The Americans

2013 - ....

The Americans: il commento al finale della stagione 4, fra colpi di scena e cliffhanger

Una delle serie più acclamate della TV statunitense ha chiuso la sua quarta stagione con la fine sconvolgente di un personaggio e una minaccia sempre più pressante per i Jennings, messi di fronte a una scelta fatidica: la nostra recensione di Persona Non Grata, l'episodio finale della stagione 4 di The Americans.

I'm back in the USSR / You don't know how lucky you are, boy

The Americans

2013 - .... – Drammatico
4.0 4.0

Solo quelle - pochissime - serie nella stessa categoria di The Americans, prodotti più slegati dal concetto di fan service e intenzionati invece a seguire una linea narrativa ben precisa, avrebbero potuto concedersi un finale di stagione come Persona Non Grata. Un episodio per certi versi atipico, quello andato in onda l'8 giugno su Showtime, a conclusione di una quarta stagione che ha riconfermato, per il quarto anno consecutivo, i livelli altissimi della spy story firmata da Joe Weisberg e Joel Fields (unitosi a Weisberg in qualità di showrunner e di co-autore).

The Americans: Keri Russel in un immagine di scena dell'episodio Persona non grata

Del resto, con la libertà dalla 'mannaia' delle cancellazioni estive e con la sicurezza di avere altre due stagioni di fronte a sé (Showtime infatti ha rinnovato la serie fino al 2018), Joe Weisberg ha potuto realizzare un finale che costituisse soprattutto un ideale 'ponte' verso la quinta stagione. Un finale in parte sotto le righe, ma caratterizzato pure da momenti di assoluta drammaticità e da un importante cliffhanger per le sorti della famiglia Jennings, costretta a considerare una possibilità inattesa quanto scioccante: fare ritorno in Unione Sovietica.

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Il morbo di Acheo

The Americans: un immagine tratta dalla quarta stagione

Con Persona Non Grata si chiude una delle principali storyline della quarta stagione: la morva, la pericolosissima malattia infettiva che nell'Iliade Omero aveva definito come "il morbo di Acheo". Non solo un semplice MacGuffin utile a far scorrere la trama, ma una minaccia terribilmente concreta, rappresentata dalla fiala letale contenente il batterio della morva che, negli episodi Experimental Prototype City of Tomorrow e Chloramphenicol (rispettivamente il terzo e il quarto), ci aveva regalato alcuni fra i picchi di tensione dell'intera stagione, con i protagonisti alle prese con il dubbio di essere stati colpiti dal contagio. La paranoia, l'incubo di un'apocalisse imminente sono stati del resto i leitmotiv di questa quarta stagione: l'idea che la 'normalità' dell'esistenza possa essere spazzata via da un fenomeno tragico ed incontrollabile, come suggerito anche dalla messa in onda del disaster movie sullo spauracchio nucleare The Day After - Il giorno dopo (il film televisivo più visto di sempre) nella puntata The Day After.

The Americans: Dylan Baker in un immagine della quarta stagione

In Persona Non Grata, la parabola di William Crandall (Dylan Baker), il biochimico affiliato al KGB, giunge al termine. Braccato da Stan Beeman (Noah Emmerich) e da altri agenti dell'FBI, Crandall salta l'appuntamento con Philip Jennings (Matthew Rhys) e, in procinto di essere arrestato, decide di compiere un estremo sacrificio: distrugge la fiala della morva iniettandosi il morbo nelle vene e condannandosi a una fine atroce. Le sequenze in ospedale, con Crandall agonizzante sotto gli sguardi impotenti di Stan e dei suoi colleghi, sono fra le scene di maggior pathos della stagione: mentre aspetta che i propri organi scivolino via da ogni orefizio del suo corpo (l'agghiacciante profezia di Crandall, cupamente ironica), l'uomo si abbandona a uno struggente monologo sulla missione a cui ha dedicato tutta la vita. "Era eccitante all'inizio, come tutte le novità. Avevo una missione ed ero invisibile. Mi faceva sentire speciale... come se fossi la star di un film su me stesso. Poi, con il tempo, ciò che lo rendeva speciale, che mi rendeva speciale, i miei poteri segreti... divennero una maledizione. Ero solo, isolato."

"The absence of intimacy"

The Americans: Holly Taylor in un immagine appartenente alla quarta stagione

Il baratro della solitudine, l'assenza di intimità: l'inevitabile contropartita della vocazione ad "essere speciali" di cui parla Crandall, in preda alla sofferenza, nei suoi ultimi istanti prima della fine. Personaggio ambiguo e sfuggente, il biochimico alleato dell'Unione Sovietica è il cuore del vertice emotivo dell'episodio, anche in virtù della prova di un eccellente Dylan Baker. In che modo essere al servizio di una causa può portare a fare terra bruciata attorno a sé, a far inaridire la propria anima? È la dolorosa domanda di Crandall, in punto di morte, ma è anche la maledizione che grava sulla famiglia Jennings e sugli altri personaggi impegnati in una rischiosa doppia vita: essere i custodi di un segreto inconfessabile, i guerrieri silenziosi che combattono sotto mentite spoglie in terra straniera, uccide qualunque speranza di un reale, sincero contatto umano. Si tratta della stessa sorte a cui potrebbe essere votata Paige (Holly Taylor), sempre più legata alla causa dei suoi genitori e via via più consapevole di quante responsabilità essa comporti.

