.

A differenza però di quanto era stato fatto la scorsa stagione con l'episodio monografico su Morgan, qui l'insistenza su Daryl non serve a dirci di più sul suo personaggio e nemmeno a mostrarci le sue azioni e il suo eroismo: al contrario, la presenza di Daryl, qui prigioniero torturato dai Saviors e tormentato dal rimorso di quanto accaduto a Glenn, serve più che altro come scusa per raccontarci di Negan, dei suoi uomini e del suo sistema. E serve anche a mostrarci Dwight (il convincente Austin Amelio) sotto una nuova luce e a lasciarci intuire (o forse illudere) che sarà proprio la sua coscienza e la suo volontà di vendicarsi e ribellarsi ad offrire una qualche chance agli abitanti di Alexandria.

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Ma come già detto di speranza in questo episodio non vi è traccia, così come del Daryl che abbiamo imparato a conoscere e amare in questi anni: chiuso in una cella e spogliato dei vestiti, il braccio destro di Rick è tenuto sveglio da una canzone ripetuta all'infinito (l'inedita Easy Street dei Collapsible Hearts Club, se proprio ci tenete a risentirla. Daryl ringrazia ma cortesemente rifiuta) e costretto a mangiare sandwich ripieni di cibo per cani. A Dwight è affidato il compito di trasformarlo, di convertire anche lui al culto di Negan com'è stato in precedenza per altri, ma nulla sembra funzionare fino a che non emerge il senso di colpa per quanto accaduto nella premiere di stagione, quando la reazione di Daryl per la brutale uccisione di Abraham è costata la vita anche a Glenn. A quel punto la musica cambia - letteralmente, si passa alla splendida e struggente Crying di Roy Orbison - e qualcosa, forse, cambia anche in Daryl che finalmente scoppia a piangere.

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O forse no, perché quel cambiamento avvenuto ad un certo punto allo stesso Dwight non può avere lo stesso effetto su qualcuno che ormai non ha più nulla da perdere. E più nulla per cui lottare, nemmeno la propria dignità. Sappiamo che Dwight ha fatto quello che ha fatto per amore della sua ex moglie, la bella Sherry (Christine Evangelista), e che entrambi in un momento di ritrovata intimità, e forse anche sollievo, ammettono a loro stessi che in fondo tutto questo è comunque meglio che essere morti. Ma Dwight non sembra trovare queste stesso conforto in Daryl e nemmeno nel vecchio amico che è costretto ad uccidere, su sua stessa richiesta, pur di non riportarlo a Negan e costringerlo a sottomettersi. Dwight si interroga, si confronta con gli altri e in loro trova il coraggio che a lui finora è mancato. Non è un caso però che Dwight utilizzi la moto e la balestra del suo prigioniero: ci sono analogie tra i due personaggi che è impossibile non notare e che, probabilmente, saranno importanti per futuro. (È bene ricordare che, al contrario di Dwight, Daryl nel fumetto non esiste).

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Dwight non è Negan, non lo è stato prima (e infatti era fuggito) e non lo sarà mai. Lo stesso Negan lo capisce quando si sente rifiutare il premio che gli voleva elargire. Eppure quello che quest'uomo affascinante ma letale è riuscito a creare è qualcosa che non può che suscitare paura quanta venerazione, soprattutto quando sembra mettere da parte quella brutalità e quella violenza con cui ci era stato introdotto ma che in realtà sono solo una parte di quello che è in grado di fare. Negan non è un folle, ma un approfittatore e un manipolatore, un dittatore in tutto e per tutto, che sa come tenere a bada sia amici che nemici e sa come riuscire ad essere sempre un passo davanti a tutti. Il che lo rende il nemico più pericoloso che Rick abbia mai incontrato e rende Jeffrey Dean Morgan adesso uno degli attori più affascinanti e, perché no, fortunati del piccolo schermo.

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Eppure Negan l'abbiamo appena incontrato e la sua influenza sulla serie e sul destino dei nostri protagonisti è appena cominciato. Cosa succederà, per esempio, quando i Saviors giungeranno ad Alexandria? Quando Negan incrocerà di nuovo lo sguardo di Rick? Quando personaggi che finora hanno solo sentito orribili racconti sul suo conto se lo troveranno davanti in carne ed ossa? Lo scopriremo nel prossimo episodio, dal titolo piuttosto significativo Al tuo servizio (Service), che durerà quasi 30 minuti più del solito e che già dalle anticipazioni promette scintille.
Ci leggiamo la settimana prossima, anzi, meglio ancora, ne parleremo insieme subito dopo la fine dell'episodio: dalla redazione di Movieplayer.it commenteremo l'episodio 4 anche in diretta streaming, subito dopo la messa in onda su Fox. Vi aspettiamo!

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Luca Liguori
Redattore
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