The Americans: Matthew Rhys e Keri Russel in un immagine della stagione 4

In questa prospettiva, l'affetto e l'attrazione della ragazza per Matthew (Daniel Flaherty), il figlio adolescente del vicino di casa Stan, possono essere considerati autentici o risentono della situazione dei Jennings? Dopo il loro bacio nella precedente puntata i due ragazzi continuano a manifestare un reciproco interesse, che tuttavia suscita la preoccupazione di Philip. Sia lui che Elizabeth (Keri Russell), del resto, nel corso della stagione hanno perso qualcuno a cui tenevano molto: Philip ha dovuto dire addio alla sua informatrice - e falsa moglie - Martha Hanson (Alison Wright), fatta oggetto dei sospetti dell'FBI e spedita in fretta e furia in Russia, mentre Elizabeth ha dovuto troncare all'improvviso ogni contatto con Young Hee (Ruthie Ann Miles), la sola amica che avesse avuto da moltissimo tempo, allo scopo di raggiungere l'obiettivo affidatole. L'angoscia della solitudine, del resto, trapela dalle ultime parole di William Crandall, che subito prima dell'abbraccio della "signora in nero" si lascia sfuggire indizi inequivocabili sulla natura delle spie del KGB: una coppia felice con un paio di figli, vale a dire la perfetta incarnazione del Sogno Americano.

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Il richiamo della Madre Russia

The Americans: Keri Russel, Holly Taylor e Matthew Rhys in un immagine della quarta stagione

Se già Martha si era trovata a dover abbandonare da un giorno all'altro tutto ciò che aveva, la sua famiglia e la sua stessa identità per sfuggire alla "caccia alla talpa" nell'FBI, finendo a bordo di un aereo per Mosca (la splendida doppietta delle puntate centrali della stagione, The Rat e Travel Agents), Persona Non Grata segna la partenza per la Russia di altri due volti storici di The Americans: Arkady Ivanovich (Lev Gorn), leader della Rezidentura presso l'Ambasciata sovietica, riceve dall'FBI l'ordine di lasciare gli Stati Uniti in seguito alla scoperta dell'arma biochimica in possesso di William Crandall, mentre Oleg Igorevich Burov (Costa Ronin), ufficiale del KGB e informatore di Stan, decide di tornare in patria per stare accanto alla madre. Ma l'ipotesi di un ritorno in Russia si profila anche per Philip ed Elizabeth, allertati dal loro supervisore Gabriel (l'eccelso Frank Langella) della spada di Damocle che incombe su di loro in seguito alla cattura di Crandall. "Il vostro lavoro non sarebbe stato per sempre", è la frase pronunciata da Gabriel mentre i coniugi Jennings si trovano di fronte alla scelta più difficile che abbiano mai dovuto prendere.

The Americans: un immagine di scena della quarta stagione
The Americans: un immagine appartenente all'episodio Persona non grata

E benché in Persona Non Grata Philip ed Elizabeth rimangano lontani dall'azione vera e propria, l'incubo di un'esistenza sul punto di sgretolarsi non è mai parso tanto vicino: l'immagine di Philip e Paige che rientrano in casa nel buio della sera, con l'ampia inquadratura della facciata (un'immagine implicitamente minacciosa: si pensi al filone sulle case infestate nel cinema horror degli anni Ottanta) mentre Elizabeth li osserva da una finestra del primo piano, sintetizza alla perfezione l'inquietudine di questi contraddittori antieroi della porta accanto. Naturalmente, l'attesa di altre due stagioni ci induce a credere che i Jennings resteranno a Washington D.C., mentre l'episodio finale ha introdotto un nuovo, importante personaggio: Semenov Mikhail, alias Mischa (Alex Ozerov), il "figlio segreto" di Philip, giovane soldato sovietico impegnato nel conflitto in Afghanistan e appena rilasciato dall'istituto di igiene mentale in cui era stato rinchiuso per la sua opposizione al regime. Un'altra incognita per il fragile equilibrio della famiglia Jennings... un'incognita il cui effetto potrebbe rivelarsi potenzialmente devastante (e francamente non vediamo l'ora di scoprirlo).

The Americans: il commento al finale della...
Stefano Lo Verme
Redattore
4.0 4.0
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